Sentenza: non c’è aggravante per crudeltà per chi ha ucciso moglie e suocera a martellate!

Uccise moglie e suocera a martellate. Cassazione: “No aggravante di crudeltà”
Il 2 agosto 2008 Lucia Muro venne massacrata dal marito insieme alla madre. Sposata da poco più di due mesi era tornata a casa dei genitori perché vittima di pestaggi da parte del coniuge. La Suprema corte ha accolto il ricorso dell’imputato perché in questo caso le colpì “solo” per uccidere

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#82 – Donna trovata morta e carbonizzata: fermato il marito!

L’AMANTE ACCUSA SALVATORE SAVALLI PET L’OMICIDIO DELLA MOGLIE
Trapani, l’amante sul luogo del delitto
«Lui l’ha massacrata a colpi di vanga»
I figli parlano di «un uomo violento, un giorno ci ha portato in casa quella donna»

L’amante avrebbe assistito al delitto a colpi di vanga, a termine di una lite per futili motivi. Emergono nuovi sconcertanti particolari sul delitto di Maria Anastasi massacrata mercoledì scorso dal marito Salvatore Savalli fermato dopo che aveva denunciato la scomparsa della moglie. Ad inchiodarlo anche la testimonianze dei figli che lo hanno descritto come un uomo particolarmente violenta che non faceva mistero della relazione con un’altra. Si tratta di una donna sempre di Trapani, Giovanna P., che dopo 20 ore di interrogatorio ha svelato che quella sera era presente mentre Salvatore Savalli uccideva la moglie.
LUI, LA MOGLIE E L’AMANTE – Mercoledì intorno alle 19, ha messo a verbale Giovanna P., lei, Maria Anastasi e Salvatore Savalli sono usciti a bordo di una Fiat «Punto». Prima hanno fatto un giro in città. Hanno acquistato un decoder per il digitale e poi si sono diretti nelle campagne di Trapani. Ad un certo punto l’uomo ha fermato l’utilitaria e i tre sono scesi. A quel punto tra marito e moglie sarebbe scoppiata una lite per futili. Quindi ha aperto il portabagagli della «Punto», ha preso una vanga, colpendo con violenza la moglie alla testa. Pochi minuti dopo ha tirato fuori dal bagagliaio una tanica con la benzina ed ha dato fuoco al corpo. La testimone oculare ha raccontato di essere rimasta «spettatrice passiva» in quanto «terrorizzata». Dopo la macabra esecuzione, Savalli e Giovanna P. sono risaliti in auto, ma prima di far rientro a casa, hanno effettuato numerose tappe per far sparire il telefonino della vittima, la vanga, la tanica di benzina e ogni altro oggetto che avrebbe potuto attirare sospetti. A quanto pare non era la prima volta che l’uomo si recava in aperta campagna in compagnia della moglie e dell’amante. Giovanna P avrebbe pure confermato che la sera, quando è rincasata con Savalli, è nuovamente uscita in compagnia dei suoi due bambini, con Salvatore ed i suoi figli, per recarsi a Tangi, la località dove l’uomo aveva raccontato di aver perso le tracce della moglie. Ed in quella località che avrebbe occultato un sacchetto di plastica con gli indumenti che indossava nel pomeriggio, presumibilmente sporchi di sangue e di benzina. Fino ad ora comunque non è stato trovato nulla: nè i vestiti, nè la vanga e neppure il telefonino di Maria Anastasi.

IL RACCONTO DEI FIGLI – A conferma quella strana relazione a tre sono stati anche i figli di Savalli che lo hanno descritto come un tipo particolarmente violento. Un uomo violento e privo di scrupoli che avrebbe continuato a picchiare la moglie nonostante fosse incinta al nono mese. Era stato lo stesso Savalli, operaio in una segheria di marmi, a denunciare mercoledì sera la scomparsa della moglie. Un racconto pieno di contraddizioni, che è stato poi smentito punto per punto dal racconto dei figli. Il più piccolo, che ha 13 anni ha raccontato: «Papà è uscito di casa con una tanica di benzina. Gli ho chiesto a cosa servisse, mi ha risposto fatti gli affari tuoì». E la sorella di 16 anni ha aggiunto: «Sono usciti di casa insieme, lui, la mamma e quella…».

PRESENTATA COME UN’AMICA – La donna da qualche tempo si era trasferita a casa dell’operaio, presenta come una «amica». «In realtà era la sua amante – dice la figlia – e aveva ingannato anche mia madre, che era troppo buona. Si voleva prendere anche la mia cameretta, era diventata lei la padrona della casa e mia mamma era costretta a subire». La ragazza ha inoltre raccontato che il padre, una volta rientrato a casa con l’amante, le avrebbe raccomandato di mentire ai carabinieri: «Devi dire che eri con me quando la mamma è scomparsa». La sorella maggiore, che ha 17 anni e vive con i nonni, ha detto che il padre si era perfino mostrato «infastidito» dalla gravidanza della moglie, che avrebbe dovuto partorire tra qualche giorno. Anche gli altri familiari puntano il dito contro Savalle: «È sempre stato un uomo violento – dice Rita Ricevuto, madre della vittima – ma mia figlia gli voleva bene e continuava a difenderlo. Subiva in silenzio». E una zia della donna, Anna Maria Ricevuto, rincara la dose: «Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti». Intanto Salvatore Savalli, interrogato in carcere, si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. «Non era nelle condizioni di sopportare un interrogatorio» ha detto il suo legale.

http://www.corriere.it/cronache/12_luglio_06/trapani-delitto-amante_fbeedd84-c79e-11e1-96dc-1183a294894f.shtml

Fermato il marito della donna uccisa
L’amante: “Ho assistito al delitto”
Giovanna P. lo ha confessato ai magistrati rendendo sempre più delicata la posizione di Salvatore Savalli. Molte le contraddizioni nel suo racconto e sugli ultimi istanti di vita della moglie, trovata con il cranio fracassato e semi-carbonizzata. I figli della coppia: “Papà era uscito con mamma, l’altra e una tanica di benzina”

TUTTO SUFemminicidio “Si, ho assistito al delitto”. Dopo 20 ore di interrogatorio Giovanna P., amante di Salvatore Savalli, è crollata ed ha ammesso di essere stata testimone del brutale omicidio di Maria Anastasi, la donna trovata bruciata e con il cranio fracassato nelle campagne di Trapani. Un racconto che inchioda il marito della vittima, fermato con l’accusa di avere ucciso la moglie. A puntare il dito contro di lui erano stati i suoi figli, che hanno descritto i particolari di un ‘menage a trois’ sfociato in tragedia. E’ il ritratto di un uomo violento e privo di scrupoli quello che emerge dalla testimonianza dei familiari di Savalli, 39 anni.

Il cadavere della donna semi carbonizzato e con il cranio fracassato è stato trovato ieri in provincia di Trapani.
Incinta al nono mese e madre di altri tre figli, Maria Anastasi proprio ieri avrebbe dovuto festeggiare il suo compleanno. E invece è stata massacrata a colpi di bastone, prima che il corpo venisse bruciato. Era stato proprio Savalli, operaio in una segheria di marmi, a denunciare mercoledì sera la scomparsa della moglie ai carabinieri.

Un racconto lacunoso e pieno di contraddizioni. La sua amante ha adesso raccontato agli investigatori che mercoledì intorno alle 19 lei, Maria Anastasi e Savalli sono usciti a bordo della “Punto”. Prima hanno fatto un giro in città e poi tutti e tre si sono diretti verso la campagna. Ad un certo punto, in località Zafarana (dove è stato trovato il cadavere), l’uomo, ha raccontato Giovanna P., ha fermato
l’utilitaria. Tra marito e moglie vi è stata una discussione per motivi futili e, comunque, non legati a problemi di gelosia. Ad un tratto Savalli avrebbe aperto il portabagagli dell’automobile, preso una vanga e colpito, di spalle e al capo, la moglie, che è stramazzata al suolo. Poi, dopo aver preso dal bagagliaio una tanica con la benzina, avrebbe cosparso il corpo e appiccato il fuoco.

La testimone oculare ha sostenuto di essere rimasta pietrificata dal terrore. Dopo la macabra esecuzione, Savalli e Giovanna P. sono risaliti in auto, ma prima di far rientro a casa hanno effettuato numerose tappe lungo il percorso. Tappe che sono servite per occultare il telefonino della vittima (l’uomo aveva lasciato a casa, spenti, il suo e quello dell’amante), la vanga, la tanica di benzina e ogni altro oggetto che avrebbe potuto attirare sospetti. Un alibi e una messinscena che però erano già stati messi in dubbio dai familiari del fermato.

A raccontare un altro particolare che finirebbe con l’incastrare il presunto assassino è stato il figlio più piccolo, che ha 13 anni: “Papà è uscito di casa con una tanica di benzina. Gli ho chiesto a cosa servisse, mi ha risposto ‘fatti gli affari tuoi'”. E la sorella di 16 anni ha aggiunto: “Erano insieme, lui, la mamma e ‘quella’…”.

Ovvero Giovanna, che da qualche tempo si era trasferita a casa dell’operaio: ai familiari aveva presentato la donna come una sua “amica”. Una versione che non aveva convinto nessuno: “Era la sua amante – dice la figlia – e aveva ingannato anche mia madre, che era troppo buona. Si voleva prendere anche la mia cameretta, era diventata lei la padrona della casa e mia mamma era costretta a subire”.

La sorella maggiore, che ha 17 anni e vive con i nonni, ha detto che il padre si era perfino mostrato “infastidito” dalla gravidanza della moglie. Anche gli altri familiari accusano Savalle: “E’ sempre stato un uomo violento – dice Rita Ricevuto, madre della vittima – ma mia figlia gli voleva bene e continuava a difenderlo. Subiva in silenzio”. E una zia della donna, Anna Maria Ricevuto, rincara la dose: “Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti”.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/07/06/news/femminicidio_trapani-38632178/

“Così ho visto uccidere Maria”
la confessione sul delitto di Trapani
Il racconto dell’amante dell’operaio che ha assassinato la moglie incinta. La storia di un ménage a tre a suon di violenze
di LAURA SPANO’

Un torbido ménage condito da violenze fisiche e psicologiche fa da sfondo alla morte di Maria Anastasi, 40 anni, la casalinga di Trapani, incinta al nono mese, uccisa mercoledì con una pala e il cui cadavere è stato dato alle fiamme. Il marito, Salvatore Savalli, 39 anni, operaio di una segheria, è in stato di fermo. Ma dopo venti ore di interrogatorio gli investigatori, i carabinieri, coordinati dal procuratore Marcello Viola, hanno anche in mano una confessione. È quella dell’amante che Savalli aveva imposto a casa della moglie e che ha assistito al delitto.
L’operaio, dopo una infinita serie di contraddizioni e un approssimativo tentativo di depistaggio, durante il quale ha cercato di avvalorare la tesi che fosse la moglie ad avere un amante, è inchiodato dalle testimonianze dei figli e dei parenti della vittima che hanno ricostruito il clima in cui è maturato il delitto. Savalli avrebbe raccomandato a una delle figlie di mentire ai carabinieri:

«Devi dire che eri con me quando la mamma è scomparsa».
La svolta decisiva però è arrivata con l’ammissione di Giovanna P. la donna con la quale aveva intrecciato una relazione e che pretendeva di far vivere sotto lo stesso tetto della sua famiglia.
Mercoledì intorno alle 19, ha raccontato la donna, lei, Maria Anastasi e Salvatore Savalli sono usciti a bordo della «Punto» di lui. Hanno acquistato un decoder per il digitale e poi, tutti e tre, si sono diretti in contrada Zafarana, dove
è stato poi trovato il cadavere. Secondo la donna, marito e moglie avrebbero iniziato a litigare e a quel punto Savalli avrebbe imbracciato una vanga che teneva nel bagaglio uccidendo la moglie. Subito dopo avrebbe tirato fuori una tanica di benzina per dare fuoco al corpo. Giovanna P. sostiene di avere solo assistito. Ma il suo racconto presenta ancora molte lacune, nonostante gli investigatori definiscano «collaborativo» il suo atteggiamento.

Dalle sue stesse parole emerge comunque che Savalli aveva progettato l’omicidio tanto da portarsi dietro l’occorrente e i carabinieri vogliono adesso verificare se la sua amante fosse consapevole.
Sempre secondo Giovanna P., prima di rientrare a casa, i due si sarebbero disfatti della vanga, della tanica e del telefonino della vittima, mentre quello dell’operaio e quello dell’amante erano stati lasciati a casa e spenti. Questo avvalora la tesi della premeditazione.
In nottata, poi Giovanna P. con i suoi due bambini e i figli di Savalli sarebbero nuovamente usciti di casa per recarsi a Tangi, la località che nella prima denuncia dell’operaio era il luogo in cui sosteneva di aver perso le tracce della moglie dopo essersi fermato per un bisogno fisiologico. A Tangi, Savalli si sarebbe disfatto degli indumenti che aveva al momento di compiere il delitto. I militari stanno ora perlustrando i luoghi indicati dalla donna alla ricerca di tutti i riscontri.

La madre della vittima, Rita Ricevuto non si dà pace: «Mia figlia viveva nella violenza — ha raccontato tra le lacrime — ma lei lo difendeva sempre, nonostante le violenze subite. Quel mostro l’aveva anche costretta a tenere quella donna in casa».
La coppia aveva tre figli e un quarto in arrivo. La maggiore, 17 anni, vive in casa dei nonni e ha confermato il quadro drammatico di quella famiglia che versava in condizioni economiche disastrose con un marito padrone che controllava ogni mossa della moglie impedendole contatti con i suoi parenti. «Un calvario durato 18 anni», sintetizza la zia della vittima, Anna Maria Ricevuto. La figlia di Savalli non ha dubbi: «Lui voleva salvare se stesso e la sua amante perché anche lei è complice».

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/07/07/news/cos_ho_visto_uccidere_maria_la_confessione_sul_delitto_di_trapani-38665512/

Fermato il marito della donna uccisa
La suocera: “L’amante viveva in casa”
Sempre più delicata la posizione di Salvatore Savalli. Molte le contraddizioni nel suo racconto e sugli ultimi istanti di vita della moglie, trovata con il cranio fracassato e semi-carbonizzata. I figli della coppia: “Papà era uscito con mamma, l’altra e una tanica di benzina”

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Placanica, ex carabiniere, sparò a Carlo Giuliani: Accusato di violenza sessuale sulla figlia!

Uccise Carlo Giuliani, ex carabiniere accusato di violenza sessuale sulla figlia
Ad accusare l’ex militare dell’Arma, Mario Placanica, he sparò durante il G8 di Genova 2001, la madre della ragazzina. Il processo si aprirà il prossimo 16 novembre dopo la decisione del gup di rinviarlo a giudizio a Catanzaro

Mario Placanica, l’ex carabiniere che sparò e uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova 2001, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale ai danni della figlia, nata dalla relazione con la ex convivente. La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari di Catanzaro Tiziana Macri che ha accolto le richieste della Procura. Il dibattimento si aprirà il 16 novembre prossimo davanti al tribunale collegiale. In aula ha già comunicato che sarà presente l’ex compagna di Placanica (e madre della piccola presunta vittima), che si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Teresa Lavecchia.

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#81 – Italiano, accusato di aver maltrattato e indotto ai suicidio la moglie

Picchiata dal marito si uccide
lui finisce in carcere
Un panettiere catanese di 44 anni arrestato per maltrattamenti in famiglia aggravati dalla morte. La donna era stata più volte ricoverata in ospedale. Il suicidio un mese fa
Maltrattamenti in famiglia aggravati dalla morte: è l’accusa per la quale i carabinieri hanno arrestato a Catania un panettiere di 44 anni Giuseppe Saitta.
E’ accusato di avere perseguitato la moglie, Rosa Manna, 46 anni, sino a indurla al suicidio.

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