Italiano, accusato di aver ucciso a botte la compagna

Uccide a botte la compagna: in cella a Pisa emigrato sardo

Un omicidio forse firmato da un emigrato di Carbonia. Sarebbe Graziano Santus, 50 anni, disoccupato, l’assassino di una donna di 47 di Brescia, sua convivente a Pisa da quindici anni.

Da Carbonia era andato via una ventina di anni fa. Destinazione Pisa. Aveva trent’anni, allora, Graziano Santus, l’uomo fermato dai carabinieri per la morte di una donna originaria di Brescia, Cesarina Boniotti di 47, con cui conviveva in una casa popolare di via Di Goletta, poco lontano dall’aeroporto di Pisa. È dentro, in una cella del carcere Don Bosco, su disposizione del pubblico ministero Aldo Mantovani, con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Anche se le prossime ore potrebbero essere decisive per delineare un quadro più preciso di quanto sia davvero accaduto in quel piccolo appartamento dove la coppia viveva da 15 anni.

LA DONNA Lei, madre di un giovane che vive nel nord Italia, disoccupata. Lui senza un lavoro fisso. Entrambi assistiti dalla Caritas diocesana che gli garantiva, ogni giorno, un pasto caldo per andare avanti. Un aiuto importante, fondamentale per allontanarli dalla strada e non essere costretti a chiedere l’elemosina.

E stato Graziano Santus, lunedì mattina poco dopo le dieci, a telefonare al centralino del 118. «Correte, mia moglie è morta». La voce è concitata, inevitabilmente nervosa. Quando i medici del soccorso regionale sono arrivati in via Di Goletta, insieme al medico legale, Cesarina Boniotti (Monica, come si faceva chiamare per via di quel nome che non le era mai piaciuto) era riversa sul pavimento del salotto di quell’appartamento piuttosto modesto composto anche da cucinino, camera da letto e bagno. Sul corpo, numerose ecchimosi. Troppe per non far sospettare una morte violenta.

L’OPERAZIONE Per questo nell’abitazione sono arrivati anche i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Pisa coordinati dal capitano Sborgia e il sostituto procuratore Mantovani. Quei lividi che ricoprivano il corpo della povera donna non potevano che insospettire gli inquirenti. Troppi i sospetti. Per Graziano Santus si sono aperte le porte della prigione, mentre il magistrato ha disposto l’autopsia per capire quali siano realmente state le cause che hanno portato al decesso di Boniotti.

Per ora di certo c’è soltanto una donna di 47 anni morta. C’è l’autodifesa del presunto assassino che dal carcere insiste nel sostenere la sua totale innocenza. Innocenza che ha ribadito più volte anche al suo difensore, l’avvocato Marco Romeo.

Per i carabinieri, al contrario, sarebbe proprio Graziano Santus l’omicida. L’avrebe picchiata così tanto da scaraventarla a terra, durante la notte tra domenica e lunedì, da ucciderla. Sbronzo, con il corpo pieno d’alcol tanto da non ricordare nulla. Neppure la mattina quando, una volta sveglio, ha trovato la sua compagna riversa a terra senza vita.

LE BOTTE D’altra parte i bisticci tra i due erano tutt’altro che rari. E spesso sfociati in un’incredibile violenza, come hanno ribadito i vicini ai carabinieri che hanno in queste ore ascoltato gli altri inquilini della palazzina popolare di via Di Goletta e i residenti della strada che ben conoscevano la coppia. Un uomo e una donna che in quindici anni di convivenza aveva sopportato momenti di disperazione, con un passato da alcolisti e forse anche di droga.

Venerdì mattina il giudice per le indagini preliminari sentirà in carcere Graziano Santus. Un interrogatorio di garanzia che si sarebbe dovuto tenere ieri pomeriggio ma che è stato rinviato dal gip, mentre c’è attesa per i risultati dell’autopsia eseguita sempre ieri pomeriggio all’istituto di medicina legale.

ANDREA PIRAS

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/192309

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