#15 – (Donna) – Uccisa e crocifissa una sex worker

Donna trovata crocifissa sotto un cavalcavia della A1 a Firenze
Era nuda e legata ad una sbarra orizzontale, “a braccia larghe come se fosse crocifissa”. La sbarra alla quale è stata legata è a pochi centimetri da terra e serve ad interrompere la strada: in quel punto la via asfaltata termina e comincia un’area incolta. A dare l’allarme un uomo uscito di casa per fare un giro in bicicletta. Un episodio simile era già avvenuto l’anno scorso

Donna trovata crocifissa sotto un cavalcavia della A1 a Firenze

Nuda e legata ad una sbarra orizzontale, “a braccia larghe come se fosse crocifissa“. È stata trovata così, senza vita alla periferia di Firenze, una donna di cui non si conosce l’identità. La vittima è stata descritta da chi l’ha trovata come giovane e di carnagione bianca. La sbarra alla quale è stata legata è a pochi centimetri da terra e serve ad interrompere la strada: in quel punto la via asfaltata termina e comincia un’area incolta. A dare l’allarme un uomo uscito di casa per fare un giro in bicicletta, quando ha visto il corpo che si trovava in una strada secondaria, vicino all’Arno, sotto al cavalcavia della A1 nella zona di Ugnano.

Anche un anno fa, nello stesso posto e nella stessa posizione in cui è stato trovato stamani il cadavere di una donna alla periferia di Firenze, fu trovata viva una prostituta violentata e rapinata: anche allora la donna era stata legata alla sbarra. A ricordare l’episodio è una donna che vive nei pressi e che la notte scorsa ha sentito dei lamenti indistinti, ma non è uscita da casa poiché era sola e la zona, ha detto, è spesso frequentata da prostitute e tossicodipendenti. Il precedente risale al marzo dello scorso anno: la prostituta, una donna italiana di 46 anni, denunciò di essere stata immobilizzata, violentata e rapinata della borsa da un cliente, proprio nella stessa strada, in via del Cimitero di Ugnano, nei pressi del cavalcavia sotto l’autostrada A1. All’arrivo dei carabinieri, intervenuti su segnalazione di alcuni residenti allarmati dalle sue grida, la donna era a terra, nuda, i polsi legati con dei lacci a una transenna spartitraffico. Era stata avvicinata dal cliente in via di Novoli, alla periferia nord della città, poi convinta a salire sulla sua auto. L’ipotesi è che possa trattarsi di un aggressore seriale.

Dall’apparente età di 25-30 anni, la vittima indossava solo le scarpe: gli abiti sono stati trovati a circa un chilometro, all’imbocco della strada. Non lontano dal luogo di ritrovamento del cadavere ci sono alcune abitazioni, villette o case a due piani, prima che comincino campi e terreni incolti e, quindi il cavalcavia della A1. L’ipotesi è che possa trattarsi di una prostituta uccisa da un cliente. Secondo gli investigatori il modo in cui la donna è stata legata è casuale e chi lo ha fatto non aveva in mente alcun fine ‘simbolico’. Non sono ancora state chiarite le cause del decesso. Dai primi accertamenti sul cadavere non sono emersi segni di violenza. Riguardo il movente dell’omicidio, gli investigatori si limitano a parlare di “una ragazza sbandata, che ha fatto un brutto incontro”. Il decesso risalirebbe alla notte scorsa. Il luogo dove è stato trovato il cadavere è conosciuto come abitualmente frequentato dalle prostitute. Gli abitanti della zona si sono spesso lamentati per questo. Su un muro della zona ci sono anche scritte spray di protesta per la frequente presenza di prostitute.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/05/donna-trovata-crocefissa-sotto-un-cavalcavia-della-a1-a-firenze/973755/

Nuda e legata, morta sotto cavalcavia
Testimone: «Era come crocifissa»
Ipotesi di un violentatore seriale
L’anno scorso una prostituta fu violentata e legata con lo scotch nello stessa zona, ma fu ritrovata viva

FIRENZE – Nuda e legata ad una sbarra con le braccia spalancate, «come se fosse crocifissa» ha detto il testimone che lunedì mattina l’ha trovata per primo. Lei si chiamava Andrea Cristina Zamfir, 26 anni, rumena. Uccisa in modo barbaro: dopo una serie di sevizie sessuali, inginocchiata a terra, legata di spalle per poter essere aggredita, nella disperata ricerca di liberarsi come testimoniano le ecchimosi sulle braccia all’altezza dello scotch e lasciata morire così sotto un cavalcavia alle porte di Firenze, in via del Cimitero a Ugnano.

UN ALTRO CASO L’ANNO SCORSO – Lei è morta, ma non è la prima donna ridotta in questo stato e sempre in quella zona. A marzo dell’anno scorso, un’altra ragazza venne soccorsa dai passanti ma fu ritrovata sempre nuda e sempre legata. In altri due casi – con le donne ritrovate sempre vive – si sarebbe avuto lo stesso modus operandi, e i residenti parlano di un continuo via via di prostituzione. Ecco perchè gli investigatori stanno cercando di capire se tra i clienti non ci sia un vero e proprio violentatore seriale che nell’ultimo caso avrebbe anche ucciso. Che possa trattarsi di un maniaco gli investigatori lo deducono anche dalle condizioni in cui è stata trovata la vittima. La donna è stata trovata nuda, indossava soltanto un paio di scarpe da tennis e dei calzini e sarebbe morta intorno a mezzanotte. L’inchiesta è coordinata dal pm Paolo Canessa, lo stesso magistrato che si è occupato del Mostro di Firenze.

CROCIFISSA ALLA SBARRA – La donna era «crocifissa» alla sbarra che impedisce il passaggio alle auto dove finisce l’asfalto con del nastro adesivo da pacchi che le è stato fissato ai polsi. A braccia aperte, fissate lungo la sbarra, il corpo era come inginocchiato a terra. Gli abiti sono stati trovati a circa un chilometro, all’imbocco della strada, insieme alla borsa e ad alcuni effetti personali, quelli che hanno poi permesso di identificare Andrea Cristina.
Nuda e legata, morta sotto il cavalcavia

IL TESTIMONE – Non lontano dal luogo di ritrovamento del cadavere ci sono alcune abitazioni, villette o case a due piani, prima che comincino campi e terreni incolti e, quindi il cavalcavia della A1. L’allarme è stato dato in mattinata da un uomo che passava di lì in bicicletta. «L’ho trovata nuda e legata ad una sbarra orizzontale – ha raccontato – a braccia larghe come se fosse crocifissa». (GUARDA LA VIDEO-INTERVISTA).

IPOTESI VIOLENTATORE SERIALE – Secondo gli investigatori il modo in cui la donna è stata legata, la crocifissione, è casuale e chi lo ha fatto non aveva in mente alcun fine «simbolico». Esclusa l’ipotesi della rapina, perché lì vicino sono stati trovati vestiti e borsetta. A prendere sempre più piede però, sarebbe l’ipotesi di uno violentatore seriale, un maniaco che colpisce prostitute. Le indagini mirano anche ad accertare un legame con l’episodio di un anno fa quando una prostituta fu trovata, viva, anche lei legata nello stesso luogo dopo essere stata violentata e rapinata.

GLI ALTRI CASI – L’episodio è stato ricordato da una donna che vive nei pressi e che la notte scorsa ha sentito dei lamenti indistinti, ma non è uscita da casa poiché era sola e la zona, ha detto, è spesso frequentata da prostitute e tossicodipendenti. Il precedente risale al marzo dello scorso anno: la prostituta, una donna italiana di 46 anni, denunciò di essere stata immobilizzata, violentata e rapinata della borsa da un cliente, proprio nella stessa strada, in via del Cimitero di Ugnano, nei pressi del cavalcavia sotto l’autostrada A1. All’arrivo dei carabinieri, intervenuti su segnalazione di alcuni residenti allarmati dalle sue grida, la donna era a terra, nuda, i polsi legati con dei lacci a una transenna spartitraffico. Era stata avvicinata dal cliente in via di Novoli, alla periferia nord della città, poi convinta a salire sulla sua auto. Ci sarebbero anche altri due casi con lo stesso modus operandi avvenuti negli ultimi anni, ma le donne sono sempre state ritrovate vive.

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2014/5-maggio-2014/cadavere-donna-legato-sbarra-sotto-cavalcavia-ugnano-223169520242.shtml

Nuda, legata ai polsi a una sbarra, trovata morta: “Era come crocifissa”
Il corpo di una donna di 26 anni di origine romena, Andrea Cristina Zamfir scoperto a Ugnano, alla periferia di Firenze. Segni di sevizie. Nella stessa zona un anno fa una prostituta fu legata e violentata. L’indagine condotta dal magistrato Paolo Canessa che si occupò della vicenda del mostro di Firenze

Legata a un palo, nuda e senza vita, “a braccia larghe come se fosse crocifissa”, racconta il testimone che ha lanciato l’allarme. Il corpo di una donna romena di 26 anni, Andrea Cristina Zamfir, è stato trovato questa mattina alle porte di Firenze, in una località che si chiama Ugnano, in una strada secondaria, sotto un cavalcavia. Sul posto gli investigatori della polizia e la scientifica. La zona è al confine tra i comuni di Firenze e di Scandicci, alla periferia ovest del capoluogo toscano. L’identità è stata confermata dalle impronte digitali. Secondo quanto appreso, sarebbe stata identificata grazie ad alcuni effetti personali, tra cui il cellulare, e ai documenti, trovati questa mattina nella sua borsa, abbandonata insieme agli abiti che indossava, sul ciglio di una strada nella zona di Mantignano, a circa un chilometro dal luogo del ritrovamento del cadavere

L’ipotesi che stanno seguendo gli investigatori è quella di un maniaco. In base a quanto emerso dai primi accertamenti non è escluso che la donna sia stata legata e seviziata e che poi sia stata abbandonata in quelle condizioni e che sia morta successivamente da sola. Lo dimostrerebbero le ecchimosi sulle braccia all’altezza dello scotch che la teneva legata, che testimonierebbero una ricerca disperata di liberarsi. Che possa trattarsi di un maniaco
gli investigatori lo deducono anche dalle condizioni in cui è stata trovata la vittima. La donna è stata trovata nuda, indossava soltanto un paio di scarpe da tennis e dei calzini, sarebbe morta intorno a mezzanotte.

Gli investigatori ritengono che ci siano forti analogie tra il caso della ventiseienne romena e un’aggressione avvenuta circa un anno fa, quando una prostituta fu trovata, viva, legata nello stesso luogo.
In quell’occasione la vittima fornì ai carabinieri la descrizione dell’aggressore: un uomo di età compresa tra i 50 e i 60 anni, corporatura tarchiata, italiano, con pochi capelli, che si muove a bordo di un’utilitaria di colore chiaro.
Secondo quanto appreso, la ventiseienne trovata questa mattina potrebbe essere deceduta a seguito di un gioco erotico, a cui inizialmente si sarebbe sottoposta in modo consenziente, poi trasformatosi in aggressione. Non è escluso che ragazza fosse ancora viva quando il suo aggressore si è allontanato lasciandola legata.

Il precedente: Prostituta violentata e legata, rubata la borsa con i soldi
La sbarra alla quale è stata legata sotto il cavalcavia dell’A1 è a pochi centimetri da terra e serve ad interdire alle auto l’accesso alla strada sterrata, poco più di un viottolo: in quel punto la via asfaltata termina e comincia un’area incolta. Da un primo esame esterno del medico legale la donna non ha segni di percosse. Una testimone racconta di aver sentito dei lamenti verso le 23.30 di ieri sera, però non ha chiamato nessuno pensando che potesse essere un animale.

L’ipotesi formulata dagli investigatori, coordinati dal magistrato di turno Paolo Canessa, è che la ragazza possa essere una prostituta uccisa da un cliente. Secondo gli investigatori il modo in cui la donna è stata legata, la crocifissione, è casuale e chi lo ha fatto non aveva in mente alcun fine ‘simbolico’.

Riguardo il movente dell’omicidio, gli investigatori si limitano a parlare di “una ragazza sbandata, che ha fatto un brutto incontro”. Il decesso risalirebbe alla notte scorsa. Il luogo dove è stato trovato il corpo è conosciuto come abitualmente frequentato da tossicodipendenti e prostitute. Gli abitanti della zona si sono spesso lamentati per questo. Su un muro della zona ci sono anche scritte spray di protesta per la frequente presenza di prostitute.

Le indagini mirano anche a verificare se esistano collegamenti con altri casi accaduti in passato, nella stessa zona. Il 28 marzo 2013, sotto lo stesso cavalcavia ad Ugnano, una prostituta italiana di 46 anni fu trovata, viva, ma completamente nuda e legata con dei nastri ad una transenna. La donna ha raccontato ai carabinieri di essere stata violentata, seviziata e rapinata da un cliente, poi fuggito. Secondo il racconto degli abitanti della zona solo nell’ultimo anno, oltre al precedente di marzo, ci sono stati altri 3 simili episodi. In un’occasione la donna è stata soccorsa dagli stessi vicini, nell’altra la ragazza era stata trovata legata ad una sbarra. Ma non finisce qui: sempre gli abitanti della zona raccontano di altre aggressioni a prostitute negli anni precedenti.

L’indagine sulla donna trovata morta e legata a una sbarra alle porte di Firenze sarà, con ogni probabilità, l’ultima a Firenze per il pm Paolo Canessa, lo stesso che coordinò le indagini sugli omicidi del cosiddetto mostro di Firenze: otto coppiette uccise nel Fiorentino fra il 1968 e il 1985. vEntro l’estate, infatti, Canessa si trasferirà a Pistoia, dove sarà procuratore capo. In questa sua ultima indagine pare comparire la figura di un manico che avrebbe seviziato la donna, una prostituta, uccidendola e legandola a una sbarra. L’inchiesta è coordinata da Canessa in quanto pm di turno al momento della scoperta del cadavere, stamani.

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/05/05/news/donna_morta_legata_ad_un_cavalcavia-85269095/?ref=HREC1-2


Donna crocifissa, fermato un idraulico: “Sono finito”. Il procuratore: “E’ l’uomo della porta accanto”
Deve rispondere di omicidio. Si chiama Riccardo Viti, ha 55 anni, fa l’idraulico. La prima ammissione davanti alla madre. Poi: “Non mi salva nessuno”. E’ sospettato per dieci casi. Il dna coincide con quello ritrovato sul luogo del delitto

Ma che sei tu il mostro di Ugnano?” la donna è in anticamera, una vestaglia addosso e la polizia alla porta. “Sì, l’ho fatto io” risponde il figlio abbassando gli occhi. La prima confessione, Riccardo Viti, l’idraulico arrestato con l’accusa di aver ucciso la giovane romena Andrea Cristina Zamfir, la fa a sua madre, dentro le mura di casa. La squadra omicidi della questura di Firenze lo sta ammanettando nell’appartamento di via Locchi, alla periferia della città, dove vive con gli anziani genitori e con la moglie (dell’est). Più tardi, in un ufficio della questura, passandosi una mano sul viso dirà: “Sono finito. Ormai non mi salva nessuno…”. E alla fine dell’interrogatorio viene fermato per omicidio

Riccardo Viti, 55 anni, fiorentino, incensurato, ha ammesso di essere il maniaco delle prostitute, quello che ha seviziato Andreea Cristina Zamfir, 26 anni, romena, morta in croce, sotto un viadotto dell’Autostrada A1 a Ugnano, alla periferia della città. Nel suo garage gli investigatori hanno recuperato il nastro adesivo usato per legare la giovane e due manici da scopa impiegati con ogni probabilità nelle violenze seriali. “Ho fatto una bischerata – ha spiegato l’uomo – speravo la trovassero viva, come le altre…”. “Quello che è stato definito mostro – ha spiegato più tardi il procuratore capo facente funzione Giuliano Giambartolomei – è l’uomo della porta accanto. Una persona normale che ha un’attività lavorativa, che è regolarmente sposato e con un figlio della convivente”.

La perquisizione. Gli investigatori della squadra mobile hanno raggiunto la casa di Viti all’alba. Durante la perquisizione, il padre ottantenne, è rimasto seduto in silenzio senza parlare, la mamma invece ha reagito incredula, “Sei stato tu? Sei stato tu?” ha insistito. “Non pensavo che morisse – ha risposto l’uomo, confermando i sospetti degli inquirenti – ho fatto una bischerata…”.

Gli agenti hanno perquisito la sua abitazione e la sua auto, un Fiat Doblò grigio parcheggiato in strada, accanto alla caserma dei carabinieri in via Locchi. La compagna dell’uomo lavora all’ospedale di Careggi che si trova a poche centinaia di metri da lì, è un indizio importante. La donna, straniera, si occupa di pulizie. Le braccia di Cristina Zamfir erano state legate a un palo con un nastro adesivo proprio col marchio dell’ospedale fiorentino e parte delle indagini hanno approfondito gli accertamenti su quel reperto.

Viti, interrogato per ore in questura, ha confessato davanti al pm Paolo Canessa riferendo anche casi di violenza mai denunciati prima. La storia comincia nel 2006 con il primo caso di una prostituta legata, violentata e abbandonata nuda da un uomo. Da allora sono almeno sei i casi analoghi accaduti tra Firenze e Prato.

Il questore. Il questore di Firenze Raffaele Micillo ha ringraziato polizia e carabinieri che hanno partecipato all’indagine e dichiarato: “Abbiamo catturato la bestia”. Parole forti, che segnano la tensione delle prime ore. I complimenti per l’operazione sono arrivati anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, con un tweet. Chiusi in casa, in un comprensibile dolore, i genitori del cinquantacinquenne: “Stiamo soffrendo, lasciateci in pace” hanno detto da dietro la porta.

Il pm. Riccardo Viti avrebbe “una tendenza sessuale particolare, un che di sadico, si soddisfa sessualmente vedendo soffrire”. Questo, al momento, il movente individuato dal pm Paolo Canessa per spiegare le violenze sessuali a prostitute inflitte dall’idraulico arrestato stamani a Firenze. L’indagato, ha aggiunto il pm Canessa, avrebbe sviluppato il suo sadismo sessuale ricordando “fumetti letti da ragazzo”. “La vittima – ha detto Canessa – è morta per un gioco erotico per 30 euro”.

Il dna. Il profilo genetico di Riccardo Viti coincide, secondo quanto spiegano alla squadra mobile, con l’aggressione a una prostituta avvenuta nel marzo 2013 e con altri tre casi precedenti. Ma sono dieci in tutto i casi di cui è fortemente sospettato. Il pm Canessa ha infatti stabilito di applicare la norma che consente di eseguire un prelievo coattivo del dna che ha permesso di associare il suo codice genetico ai risultati del campione biologico trovato sul nastro adesivo con cui aveva legato le braccia di Andreea Cristina Zamfir.

All’identificazione di Riccardo Viti, gli investigatori sono arrivati rapidamente grazie alle descrizioni raccolte sui viali della prostituzione, fra donne che si erano già imbattute nelle perversioni di quell’uomo a bordo di un Doblò grigio chiaro. Tuttavia la svolta è venuta grazie alle immagini delle telecamere che mostrano l’uomo in macchina con Cristina che si allontana dal Parco delle Cascine. Attraverso le telecamere disseminate sul percorso che porta a Ugnano, sono state raccolte altre preziose informazioni. Un agente delle volanti ha collegato poi questo caso a una violenza e alla denuncia di una prostituta avvenuta più di un anno fa: la vettura era la stessa.

L’omicidio. Cristina Zamfir è stata lasciata nuda, crocifissa al palo di una sbarra, con i polsi legati con del nastro isolante. E’ morta per le sevizie, in pochi minuti, forse appena il tempo di gridare. Fa freddo, le finestre delle case vicino al viadotto di Ugnano sono chiuse e il rumore dell’autostrada è quello solito. Nessuno sente, nessuno vede nella notte fra il 4 e il 5 maggio. In via del Cimitero soltanto una donna racconta di aver sentito intorno alle 23,30 dei lamenti: li ha scambiati per quelli di un animale, “il mio cane abbaiava, ma di notte abbaia sempre”. Il corpo senza vita della giovane prostituta romena viene trovato la mattina dopo da un passante in bicicletta. Scatta l’allarme, si collega questo ad altri episodi analoghi avvenuti a Calenzano (nel prato delle Bartoline, luogo già noto perchè nel 1981 colpì il mostro di Firenze) e proprio al viadotto di Ugnano.

L’agente delle volanti. Torna molto utile alla squadra mobile la memoria di un agente delle volanti, Paolo De Giorgi, che ricorda di essere intervenuto qualche tempo prima in una piazza di Firenze per una donna e un uomo che litigavano a bordo di un Doblò: lei raccontava che l’altro la voleva legare. Vanno a vedere nei mattinali della questura: la storia risale al 1 maggio 2012. Cominciano a combaciare diversi elementi: la donna è una prostituta con problemi di tossicodipendenza, lui si chiama Riccardo Viti, fa l’idraulico. Nella rosa dei sospettati sul tavolo degli investigatori entra così un nome e un cognome che si trascina col passare dei giorni troppi altri indizi.

La vittima. Cristina Zamfir ha vissuto una vita di povertà e di margini. E’ venuta in Italia con i genitori, il padre era muratore e ha vissuto in provincia di Benevento. Nel 2008 il padre a cui era molto affezionata, muore e lei se ne va di casa. Da allora taglia i ponti con la sorella e con il resto della famiglia. Non sapevano nemmeno che Cristina vivesse a Firenze, non sapevano che avesse due bambini piccoli, di due e quattro anni, affidati ai nonni paterni. Senza un lavoro, senza una casa, aveva occupato con il compagno un’abitazione disabitata da anni, con le finestre murate. Nella loro stanza un materasso a terra, nessun mobile, soltanto un televisore e qualche collanina. Degrado e sporcizia. Lei ogni tanto per raccattare qualche soldo, si affacciava ai viali della prostituzione. Ed è lì che ha incontrato l’uomo che l’ha uccisa offredole un passaggio su un Doblò grigio e promettendole un po’ di euro in cambio di una prestazione sessuale particolare: doveva spogliarsi e lasciarsi legare. Il compagno ha raccontato: “Nello scorso mese di marzo, Cristina si fece medicare al pronto soccorso perchè uno l’aveva legata e violentata…”. Il sospetto è che fosse lo stesso maniaco.

Il compagno Si presenta fuori dalla questura questa mattina, Yean Ion Manta, 36 anni, romeno, il compagno di Cristina, piange, è scosso. Sull’arresto dice: “Sono molto felice per questa notizia”. Poi precisa qualcosa che gli investigatori negano: “Cristina non si drogava e non si prostituiva. A casa non avevamo i soldi per mangiare”. “La sera in cui è morta – aggiunge – è uscita intorno alle 22, disse che aveva un appuntamento di lavoro come baby sitter. Poi non l’ho più sentita, non ha più risposto al telefono e ai miei sms”. “La fine di Cristina – ha accusato l’uomo – è tutta colpa di sua madre, che l’ha abbandonata sei anni fa alla stazione come se fosse un bagaglio. Da sei anni non sa nulla di lei e adesso le interessa solo perchè è morta”.

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/05/09/news/arrestato_l_uomo_accusato_di_essere_il_maniaco_della_donna_crocifissa-85626659/

I vicini: “Tipo ruvido…”, “Lui? Ieri era alla riunione di condominio”
Viaggio nelle strade in cui abita l’uomo arrestato con l’accusa di aver ucciso Cristina Zamfir

E’ una strada di periferia, zona vicino all’ospedale di Careggi. Grandi palazzi, tanti campanelli. Abita in via Locchi, in un appartamento comunicante con quello dei genitori Riccardo Viti, 55 anni, idraulico, l’uomo arrestato a Firenze con l’accusa di essere il maniaco che ha ucciso Andreea Cristina Zamfir, 26 anni, romena.

In un appartamento i genitori, gente conosciuta e stimata nel quartiere, nell’altro lui con la moglie di un paese dell’Est e il figlio di lei, studente alle superiori. Racconta una vicina: “Riccardo è un tipo ruvido, a volte ha atteggiamenti strani, infantili, per esempio l’ho visto più volte con sua madre comprare al supermercato cose da bambini”. Riprende il racconto la vicina: “Lavorava con il padre che fa l’idraulico. So che Riccardo fa anche karate e che la moglie lavora in una ditta di pulizie per l’ospedale di Careggi”.
La madre dell’arrestato è in casa, risponde al campanello, tiene la porta socchiusa e dice soltanto: “Non vi dico niente, non vi dico niente” allontanando telecamere e taccuini. Sono molto provati i genitori di Riccardo Viti, la mamma era in casa quando all’alba sono arrivati gli investigatori.
Un altro vicino è più sorpreso: “Ma come, è lui? Non ci credo, non è possibile. Soltanto ieri era alla riunione di condominio come se nulla fosse…”

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/05/09/news/i_vicini_tipo_ruvido_strano_-85636304/

Da Marta a Cristina tutte le vittime del nuovo mostro

FIRENZE . «Senti io sono sadico, ti porto sotto il ponte, vicino al fiume, ti lego e facciamo l’amore». Ibric non ci è cascata, tre mesi fa. Il maniaco della piana l’aveva avvicinata con il suo minivan grigio chiaro al parco delle Cascine, dove lei va a prostituirsi, ma ha detto di no e si è salvata da questa storia di perversioni e terrore che comincia nel 2006 e si sgrana fino a perdersi nei fogli delle denunce, fra una caserma e un commissariato, nei campi della prostituzione lungo i confini di Firenze e Prato. Otto anni di terrore e un’escalation che finisce a Ugnano sotto il viadotto dell’Autosole la notte di domenica, quando Andreea Cristina Zamfir, romena di 26 anni senza fissa dimora, accetta di salire sull’auto del maniaco che la lega a una sbarra e la sevizia fino a farla morire. Poi se ne va lasciandola lì nuda e legata, in croce. Tutto ha inizio nella stanza del centro anti violenza dell’ospedale di Careggi. È la mattina del 10 dicembre del 2006 quando una donna con problemi psichici viene visitata dal ginecologo: l’hanno violentata e seviziata a Ugnano. È stata legata con la corda di una tapparella, ma si è liberata e suona ai campanelli sotto shock. La sua testimonianza è un verbale di mezza pagina: «Giunta a Ugnano l’auto si fermava, l’uomo mi prendeva con forza e trascinava fuori dalla macchina… «. Non riesce nemmeno a pronunciare le parole «violenza sessuale», a descrivere quello che le è stato fatto con un tubo di ferro e con un bastone. È tossicodipendente, è confusa, parla di un uomo, poi di due, di tre. Non è di aiuto per gli investigatori, che puntano tutto sull’analisi delle celle telefoniche. Arrivano a un rom di 50 anni, che poi viene prosciolto. Va ancora peggio tre anni dopo, quando il maniaco torna in azione. O meglio quando la gravità delle ferite subite spinge una prostituta a presentarsi alla polizia a Prato. È molto probabile che l’uomo abbia messo in atto il suo rituale altre volte su donne che non hanno denunciato. E sono tante anche quelle che, come Ibric, non si sono fidate. «Era tranquillo, sceso dall’auto è diventato una bestia», ha raccontato Marta, romena, portata nel campo delle Bartoline a Calenzano, quello dove il mostro nell’81 uccise una coppia: «Mi fece spogliare e mi legò a un palo, con le braccia incrociate davanti al viso, in piedi». Italiano di statura media tra i 50 e i 60 anni, sovrappeso. L’aria abbastanza rassicurante. La descrizione è quasi identica a quella fatta da un’altra prostituta il 17 luglio del 2011, anche lei seviziata alle Bartoline: «Mi aveva proposto un rapporto un po’ diverso, non pensavo che sarebbe stato un incubo». Il modo di agire è sempre lo stesso, ci sono i polsi legati con il nastro adesivo, le sevizie con bastoni, tubi di ferro e pure manici di martelli. Le prostitute scelte sono le più fragili, le “tossiche”, che battono saltuariamente e non hanno compagne che prendono la targa dei clienti. Vengono abbandonate nude, i vestiti non sono mai stati ritrovati salvo che nell’ultimo caso. A inseguire il maniaco ci sono polizia e carabinieri di Firenze e Prato, ma è a Signa che per primi, all’inizio di quest’anno, hanno avuto l’intuizione di mettere insieme gli episodi. Da settembre la compagnia è comandata dal capitano Claudia Mesina: da settimane manda i suoi in strada la notte, a cercare quel minivan, a parlare con le prostitute. Una donna alla caccia del maniaco. Vuole prenderlo, ancora di più adesso che quell’uomo ha ucciso togliendole il sonno. La procura punta sul Dna, in tre casi è stato possibile prelevarlo e appartiene alla stessa persona. Si attendono le analisi sui reperti raccolti lunedì. Ieri è arrivata a Firenze un’altra donna per risolvere il giallo, si chiama Anna Bonifazi, è comandante della sezione di psicologia investigativa del Racis. Sentirà tutte le vittime per disegnare un profilo del maniaco. Nel 2013 inizia l’escalation, forse perché le uscite del folle aumentano oppure perché diventa più violento. Il 27 marzo dell’anno scorso porta una donna a Ugnano. «È stato lui a scegliere il luogo, è iniziato tutto in modo tranquillo ma poi è diventato violento, mi ha seviziata e rapinata — ha raccontato sotto shock la vittima, 46 anni — Mi sono salvata perché ho urlato». Alcuni abitanti della zona sono andati a liberarla. Il 21 febbraio di quest’anno una prostituta viene portata alle Bartoline. Un caso identico agli altri, ancora ferite da curare in ospedale. «Ora basta, smetto di battere», confesserà la vittima. Indagando su quell’episodio se ne scopre un altro, avvenuto sempre a Calenzano a fine 2013. Lo riferiscono alcune prostitute, gli abitanti della zona che le hanno aiutate confermano. È quello che hanno detto anche a Ugnano riguardo a fatti sempre del 2013. Per questo si pensa che le vittime siano molte di più delle sette contate fino ad oggi. L’ultima, Andreea Cristina Zamfir, è morta domenica per le ferite provocate da un bastone. L’autopsia ha chiarito che l’agonia è stata rapida.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/08/da-marta-a-cristina-tutte-le-vittime-del-nuovo-mostro19.html?ref=HREC1-11

Donna crocifissa e uccisa, arrestato l’omicida. E’ un idraulico di 55 anni, ha confessato. Si chiama Riccardo Viti: “Ho fatto una bischerata” 09 maggio 2014 07:58Cronaca Firenze L’arresto di Riccardo Viti E’ stato preso dalla Polizia il presunto omicida della giovane romena trovata crocifissa e violentata il 5 maggio alle porte di Firenze. Secondo le indagini, l’uomo sarebbe anche responsabile di altre simili violenze avvenute negli scorsi anni. E’ un idraulico fiorentino di circa 55 anni, si chiama Riccardo Viti, lavora a Careggi. L’uomo è stato preso nella sua casa di via Locchi, alla immediata periferia nord di Firenze, nei pressi dell’ospedale di Careggi. Polizia e Carabinieri hanno perquisito stamani la sua casa. Adesso sono in corso anche gli accertamenti per verificare la corrispondenza dei dati biologici con le tracce del dna isolate dal Racis dei Carabinieri in alcuni precedenti casi simili, dove le vittime erano sopravvissute. Secondo quanto appreso, si sarebbe giunti all’identificazione dell’uomo arrestato anche attraverso le indagini delle ultime ore, basate sulla sua descrizione da parte delle donne che avrebbe violentato negli scorsi anni. Avrebbe fatto alcune ammissioni, circa la violenza sulla giovane prostituta trovata seviziata ed uccisa a Ugnano. ”Sono finito. Ormai non mi salva nessuno: sono le parole pronunciate da Viti, al momento dell’arresto, quando è stato bloccato da polizia e carabinieri. “Speravo la trovassero” “Ho fatto una bischerata. Speravo la trovassero come le altre”: è quanto avrebbe detto Riccardo Viti arrestato per la violenza e l’omicidio di Andreea Cristina Zamfir, la giovane romena trovata crocifissa tra Firenze e Scandicci, riferendosi ai precedenti casi simili nei quali le donne violentate e legate erano state trovate e salvate. L’auto di Viti seguita grazie alle telecamere A Riccardo Viti gli investigatori sono arrivati anche ricostruendo tutto il percorso della sua auto, da quando ha preso a bordo la ragazza fino all’arrivo in via del cimitero di Ugnano, con le videoregistrazioni delle telecamere di sicurezza disseminate lungo il percorso. Al momento dell’arresto l’uomo aveva con se’ anche il giubbotto indossato quella sera. Le immagini hanno consentito alla polizia di ricostruire il percorso fatto la notte tra il 4 ed il 5 maggio dal Fiat Doblò grigio di Viti dal momento in cui l’uomo ha preso a bordo la prostituta nella zona del parco delle Cascine all’arrivo nei pressi della strada che si perde in mezzo ai campi di Ugnano, interrotta dalla sbarra alla quale il corpo della ragazza era stato legato. L’auto di Viti è stata trovata parcheggiata nei pressi dell’abitazione dell’uomo e sequestrata. Viti sospettato per altri nuovi episodi di violenza Viti, arrestato per la violenza e l’omicidio di Andreea Cristina Zamfir, è fortemente indiziato anche per altri nove episodi analoghi di violenza su prostitute. Il suo profilo genetico, secondo quanto emerso, coincide con il Dna rilevato su luogo dell’omicidio e con quello trovato in altri tre casi precedenti. Tra i casi in cui è stata riscontrata la presenza del profilo genetico di Riccardo Viti, quello del marzo del 2013, quando una prostituta di 46 anni fu trovata, viva, legata a una sbarra nello stesso modo della ventiseienne romena. Anche in quel caso la donna era stata legata con del nastro adesivo bianco e verde con stampata la sigla dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi. Il pm interroga Viti su tutti episodi Il pm Paolo Canessa sta interrogando l’idraulico Riccardo Viti, 55 anni, non solo sull’omicidio della romena Andreea Cristina Zamfir, ma anche su tutti gli episodi di aggressione e sevizie sessuali a prostitute di cui dal 2006 ad oggi è stata fatta denuncia dalle vittime. Viti è in questura da circa tre ore. Nell’interrogatorio, secondo quanto appreso, vengono ripercorsi con l’arrestato tutti i fatti con modalità analoghe di cui Viti potrebbe essere il responsabile. L’idraulico viene sentito al primo piano della questura dove c’è la squadra mobile. Riccardo Viti è assistito da un avvocato d’ufficio. Non ha precedenti penali e risulta essere incensurato. I genitori di Viti: “Non diciamo nulla” Sono chiusi in casa nella loro abitazione di via Locchi a Firenze, in zona Careggi, i genitori di Riccardo Viti, arrestato stamani con l’accusa di essere il maniaco delle prostitute di Firenze. Alcuni giornalisti stamani hanno bussato alla porta dell’abitazione. Da dentro una signora, probabilmente la madre di Viti, si è limitata a rispondere: “andate via, non dico nulla, non vi dico nulla”. “Stiamo soffrendo, stiamo soffrendo”. E’ quanto si sono limitati a rispondere i genitori. Viti abita con la moglie, una signora dell’Est, e con il figlio di lei, un adolescente, in un appartamento comunicante con quello dei suoi genitori. L’appartamento è al secondo piano di un palazzo di sei piani. Al piano terra c’è una rimessa della famiglia Viti, dove Riccardo e il padre tengono gli attrezzi di lavoro: il locale, così come il furgone, è stato sequestrato dalla Squadra Mobile di Firenze. I vicini: “Gentile ma strano e infantile” Una persona gentile anche se “un po’ ruvido e strano, a volte infantile”. Così i vicini descrivono Riccardo Viti, l’uomo arrestato stamani con l’accusa di essere il maniaco delle prostitute a Firenze. I vicini si dicono sconvolti. Molti conoscono sia lui che i suoi genitori, che vengono definite persone “bravissime”. In base a quanto raccontato dai vicini Viti è sposato. La moglie è dell’Est e ha un figlio adolescente da una precedente relazione, che frequenta e scuole superiori e che abita con loro. Viti è diplomato in ragioneria, ma non avendo un impiego da anni lavora con il padre che fa l’idraulico. Nel tempo libero insegna o fa l’arbitro di karate. La moglie lavora in un’azienda di pulizie che ha un appalto con l’ospedale fiorentino di Careggi. Un dettaglio significativo visto che alcune delle prostitute seviziate sono state legate con del nastro adesivo dell’azienda sanitaria. Una vicina, che stamani ha assistito all’arresto, racconta di averlo visto uscire in manette accompagnato dagli agenti. Dice di non conoscerlo troppo bene ma di essere rimasta colpita una volta quando in un supermercato lo vide con la madre mentre comprava dei prodotti “per lui ma più adatti ad un bambino”. Viti, la moglie e il ragazzo abitano in un appartamento in zona Careggi, comunicante con quello dei genitori dell’uomo, che però ha ingresso su un’altra strada. Per Viti 15 anni di sadismo con le prostitute Riccardo Viti, 55 anni, avrebbe praticato il suo gioco erotico sadico con le prostitute di Firenze da quando aveva 40 anni. E’ quanto stimano gli investigatori della Squadra Mobile di Firenze in base ai risultati della perquisizione, al racconto dell’indagato e al profilo psicologico che starebbe emergendo su di lui. Pertanto, anche se è difficile stabilirlo, potrebbero essere decine gli incontri di Viti con prostitute consenzienti alla sua richiesta di prestazioni particolari. Il compagno della vittima fuori dalla Questura Il compagno di Andreea Cristina Zamfir, la 26enne romena trovata morta sotto un cavalcavia a Firenze lunedì scorso, si e’ presentato fuori dalla questura questa mattina, dopo l’arresto del presunto responsabile dell’omicidio. L’uomo, Yean Ion Manta, 36 anni, romeno, piange e appare visibilmente scosso. La coppia ha due figli, di 4 e 2 anni, che vivono in Romania con i genitori dell’uomo. “Sono molto felice per questa notizia” ha detto l’uomo che ha poi precisato: “Andreea Cristina non si drogava e non si prostituiva. A casa non avevamo i soldi per mangiare”. “La sera in cui e’ morta – ha aggiunto – Cristina uscì intorno alle 22, mi disse che aveva un appuntamento di lavoro come baby sitter. Poi non l’ho più sentita, non ha più risposto al telefono e ai miei sms”. “La fine di Cristina – ha detto ancora – è tutta colpa di sua madre, che l’ha abbandonata sei anni fa alla stazione come se fosse un bagaglio. Da sei anni non sa nulla di lei e adesso le interessa solo perché è morta”. La madre all’arrestato, sei il mostro? Lui ammette: “Non pensavo morisse. Ho fatto una c…a” “Ma che sei te il mostro di Ugnano?”. “Sì, sì, l’ho fatto io, non pensavo che morisse, ho fatto una cazzata”. Così, a una reazione dell’anziana madre durante l’arresto stamani, l’idraulico Riccardo Viti ha fatto prima ammissione mentre la squadra omicidio della questura di Firenze lo stava arrestando nella sua casa di via Locchi dove vive con gli anziani genitori. La polizia ha raggiunto la casa all’alba e ancora tutti dormivano. Mentre, durante la perquisizione, il padre ottantenne di Viti è rimasto seduto in silenzio senza parlare, l’anziana moglie ha reagito rivolgendosi al figlio con una serie di domande: “Ma che hai fatto? Ma che sei te il mostro di Ugnano?”. Riccardo Viti alle sollecitazioni della mamma ha confermato di essere il responsabile dell’omicidio avvalorando quando già gli investigatori avevano ricostruito con le indagini. Trovati dei manici di scopa Due manici di scopa sono stati trovati dalla polizia scientifica e dalla squadra mobile nel corso di una perquisizione in un garage nella disponibilità di Riccardo Viti, arrestato per la violenza e l’omicidio di Andreea Cristina Zamfir, la giovane romena trovata crocifissa alle porte di Firenze. La donna era stata violentata usando proprio un pezzo di legno. Su uno dei manici c’erano tacche intagliate, come se servissero a indicare la misura del pezzo di legno. Viti aveva parte bastone usato per violenza Nel garage in uso a Riccardo Viti è stata trovata anche la parte del bastone usato per la violenza su Andreea Cristina Zamfir. L’altra parte del pezzo di legno era stato trovato nel corpo della 26enne romena. Nel locale sono stati sequestrati anche altri bastoni e fascette da elettricista che Viti ha raccontato di aver usato per legare le prostitute in alcuni altri casi precedenti. Dna dell’arrestato sul luogo dell’omicidio Il profilo genetico di Riccardo Viti, arrestato per la violenza e la morte di Andreea Cristina Zamfir, la giovane romena trovata crocifissa alle porte di Firenze, coincide con il Dna trovato sul luogo del delitto. La svolta delle indagini dal ricordo di un poliziotto del 113 di Firenze Il ricordo di un poliziotto del 113 di Firenze ha dato la svolta alle indagini che hanno portato all’arresto di Riccardo Viti come autore dell’omicidio di Ugnano e delle sevizie sessuali alla prostitute. L’agente, che ora lavora alla squadra mobile, si è ricordato di un intervento con la volante di circa 2 anni fa richiesto da prostitute in cui emergevano modalità di violenza analoghe a quelle dell’inchiesta. Furono identificate delle persone fra cui lo stesso Riccardo Viti. Il poliziotto ha ricercato negli archivi l’atto in cui era riportato quell’intervento sulla strada e da li è stato recuperato il nominativo di Viti permettendo di attivare accertamenti mirati anche sull’idraulico di Rifredi, che finora era incensurato. Secondo quanto emerge, la richiesta di un intervento al 113 fu fatta per una discussione scaturita, sembra, proprio per la richiesta di un particolare gioco erotico. La similitudine di quell’episodio di due anni fa con i fatti su cui già indagavano i carabinieri e con le circostanze dell’omicidio di Ugnano, del 5 maggio scorso, hanno convinto gli investigatori ad approfondire questa pista suggerita dal ricordo del collega. Secondo quanto poi appreso, l’idraulico Riccardo Viti venne fermato e identificato da una pattuglia del 113, fra il 30 aprile e il 1 maggio 2012, durante una lite con una prostituta. Uno dei poliziotti della volante si è ricordato di questo singolo episodio e lo ha evidenziato ai dirigenti della squadra mobile dove presta servizio adesso. Da questo ricordo, la svolta alle indagini che si sono indirizzate sull’idraulico. Il poliziotto, un assistente capo, ricordava che il motivo della lite in strada, in piazza Gaddi a Firenze, era proprio la modalità di gioco erotico che l’idraulico voleva praticare con la prostituta e che la donna rifiutava di accettare. La discussione fu notata dalla volante e per questo gli agenti si fermarono per accertare cosa stesse succedendo. Il nome di Viti è quindi rimasto scritto nel rapporto che fu fatto quella volta e che nei giorni scorsi è stato recuperato dagli archivi del 113. Dal momento che Viti risulta incensurato, sarebbe altrimenti rimasto difficile per gli investigatori individuarlo tra gli individui sospettati in base a specifici precedenti per reati di violenza sessuale. Tra gli indizi i danni all’auto di Viti L’auto di Riccardo Viti, una Fiat Doblò, era riconoscibile perchè ha una macchia sul tettuccio, manca di una borchia copri-cerchio e ha dei graffi sulla carrozzeria. Anche in base a questi indizi, raccolti da testimonianze, la squadra mobile di Firenze ha potuto individuare il mezzo con cui l’idraulico si spostava tra i luoghi della prostituzione di Firenze e le zone isolate dove infliggeva alle prostitute un gioco erotico sadico. Amici della vittima, si prostituiva ogni tanto La romena Andreea Cristina Zamfir “si prostituiva ogni tanto per dar da mangiare ai suoi due bambini e per avere soldi da inviare ai parenti in Romania”. Lo hanno detto alcuni amici della vittima del maniaco seriale delle prostitute di Firenze mentre aspettano sotto il palazzo della questura gli esiti dell’interrogatorio di Riccardo Viti, l’idraulico di 55 anni arrestato per la morte della romena e per le aggressioni e sevizie ad altre prostitute. La romena si prostituiva nella zona del Parco delle Cascine. Il questore: “Abbiamo preso la bestia” Soddisfazione “perché la squadra mobile ed i carabinieri sono riusciti a catturare la bestia” è stata espressa dal questore di Firenze, Raffaele Micillo. Era stato lo stesso questore, ieri, a definire l’autore del gesto “una bestia”, pur dispiacendosi, aveva detto, di paragonarlo agli animali. L’uomo arrestato, ha aggiunto Micillo, “è sicuramente responsabile del gesto e, probabilmente, degli altri fatti simili riscontrati precedentemente”. Pansa si congratula con il questore di Firenze Il capo della polizia Alessandro Pansa ha chiamato il questore di Firenze Raffaele Micillo per congratularsi con gli investigatori della polizia fiorentina per l’arresto del responsabile dell’omicidio della donna romena. Il prefetto: “Un lavoro straordinario da parte delle forze dell’ordine” “Bravi polizia e carabinieri”. Così il prefetto di Firenze Luigi Varratta che si è complimentato con il questore Raffaele Micillo e il comandante provinciale dell’Arma Andrea Taurelli Salimbeni dopo l’arresto dell’omicida della giovane rumena. “E’ stato svolto un lavoro straordinario – ha detto Varratta – che ha permesso di assicurare alla giustizia con eccezionale tempestività un pericoloso assassino”. L’arrestato aveva il nastro adesivo Nastro adesivo simile a quello usato per “crocifiggere” Andreea Cristina Zamfir, la giovane romena violentata e uccisa a Firenze, è stato trovato a casa di Riccardo Viti, l’uomo arrestato stamani. Si tratta di nastro adesivo bianco e verde con la sigla dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi, dove lavora la moglie dell’uomo. La psichiatra, violenza sadica e perversa “I contorni della vicenda sono ancora da definire ma sembrano volgere verso una violenza sadica e perversa in una persona che apparentemente non presenta disturbi mentali”: Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria, commenta così l’arresto a Firenze di Riccardo Viti, accusato della morte di Andreea Cristina Zamfir, la giovane romena trovata crocifissa. Lo fa rispondendo all’ANSA attraverso l’ufficio stampa dell’Azienda ospedaliera di Perugia. Mencacci partecipa oggi a Passignano sul Trasimeno a un convegno sul trattamento del paziente in un dipartimento di salute mentale interaziendale. Incontro promosso dall’Azienda ospedaliera e dall’Università di Perugia. “La violenza sulle donne – sostiene Mencacci – rappresenta un punto doloroso della nostra società. Che non accenna a diminuire ma anzi tende a perseverare nonostante sia accresciuta la sensibilità sul problema. Bisogna tenere conto che oggi una donna viene uccisa in media ogni tre giorni”. Secondo il presidente della Società italiana di psichiatria “in un caso come quello di Firenze, la donna viene sottoposta a una duplice violenza: il traffico della prostituzione e l’esposizione sadica ai clienti”. ORE 14.15 – madre e sorella della vittima arrivano in Questura La madre e la sorella di Andrea Cristina Zamfir sono arrivate alle 14 alla questura di Firenze accompagnate dallo stesso questore Raffaele Micillo. Con le due donne anche un avvocato messo a disposizione dall’ambasciata di Romania. Le due donne sono state fatte salire agli uffici da un accesso secondario della questura. Col questore parleranno della restituzione della salma e del desiderio di seppellire la vittima dell’omicidio di Ugnano a Montesarchio (Benevento). Finito l’interrogatorio, Viti va in carcere e gli urlano ‘carnefice’. Fermo per l’omicidio E’ finito negli uffici della Squadra Mobile di Firenze l’interrogatorio di Riccardo Viti, arrestato come maniaco seriale delle prostitute di Firenze. L’idraulico viene portato ora nel carcere di Sollicciano. L’ interrogatorio è durato tutta la mattina, per circa sette ore. Fermo per omicidio: questo il provvedimento adottato a conclusione dell’interrogatorio di Riccardo Viti in questura a Firenze, accusato di aver ucciso Andreea Cristina Zamfir, la giovane romena trovata crocifissa. ”Carnefice di merda! Impiccati!”. Così un cittadino ha urlato a Riccardo Viti, arrestato come maniaco delle prostitute di Firenze, mentre scortato dagli agenti fuori dalla questura veniva condotto su un’auto di servizio e portato in carcere a Sollicciano. Il procuratore: “Confessione piena per Viti”. Il procuratore: “Il mostro è l’uomo della porta accanto” Riccardo Viti ”ha confessato pienamente, ha cominciato a fare le prime ammissioni già al momento della perquisizione”. Lo ha detto il procuratore capo facente funzioni della Procura di Firenze, Giuliano Giambartolomei, aprendo la conferenza stampa in questura. ”Quello che è stato definito mostro è l’uomo della porta accanto. Una persona normale che ha un’attività lavorativa, che è regolarmente sposato e con un figlio della convivente”. Lo ha detto il procuratore capo facente funzione Giuliano Giambartolomei nella conferenza stampa descrivendo Riccardo Viti. Viti accusato di omicidio volontario, di sequestro di persona e violenza sessuale Omicidio volontario aggravato dall’atto sessuale, sequestro di persona e violenza sessuale sono le principali accuse evidenziate dal pm Paolo Canessa nel provvedimento di fermo per omicidio firmato al termine dell’interrogatorio a Riccardo Viti, l’idraulico di Firenze arrestato per l’omicidio della prostituta romena Andreea Cristina Zamfir del 5 maggio. Il procuratore capo: “Caso risolto in 4 giorni, prova dna è stata decisiva” ”Abbiamo avuto la prima segnalazione” dell’omicidio di Andreea Cristina Zamfir ”alle ore 10 del 5 maggio scorso, oggi possiamo dire con certezza che il caso è stato risolto in meno di 4 giorni con il massimo impegno di tutti, di polizia e carabinieri. Massimo impegno significa non dormire, non mangiare per arrivare al risultato”. Lo ha detto nella conferenza stampa il procuratore facente funzione di Firenze Giuliano Giambartolomei sulla vicenda del maniaco seriale delle prostitute per cui è stato fermato l’idraulico Riccardo Viti. ”E’ stata decisiva la prova del dna riscontrato in questo ultimo fatto (l’omicidio di Andreea Cristina Zamfir, ndr) insieme ai risultati del dna delle tre aggressioni precedenti” a prostitute. Così il procuratore Giuliano Giambartolomei nella conferenza stampa sul fermo per omicidio di Riccardo Viti. Parla il pm Canessa: “Viti ha subito ammesso. Ha anche detto di essere responsabile di altri fatti simili. Ha una tendenza sadica” ”L’indagato di questa vicenda ha subito ammesso le sue responsabilità già durante la perquisizione e nell’interrogatorio si è dimostrato molto lucido e coerente continuando a confermare col suo racconto quanto già sapevamo dell’omicidio del 5 maggio scorso”. Lo ha detto il pm Paolo Canessa in conferenza stampa al termine dell’interrogatorio di Riccardo Viti. Canessa ha detto di aver accertato finora l’omicidio della romena Andreea Cristina Zamfir ma, ha aggiunto, ”l’indagato ha subito fatto presente di essere responsabile di altri fatti. Non ha una memoria precisa di quanti, ha detto di ricordarsi di 3-4 episodi, forse di più, ad ogni modo ha confermato la sua condotta”. Riccardo Viti avrebbe ”una tendenza sessuale particolare, un che di sadico, si soddisfa sessualmente vedendo soffrire”. Questo, al momento, il movente individuato dal pm Paolo Canessa per spiegare le violenze sessuali a prostitute inflitte dall’idraulico arrestato stamani a Firenze. L’indagato, ha aggiunto il pm Canessa, avrebbe sviluppato il suo sadismo sessuale ricordando ”fumetti letti da ragazzo”. ”L’indagato – ha detto il pm Paolo Canessa – ha presente il suo vissuto, dire che è un uomo comune è corretto, aveva evidentemente qualche scompenso psichiatrico e viveva la sua sessualità con una certa devianza”. Viti al pm, sono andato oltre Ha detto di essere ”andato oltre” con Andreea Cristina Zamfir e comunque di procedere nel suo gioco erotico solo quando aveva il consenso delle prostitute. Lo ha riferito il pm Paolo Canessa nella conferenza stampa a proposito dell’interrogatorio di Riccardo Viti. ”L’indagato è stato molto lucido nel difendersi perchè ha raccontato che finchè queste prostitute erano consenzienti, si sentiva tranquillo, mentre se qualcuna reagiva, ha raccontato che lui scappava, andava via” e le lasciava lì sul posto. Riccardo Viti sceglieva casualmente le prostitute, anche in base alla loro disponibilità a subire il gioco erotico che gli proponeva. Per le prestazioni pagava ”150 euro all’inizio, poi – ha detto al pm Canessa – da quando sono disoccupato cerco di risparmiare”. La prestazione con Andreea Cristina Zamfir era stata pattuita per 30 euro. Prelievo coattivo del dna a Viti Il pm Paolo Canessa ha stabilito di applicare la norma che consente di eseguire un prelievo coattivo del dna, cosa effettuata su Riccardo Viti, e che ha permesso di associare il suo codice genetico ai risultati del campione biologico trovato sul nastro adesivo con cui aveva legato le braccia di Andreea Cristina Zamfir, la prostituta romena trovata morta uccisa ad Ugnano il 5 maggio scorso. Questo dna, al momento, corrisponde anche allo stesso dna di uno dei tre casi precedenti individuati dal Racis dei carabinieri: è stato possibile fare un riscontro veloce grazie alla disponibilità di un perito che ha curato i due casi. Tuttavia il Racis dei carabinieri aveva anche rilevato che nei tre precedenti episodi di aggressione prima dell’omicidio l’aggressore aveva lo stesso dna. E’ quanto emerso nella conferenza stampa alla questura di Firenze sul fermo di Riccardo Viti. Il questore: “Per arresto ho passato notti insonni” “Non abbiamo dormito, non abbiamo perso un momento, ci siamo fiondati sul caso e siamo riusciti a dare un nome a questo signore”. Così il questore di Firenze Raffaele Micillo commentando l’arresto del presunto omicida della 26enne romena trovata morta sotto un cavalcavia a Firenze”. “Per il successo delle indagini, ha precisato Micillo, è stato fondamentale l’intuito di in nostro agente, che ha ricordato un intervento fatto per una lite in strada, il primo maggio del 2012, tra una prostituta e in signore, che poi si è rivelato l’omicida della 26enne”. “Grazie a lui – ha aggiunto – siamo risaliti al nome”. Viti, ‘Quando strillavano scappavo’. Era senza telefonino con le prostitute ”Quando le donne strillavano” per il dolore ”io scappavo e le lasciavo lì perchè avevo paura di essere scoperto da qualcuno”. Così, in un passaggio del suo interrogatorio, l’idraulico Riccardo Viti rispondendo alle domande del pm Paolo Canessa. Quando Riccardo Viti decideva di approcciare una prostituta per praticare con lei il suo gioco erotico sadico aveva l’accorgimento di andarci lasciando il cellulare a casa. E’ quanto emerso dalle indagini della Squadra Mobile di Firenze, dove si interpreta questa circostanza come un atteggiamento lucido dell’indagato per non essere eventualmente rintracciato attraverso le celle telefoniche. Un prostituta riconosce il maniaco in immagini del tg . La telefonata mentre era in corso la conferenza stampa Una prostituta ha riconosciuto Riccardo Viti, l’uomo fermato per l’omicidio della ventiseienne romena Andreea Cristina Zamfir, nelle immagini dell’arresto diffuse oggi dalla polizia e trasmesse dai telegiornali. La donna ha chiamato un poliziotto mentre era ancora in corso la conferenza stampa in questura, dicendo di aver riconosciuto nel cinquantacinquenne l’uomo che in passato l’aveva seviziata legandola e usandole violenza. Il pm: “Dalle indagini passate non emersa serialità” Riguardo ai sei episodi di violenza analoghi a quello degenerato nella morte della ventiseienne romena, su cui nei giorni scorsi si sono incentrate le indagini sul maniaco di Firenze, in passato “non era emersa la serialità” poiché erano “divisi territorialmente per competenza” tra due procure diverse”, quelle di Firenze e Prato. Così il pm Paolo Canessa, rispondendo in conferenza stampa ai giornalisti alla domanda sul perché il maniaco non fosse stato individuato prima. “Certo – ha aggiunto senza concludere la frase – se fossero stati messi insieme prima forse…”. Ma “si tratta di una situazione – ha precisato il magistrato – in cui si partiva da buone indagini dei carabinieri, che avevano cercato di mettere insieme alcuni fatti” simili. Un ‘incastro’ di indizi, da Doblò a ricordo agente È un incastro di indizi quello che ha permesso agli inquirenti di identificare Riccardo Viti, l’idraulico fiorentino di 55 anni sottoposto a fermo per l’omicidio di Andreea Cristina Zamfir, la ventiseienne romena trova morta sotto un cavalcavia a Firenze. Un Fiat Doblò grigio metallizzato, come quello che i carabinieri avevano individuato in alcuni episodi di violenze precedenti, è stato immortalato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza mentre percorreva il parco delle Cascine, a Firenze, la sera della morte della prostituta romena. Alla guida dell’auto, avrebbero scoperto gli investigatori di lì a poco, c’era il maniaco. A questo elemento si è aggiunto quello del profilo del maniaco, elaborato grazie alle testimonianze delle vittime di episodi analoghi, raccolte dai carabinieri e dalla squadra mobile di Prato a partire dal 2006. Decisivo poi l’intuito di un agente della squadra mobile di Firenze. Il poliziotto si è ricordato di un intervento per una lite tra un cliente e una prostituta che aveva fatto nel maggio 2012 quando era in servizio alla squadra volante. Quel cliente, identificato nell’occasione, era proprio Riccardo Viti. Il difensore di Viti, cercava il gioco erotico “Una persona estremamente timida, introversa e ora anche molto provata e dispiaciuta da quanto è successo”. Così l’avvocato Alessandro Benelli, difensore d’ufficio di Riccardo Viti, descrive il 55enne arrestato stamani con l’accusa di aver l’accusa di aver violentato e ucciso Andreea Cristina Zamfir, la giovane prostituta romena trovata crocifissa. “Non è certo, né una bestia, né un carnefice”, aggiunge l’avvocato presente oggi all’interrogatorio del pm. “Quanto è successo – prosegue Benelli – sembra proprio avvenuto in un contesto di ricerca di un gioco erotico”. Viti, che dovrebbe comparire davanti al gip per l’interrogatorio di convalida già lunedì o al massimo martedì, secondo il suo difensore “da tempo aveva queste pulsioni sessuali, certamente non rare, che sfociavano in giochi erotici praticati con prostitute”. Nardella,Firenze sicura, non è una città di mostri “Firenze è una città sicura, con forze dell’ordine professionalmente preparate: sono davvero contento, oggi è una bella giornata. Abbiamo anche dato una risposta a chi, anche indirettamente, ha voluto insinuare che esista un mostro di Ugnano, o che Firenze sia una città popolata da mostri”. Così, in Palazzo Vecchio, a margine dei lavori di State of The Union, il vicesindaco del capoluogo toscano Dario Nardella ha commentato l’arresto di Riccardo Viti per l’aggressione mortale costata la vita ad Andreea Cristina Zamfir. “Chiaramente – ha aggiunto Nardella – per una valutazione definitiva aspettiamo le considerazioni finali sui contenuti della confessione” rilasciata dall’uomo arrestato stamani. “Ma voglio fin d’ora complimentarmi con le forze dell’ordine e gli investigatori – ha concluso- , perché hanno compiuto un lavoro straordinario”. Renzi, in un periodo di polemiche siamo grati alle divise “In questo periodo è forte la polemica sulle istituzioni, lo Stato e chi veste la divisa” ma l’arresto dell’uomo accusato di aver ucciso una prostituta a Firenze “dimostra che lo Stato c’è, è forte, è presente e che bisogna essere grati a chi veste la divisa”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi a margine di una cerimonia a Firenze. Alfano, preso potenziale serial killer Il caso della donna crocifissa a Firenze “è stato risolto rapidamente ed è motivo di soddisfazione: abbiamo tolto dalla strada un potenziale serial killer, perchè chi fa un omicidio del genere tende a ripetere lo stesso crimine”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano, intervistato dal Gr1. Aver catturato l’omicida, ha aggiunto Alfano, “significa aver reso più sicura una comunità, una città. Ringrazio di cuore magistrati e la polizia, abilissima a dare risultati in tempi molto rapidi”. Cristina Scaletti ringrazia Forze dell’Ordine e Magistratura per l’arresto del presunto omicida di Cristina Zamfir La notizia dell’arresto del presunto omicida di Andreea Cristina Zamfir impone un primo pensiero alla vittima della brutale aggressione. Poi, subito dopo, un ringraziamento alle Forze dell’Ordine e all’Autorità Giudiziaria per come hanno agito e per l’efficace coordinamento. Ci domandiamo spesso quali misure adottare per contrastare i fenomeni delinquenziali: ecco, dimostrare fermezza e capacità investigative è indubbiamente un serio deterrente per fronteggiare la criminalità e garantire sicurezza ai nostri concittadini. Anfp, straordinario risultato polizia “Ci rallegriamo per lo straordinario risultato ottenuto dalla Squadra Mobile di Firenze, che in un tempo brevissimo ha condotto brillantemente le indagini che hanno portato all’arresto di Riccardo Viti, autore del brutale ed efferato omicidio della giovane romena Andrea Cristina Zamfir, oltre che di numerose precedenti aggressioni”. Lo dice Lorena La Spina, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia. “In pochi giorni – sottolinea La Spina – la città è stata liberata dall’angoscia di una nuova stagione di violenze, che sembrava aver risvegliato l’incubo vissuto per molti anni da tutta la comunità. Operazioni come questa – aggiunge – dimostrano la vitale importanza degli organi investigativi e di tutti gli apparati preposti al controllo del territorio. L’inesauribile e preziosa fonte di conoscenza dei singoli contesti di riferimento che essi assicurano, si rivela strategica anche per il proficuo svolgimento delle attività di indagine. Questa è la Polizia di Stato: vicina alla collettività, ogni giorno sulle strade, impegnata instancabilmente nelle attività di prevenzione e repressione dei reati, al pari che nei servizi di ordine pubblico e nelle operazioni di soccorso”. Anfp, città liberata da incubo già vissuto ‘In pochi giorni la città è stata liberata dall’angoscia di una nuova stagione di violenze, che sembrava aver risvegliato l’incubo vissuto per molti anni da tutta la comunità”. Così il segretario nazionale dell’Anfp (Associazione nazionale funzionari di polizia), Lorena La Spina, commenta ”lo straordinario risultato ottenuto dalla squadra mobile di Firenze che, in un tempo brevissimo” ha arrestato l’uomo accusato di aver seviziato e ucciso una prostituta. ”Operazioni come questa – spiega La Spina – dimostrano la vitale importanza degli organi investigativi e di tutti gli apparati preposti al controllo del territorio. L’inesauribile e preziosa fonte di conoscenza dei singoli contesti di riferimento che essi assicurano si rivela strategica anche per il proficuo svolgimento delle attività di indagine. Questa è la polizia di Stato: vicina alla collettività, ogni giorno sulle strade, impegnata instancabilmente nelle attività di prevenzione e repressione dei reati, al pari che nei servizi di ordine pubblico e nelle operazioni di soccorso. Questa è la sicurezza sulla quale bisogna credere ed investire, per il benessere del Paese e la serenità dei suoi cittadini”.

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