#25 – Donna uccisa. Trovato il suo corpo!

Pornostar trovata morta nel Garda, la polizia cerca nelle telefonate il luogo del delitto

Federica Giacomini, nota come Ginevra Hollander, è stata uccisa con violenti colpi alla testa e il suo corpo è stato inabissato nel lago. I tabulati conducono a casa del suo ex compagno
Anche in questa vicenda è il filo d’Arianna delle celle telefoniche dei protagonisti a dare informazioni su un omicidio. La morte violenta è quella di Federica Giacomini, l’attrice hard 43enne nota come Ginevra Hollander, ripescata cadavere dal lago di Garda. La partita a scacchi che gli agenti della squadra mobile di Vicenza hanno ingaggiato per scoprire l’omicida è invece quella con Federico Mossoni, 55enne bergamasco, già condannato negli anni Settanta per un delitto, indagato e principale sospettato della terribile fine di Federica. L’autopsia ha già detto che la donna è stata ammazzata con violenti colpi alla testa; poi il suo corpo è stato inabissato nel lago, a Brenzone, in una sorta di bara di plastica.

Il rebus da risolvere ora – determinante anche per radicare l’inchiesta sul delitto, attualmente in mano alla Procura di Vicenza – è dove la donna è stata uccisa. Molti elementi, si è appreso da fonti investigative, porterebbero alla casa che Giacomini aveva a Pescantina (Verona), vicino al lago di Garda. Sarebbero i tabulati telefonici di lei e di Mossoni a indicare questo come il luogo dell’omicidio. L’analisi delle chiamate evidenzia i momenti in cui Mossoni e Federica – che vivevano in una casa in affitto a Vicenza – si telefonano, da luoghi distanti, ma anche quando sono vicini. O vicinissimi: a un certo punto, a gennaio 2014, Mossoni continua a chiamare il cellulare di Federica quando questo risulta essere nello stesso luogo da dove lui le telefona (o finge di telefonarle): a Pescantina. Fino a che, il 19 gennaio, il cellulare di Federica diventa muto e non si riattiva più.

Quando Mossoni torna a Vicenza, il suo cellulare è attivo. E quello della compagna no. Sempre i tabulati telefonici dimostrano che tra fine gennaio e inizio febbraio, all’epoca della scomparsa della vittima, Mossoni tenta freneticamente di mettersi in contatto con un barcaiolo di Brenzone. Molti esercizi d’inverno sono chiusi, per cui si arriva facilmente a identificare il noleggiatore della barca – l’unico aperto in quel periodo – con la quale Mossoni, fingendosi un biologo marino, avrebbe poi portato la cassa di plastica con il corpo di Federica nel Garda. Il barcaiolo non è indagato nell’inchiesta. Era talmente convinto di avere per cliente un biologo vero, e d’averlo aiutato a buttare in acqua quella strana strumentazione zavorrata, che quando martedì scorso i sommozzatori hanno riportato in superficie l’involucro l’uomo, da riva, si è messo le mani nei capelli e il suo sguardo si è fatto sgomento.

A lui, diventato quindi il testimone chiave, gli agenti sono arrivati con la perseveranza a il fiuto da investigatori: per due volte l’uomo aveva negato la circostanza,
forse temendo una verifica di natura fiscale, per poi ammettere solo qualche giorno fa il contatto con l’assassino. “Si, è vero”, ha detto alla polizia raccontando di quel finto biologo che voleva portare la voluminosa cassa azzurra nel punto più profondo del lago.

http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/06/19/news/pornostar_trovata_morta_nel_garda_la_polizia_cerca_nelle_celle_telefoniche_il_luogo_del_delitto-89460991/?ref=HR

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