Italiano, ex primario di ginecologia, condannato per violenza sessuale su minori

Pedofilia, ex primario catanzarese condannato a sette anni

Martedì, 05 Ottobre 2010 19.55
Si e’ concluso con una condanna a sette anni di reclusione ed al risarcimento del danno alle parti civili il processo a carico di P. T., 73enne catanzarese ex primario di ginecologia, inizialmente imputato per violenza sessuale aggravata perche’ compiuta nei confronti di minori di 14 anni e atti sessuali con minorenni a danno di quattro parti offese, induzione alla prostituzione nei confronti di altri due minori di eta’ compresa fra 14 e 16 anni; tentata induzione alla prostituzione per un settimo minore.

I giudici del tribunale collegiale di Catanzaro hanno modificato il primo e piu’ grave capo d’accusa, riformulandolo in quello sanzionato meno gravemente di soli “atti sessuali con minori infraquattordicenni”, ed hanno concesso all’imputato le attenuanti generiche, cosi’ che la pena inflitta e’ risultata molto piu’ bassa di quella chiesta dal pubblico ministero, Simona Rossi, che aveva sollecitato 16 anni di reclusione. Una richiesta di dichiarare l’uomo colpevole era arrivata anche dai legali delle parti civili, gli avvocati Valerio Murgano, Enzo De Caro, Antonio Rania e Pasqualino Ledonne, che hanno ottenuto per i familiari dei propri assistiti risarcimenti liquidati in 50.000 euro ciascuno per i quattro minori con i quali l’imputato avrebbe compiuto atti sessuali, e 15.000 euro ciascuno agli altri due che sarebbero stati vittime dell’induzione alla prostituzione.
Si chiude cosi’ solo il primo capitolo di un processo lunghissimo, che va avanti da oltre 3 anni, dal momento che la sua prima udienza risale al lontano 26 giugno 2007. Ben piu’ datato il rinvio a giudizio del medico, mandato sul banco degli imputati il 21 marzo del 2006, dal giudice dell’udienza preliminare che ritenne quasi completamente fondato l’impianto accusatorio costruito dall’allora sostituto procuratore Simona Marazza, in cui si parla di bambini adescati con promesse di soldi, regali e denaro in cambio di sesso. Con queste accuse il medico fini’ in manette il 16 gennaio 2004, fra lo sconcerto di una citta’ che conosceva il medico come uno stimato professionista. Ad arrestarlo furono gli uomini della Squadra mobile della Questura, che diedero esecuzione ad un provvedimento di fermo emesso dal pm e poi non fu convalidato dal gip, il quale non ravviso’ il pericolo di fuga, ma sottopose comunque l’indagato agli arresti domiciliari (il giudice revoco’ la misura il 19 maggio seguente). Le indagini partirono a seguito di un esposto, che indusse i poliziotti a sorvegliare il medico, raccogliendo elementi ritenuti significativi alla verifica della denuncia contro di lui.

http://www.catanzaroinforma.it/pgn/news.asp?M1=1&news=24555

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