Donna uccisa. Picchiata o strangolata.

Uccisa nel suo appartamento,
interrogati ex fidanzato e la sorella
Daniela Vidoni, 49 anni, lavorava per una cooperativa socioassistenziale. E’ stata picchiata nel letto: aveva ecchimosi sul viso e sul collo. Era vestita e la porta chiusa da fuori

TREVISO—L’hanno trovata distesa sul letto, ancora vestita. Sul collo e sul viso, aveva dei chiari segni di ecchimosi, come se qualcuno l’avesse picchiata o addirittura strangolata. La porta del suo appartamento, in via Sicilia a Treviso, era chiusa da fuori. Tutto era in ordine, dentro. Ma lei era morta, non si sa ancora da quanto. Giallo a San Liberale, quartiere periferico di Treviso. Daniela Vidoni, 49enne dipendente della cooperativa «Insieme si Può», è stata trovata senza vita nella serata di giovedì. Sul posto il pm di turno, che ha disposto l’autopsia. Indaga la squadra mobile, che propende per un omicidio. La sorella e l’ex compagno sono stati interrogati. Sono sparite le chiavi dell’appartamento e dell’auto, che in un primo tempo non si trovava.

L’allarme era scattato nel pomeriggio, verso le 17. A chiamare i vigili del fuoco era stata Rina Biz, la presidente dell’ente per cui lavorava la donna. Daniela, sempre metodica, non si era infatti presentata a lavoro al mattino presto. All’inizio, le sue colleghe pensavano ad un ritardo dovuto al sonno. «Sarà rimasta a letto». Così, hanno iniziato a chiamarla ad intervalli di mezz’ora per gestire i turni della piccola casa di riposo dove lavora, a Treviso.

Quando però si sono accorti che l’assenza si prolungava, qualcuno ha deciso di avvisare la presidente. «Alle 16.30 sono stata io a decidere che era giunto il momento di capire cosa fosse accaduto», dice Biz. Una telefonata al 115, i pompieri che vanno in via Sicilia, al civico 13. Le scale, il terzo piano, la porta che cede alle tenaglie. Ed eccola, Daniela, distesa sul letto. Vestita e senza vita. Immediatamente, da prassi, sono scattate le telefonate al 118 e alla polizia. All’inizio, pareva una morte naturale. Un infarto o un malore. Da prassi, è stato chiamato sul posto il medico legale, il dottor Massimo Montisci di Padova. E qualcosa è iniziato a non quadrare. Sul collo di Daniela c’erano degli strani segni. Sembrava che qualcuno l’avesse strangolata.

Per accertamenti, è stata chiamata sul posto anche la dottoressa Valeria Sanzari, sostituto procuratore di turno. In pochi attimi è giunta anche la dirigenza della squadra mobile guidata da Roberto Della Rocca. Un giallo, che poi ha fatto accrescere i sospetti una volta osservati i dettagli dell’appartamento. Gli oggetti, ad esempio. Tutto sembrava in ordine. Se qualcuno è entrato, è entrato con lei. Ma la porta di ingresso, quella no. Era chiusa da fuori. Il dubbio era quello: una donna che vive da sola chiude la porta e poi la lascia lì? Oppure gira la chiave tre, quattro volte per sicurezza? Nel mentre, i vicini di casa uscivano e raccontavano le singole fotografie che le loro menti avevano scattato su Daniela. «Una donna sempre gentile, cortese, che amava fumare le sue sigarette e giocare al Lotto. L’hanno vista l’ultima volta mercoledì pomeriggio al Rok, il bar dei cinesi».

Poi è saltata fuori la storia dei dolori di cuore. «Era stata sposata, poi aveva divorziato». Le parole si accavallano tra le luci blu della polizia. «Dopo aveva convissuto con un altro uomo, che faceva dei lavori precari. Ma la storia era finita da poco. Forse era stata lei a lasciarlo». In questo giallo dove un po’ tutti sospettano l’omicidio, non si trova il filo conduttore. E allora restano solo le parole di Biz. Che descrive Daniela come una donna «bravissima, umanissima, precisissima», un’operatrice sociosanitaria «sempre sensibile con gli anziani, sempre buona, sempre disponile» che dopo aver fatto il corso aveva deciso di lavorare per la storica cooperativa. «Da tre anni era con noi. Ci mancherà, ci mancherà un sacco».

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/26-novembre-2010/operatrice-sociosanitaria-trovata-morta-suo-appartamento-sospetto-omicidio-1804249601600.shtml

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