2012: Sessantasette le donne vittime di relazioni finite

Dal Corriere la ricostruzione di delitti con donne vittime di fidanzati, ex fidanzati, mariti, ex mariti, persone alle quali erano legate. Questa lista conta 67 vittime. Mancano le prostitute vittime di clienti, le madri vittime di figli, le vittime collaterali, figli e nuovi partner o uomini lì presenti. In tutto #111 vittime ad oggi. Non tutti sono annoverabili tra i femminicidi. Per ciascuno di questi serve fare una analisi a parte per individuare i metodi di prevenzione. Molti dei delitti citati in basso invece vengono riportati con le stesse parole usate nelle cronache giornalistiche. Non deontologicamente corrette e dedicate ad un fenomeno delicato come questo. La maggior parte degli uomini che hanno commesso questi delitti si sono suicidati.

Da http://www.corriere.it/gallery/cronache/10-2012/spoon-river/01/strage-donne_1e466182-1a46-11e2-86bd-001bc48b3328.shtml#1

1) 5 gennaio – Antonella Riotino, 20 anni – «L’ho uccisa io. L’amavo, però volevo lasciarla». Comincia così la confessione di Antonio Giannandrea, 18 anni. La sera del 4 gennaio Antonio dà un appuntamento alla ragazza che da mesi si dichiarava pazza di lui, Antonella Riotino, 20 anni. Vuole chiudere la storia con lei. Una passeggiata lungo il centro di Putignano, nel Barese, poi una discussione in macchina. Ma Antonio aveva in tasca un coltellaccio da cucina. Vicino a casa di lei i due sono scesi. Lui le ha sbattuto la testa contro un muro, le ha stretto le mani al collo fino a farle perdere i sensi e alla fine le ha dato una coltellata alla gola e ha buttato il corpo in un dirupo. Per due giorni ha finto di cercarla, ha depistato gli inquirenti via Facebook. Poi la confessione.

2) 7 gennaio – Antonia Azzolini, 66 anni – L’hanno trovata morta nella stanza 448 dell’Hotel 7 mari di Bari. Antonia Azzolini, 66 anni, è stata strangolata il 7 di gennaio. All’alba del giorno dopo il mare ha restituito il corpo di un uomo su una spiaggia a nord della città: era suo marito Salvatore De Salvo, 64 anni. Per la loro storia una certezza e due ipotesi: la certezza riguarda il loro stato di povertà da quando lui aveva perso il lavoro, 7 anni fa. Le due ipotesi sono invece investigative: un omicidio suicidio, come si è pensato in un primo momento, oppure (come si è ipotizzato poi) un duplice suicidio programmato dai due che, in condizioni di indigenza, sentivano di aver perduto anche la dignità.

3) 9 gennaio – Fabiola Speranza, 44 anni – Una corsa tanto disperata quanto inutile. Fabiola Speranza, 44 anni, casalinga di Atripalda (Avellino), ha fatto appena in tempo a fuggire per una decina di metri. Suo marito, Michele Luigi Naccarelli, 47 anni, operaio in una azienda vinicola, l’ha raggiunta e le ha sparato sette colpi alle spalle con la sua 7.65. Avevano litigato, come ormai facevano spesso, davanti a due dei loro tre figli (20, 18 e 13 anni). Il loro rapporto era diventato uno scontro continuo e quando era comparsa la pistola lei aveva provato la fuga sapendo di non avere scampo. «Abbiamo litigato e l’ho ammazzata» ha confessato lui ai carabinieri che l’hanno arrestato.

4) 12 gennaio – Stefania Mighali, 39 anni – A 40 anni Pietro Fiorentino ne dimostrava almeno dieci di più, rovinato com’era dall’alcol e da una vitaccia alla quale non era più riuscito a dare un senso da quando fra lui e sua moglie era finita. Lei, Stefania Mighali, 39 anni, lo affrontava come meglio poteva, ma le crisi di quell’uomo crescevano di numero e di intensità e Stefania, per sopportarle, si armava ogni volta di un misto di pazienza e terrore. Finché all’alba del 12 gennaio lui non ha bussato per l’ultima volta alla sua porta, nel rione Palme di Trapani: forse ubriaco, di sicuro furioso. Ha accoltellato Stefania, non ha avuto pietà nemmeno della bimba avuta da lei, Daniela.

5) 12 gennaio – Daniela Fiorentino – Pietro Fiorentino non si è accanito soltanto contro la moglie, Stefania Mighali. Nella casa di Trapani dove l’ha uccisa a coltellate non è stato capace di fermarsi neanche davanti alle lacrime e alle urla della sua bambina, Daniela, otto anni appena. La bimba lo implorava di smetterla, di non fare del male alla mamma. Cercare di fermarlo con le parole era stato inutile. E allora, con tutto il coraggio che aveva trovato, si era avvicinata a quel padre-orco probabilmente in preda agli effetti dell’alcol. Lui le si è avventato contro e l’ha colpita all’addome senza pietà mentre la bimba tentava di difendere sua madre mettendosi fra lei e il padre.

6) 12 gennaio – Nunzia Rintinella – Ancora Pietro Fiorentino, ancora sangue in quella casa degli orrori di Trapani. Dopo aver ucciso la moglie Stefania e la figlia Daniela, Pietro si è lanciato come una furia contro la suocera Nunzia Rintinella, 77 anni, massacrata con un soprammobile che le ha spappolato la faccia. Vittima di quella follia omicida anche Hans, suo cognato disabile di 55 anni. Alla fine l’assassino ha trovato qualcosa di infiammabile, forse una bottiglia di qualche bevanda alcolica, forse un semplice fiammifero e ha dato fuoco alla casa. Mentre tutto bruciava si è buttato giù: cinque piani, lo schianto, l’epilogo di una storia molto nera.

7) 13 gennaio – Sharna Gafur Abdul – Lo zio con cui abitava a Monza l’ha ritrovata sul letto, in pigiama, con una sciarpa intorno al collo. Sharna aveva 18 anni e un marito in Bangladesh, il suo Paese d’origine. Da alcuni mesi aveva anche una relazione con un connazionale, anche lui sposato; la famiglia di lei era contraria. La mattina in cui è morta si sono scambiati alcuni sms, e il telefonino del ragazzo era nei pressi della sua abitazione. Di lui si è persa ogni traccia. Secondo gli inquirenti Sharna ha aperto la porta al suo assassino. Che, senza trovare resistenza, le ha appoggiato un ginocchio sul petto e ha stretto la sciarpa

8) 14 gennaio – Rosetta Trovato – Quarantuno anni lui, 38 lei, una figlia di 15. Massimo La Terra, dicono gli inquirenti che l’hanno arrestato, ha ucciso sua moglie, Rosetta Trovato, strangolandola. Già accusato del tentato omicidio del padre Angelo, nel 1999, Massimo, disoccupato e appassionato di Facebook, sembra chiedesse continuamente soldi alla moglie. Lei per mantenere lui e la figlia lavorava come collaboratrice domestica in alcune famiglie di Scicli, provincia di Ragusa. I vicini hanno raccontato di litigi continui. Qualcuno fra loro aveva consigliato a Rosetta di denunciare il marito che diventava sempre più violento. Non ne ha avuto il tempo.

9) 14 gennaio – Grazia Tarkowska, 46 anni – Una lite furibonda con il marito e lui che prende la pistola e spara. Grazia Tarkowska, 46 anni, non ha avuto scampo. Maurizio Foresi, un piccolo autotrasportatore di Civitanova Marche, ha sparato a distanza ravvicinata, davanti alla figlia diciottenne che è fuggita e ha poi chiamato i carabinieri. Scenate, tensioni, litigate fra la coppia erano ormai all’ordine del giorno, soprattutto da quando lui aveva problemi economici. Quando la pattuglia è arrivata sul luogo dell’omicidio, Maurizio Foresi si è barricato in casa. Ci sono volute ore di trattative con le forze dell’ordine perché uscisse e si arrendesse.

10) 15 gennaio – Enzina Cappuccio, 34 anni – Enzina Cappuccio, 34 anni, sei figli, poverissima e praticamente cieca. L’ha uccisa suo marito e coetaneo, Salvatore Giuliano, parcheggiatore abusivo. E per cercare di farla franca e disfarsi del cadavere ha chiesto aiuto a due persone (indagate). Enzina è stata presa a pugni, calci, morsi, cicche di sigarette sulla pelle, la testa sbattuta contro il pavimento e, siccome respirava ancora, alla fine è stata strangolata. «Ero ubriaco. Non avevo capito di averla uccisa» dirà lui interrogato dopo aver farneticato su una misteriosa aggressione in casa. Sembra che Enzina avesse osato protestare con lui perché guardava fotografie di donne sul telefonino.

11) 26 gennaio – Andrea Christina Marin, 22 anni – Andrea Christina Marin era una ballerina di 22 anni. L’hanno trovata con il cranio sfondato sulla spiaggia di Porto Potenza Picena, in provincia di Macerata. Le indagini hanno accertato che a ucciderla è stato il suo compagno, Sandro Carelli, 57 anni, arrestato assieme a suo figlio e ad altre due persone dalle quali si sarebbe fatto aiutare per la spedizione punitiva contro la sua donna, colpevole di averlo fatto innamorare e avergli chiesto dei soldi. La banda, capeggiata dal fidanzato della romena, ha aspettato Christina sotto casa: un sacchetto in testa e bastonate a volontà. Fino alla morte.

12) 4 febbraio – Leda Corbelli, 64 anni – Alle sette del mattino, a Niguarda, muore Leda Corbelli, una modenese di 64 anni, pensionata. Era dal 17 dicembre del 2011 che quella donna resisteva alla morte, con ustioni di terzo grado sul 70% del corpo e sofferenze indicibili nonostante le mille cure dei medici. A volere la sua fine, quel giorno di dicembre, era stato il suo uomo, Raffaele Fratantonio, 57 anni, ragusano di origine e già condannato anni prima per un tentato omicidio. Dopo una lite nella loro casa di Novate (Milano) l’ha cosparsa di benzina e le ha dato fuoco. «Lasciatela bruciare, se lo merita» ha urlato poi ai vicini che cercavano di spegnere le fiamme. E l’ha ripetuto anche ai carabinieri mentre lo portavano in carcere.

13) 4 febbraio – Domenica Menna, 24 anni – Quattro anni d’amore poi la fine. Da quando Domenica Menna, 24 anni, autista di Happybus per bambini, aveva lasciato Salvio Chirullo, 42 anni, lui aveva perso la ragione. Non riusciva a pensare che a lei e al modo di vendicarsi per essere stato lasciato. La mattina del 4 febbraio l’ha aspettata sotto casa, seguita, affiancata in auto fino a tagliarle la strada per costringerla a fermarsi. Quando lei ha tirato giù il finestrino lui, guardia giurata, le si è avvicinato, ha aperto la portiera e ha sparato quattro colpi a bruciapelo con la sua pistola d’ordinanza. I soccorritori l’hanno trovata che era ancora seduta al volante con la cintura di sicurezza allacciata, nella sua Hyundai. Lui era sull’asfalto a un passo da lei, morto. Si è sparato un colpo in testa.

14) 5 febbraio – Ave Ferraguti 72 anni – Cinquant’anni insieme: lei 72 anni, lui 77, una vita passata a Parma. Ave Ferraguti e Luciano Ugolotti vivevano l’uno per l’altra. Ma le condizioni di salute di lei, malata di una patologia degenerativa, peggioravano sempre più e lui non ha retto alla disperazione e all’idea che, prima o poi, lei sarebbe finita su una sedia a rotelle. Le ha stretto le mani attorno al collo e quando la donna sembrava esanime è uscito ed è andato a bussare alla porta del vicino: «L’ho uccisa, non ce la facevo più a vederla così». I soccorsi sono arrivati che lei ancora respirava. Una lunga rianimazione e il battito che torna. Ma l’illusione è durata poche ore: Ave è morta in ospedale lo stesso giorno.

15) 7 febbraio – Rosanna Siciliano, 37 anni – Più o meno un anno fa Rinaldo D’Alba, carabiniere di 39 anni, e sua moglie Rosanna Siciliano, due anni meno di lui, avevano deciso di separarsi. Senza scenate, senza litigi: come due persone che hanno capito di non avere più energie per vivere insieme. Avevano due figlie di 12 e sei anni, si erano giurati l’un l’altra di rimanere sereni per il loro bene. Ma Lui covava rabbia, rancore, follia. La vita solitaria dopo la separazione gli risultava insopportabile. Così la sera dell’8 febbraio, a Palermo, ha impugnato la sua pistola d’ordinanza e ha fatto fuoco uccidendo la moglie davanti alle bambine. Poi si è sparato un colpo in testa.

16) 13 febbraio – Antonia Bianco, 43 anni – Le sue ultime parole le ha dette ai carabinieri: «Sto male, mi ha picchiato ancora…». Antonia Bianco, 43 anni, ha fatto pochi passi, traballante. Lungo la strada di San Giuliano Milanese, dov’è crollata, fino a pochi istanti prima della chiamata al 112 c’era anche Carmine Buono, suo ex compagno di 55 anni. Il cuore non ha retto al litigio con lui, hanno pensato gli inquirenti in un primo momento. Ma dopo qualche giorno la verità: Antonia (madre di un bimbo di 8 anni) era stata uccisa con una stilettata al cuore, un ago infilato nel petto e nemmeno una goccia di sangue. Carmine Buono è stato arrestato.

17) 17 febbraio – Edyta Kozakiewcz, 39 anni – Edyta Kozakiewcz, polacca di 39 anni, ha vissuto gli ultimi mesi della sua vita segregata in casa, tenuta nascosta al mondo dal suo convivente 58enne, Umberto Musto. L’hanno trovata morta, nuda, sotto il letto, con il corpo coperto di lividi. Secondo l’inchiesta che ha portato in carcere Musto, la donna è stata uccisa a botte: una quantità infinita di botte finché il suo cuore ha smesso di battere. Dopodiché l’uomo è andato a lavorare nell’azienda che si occupa di rifiuti, vicino casa sua. È rientrato e ha dato l’allarme. Interrogato in carcere si è detto innocente anche se ha riconosciuto di averla tenuta chiusa in casa più volte.

18) 24 febbraio – Elisabeth Sacchiano, 73 anni – Elisabeth Sacchiano aveva 73 anni, ex insegnante di francese e sposata da una vita con Salvatore Infanti, sei anni più grande di lei. Matrimonio senza eccessi, il loro. Gente tranquilla, anonima, con le radici ben piantate in una casa della zona residenziale di Siracusa. Tutto tranquillo finché lei non è stata operata per un male incurabile e ha cominciato a deprimersi. All’alba del 24 febbraio Salvatore, pensionato della Montedison, è rimasto a guardare per l’ultima volta sua moglie che dormiva accanto a lui. Poi ha preso fra le mani un cuscino e lo ha premuto forte contro il viso di lei. «Venite a prendermi» ha detto ai poliziotti al telefono. «Mia moglie era depressa, io non ne potevo più, l’ho uccisa».

19) 2 marzo – Gabriella Lanza, 49 anni – Bretella stradale della tangenziale che collega il quartiere Vomero con quello di Soccavo, a Napoli. Gabriella Lanza, 49 anni, litiga in macchina con suo marito Nicola Manfrecola, 54 anni, assistente capo della polizia municipale della città con il quale divide la vita da più di 20 anni. Si fondono vecchi rancori e nuova rabbia, motivi sentimentali ed economici diventano terreni di uno scontro sempre più violento finché lui non estrae la pistola d’ordinanza e spara. La donna è agonizzante accanto a lui, il panico è inevitabile, l’agente municipale decide di togliersi la vita. Quando l’auto viene trovata lui è ancora vivo: gravissimo, arriva in ospedale in coma. Morirà dieci giorni dopo senza riprendere mai conoscenza.

20) 4 marzo – Francesca Alleruzzo, 44 anni – Francesca Alleruzzo, 44 anni, si era innamorata di un uomo che l’amava, aveva raccolto tutto il coraggio che poteva e l’aveva detto al marito, Mario Albanese, dieci anni più giovane di lei. «Mi ha buttato fuori di casa, ora esce con un altro» diceva lui sdegnato a tutti. L’ha ripetuto fino alla notte fra il 3 e il 4 marzo quando ha deciso di cancellare con la morte l’«offesa» ricevuta. Ha sparato in strada, a Brescia, a Francesca e al suo compagno, Vito Macadino. Non contento è andato a «finire l’opera» a casa di lei, dove dormiva la figlia che Francesca aveva avuto da un precedente matrimonio, Chiara.

21) 4 marzo – Chiara Matalone, 19 anni – Chiara Matalone dormiva a casa di sua madre assieme al suo fidanzato, Domenico Tortorici, quando Mario Albanese (ex marito di sua madre, Francesca Alleruzzo) si è presentato alla porta. Mario aveva appena ucciso Francesca e nel suo piano criminale aveva messo in conto anche Chiara, figlia di Francesca, ma non sua. Così è andato dritto verso la camera da letto e ha freddato la ragazza e il suo fidanzato, tutti e due diciannovenni. Non si è curato del fatto che in casa c’erano anche i tre figli avuti da lui e Francesca, 10, 7 e 5 anni. L’intenzione finale era uccidersi. L’ha salvato un vicino di casa carabiniere che è riuscito a disarmarlo.

22) 4 marzo – Gabriella Falzoni, 51 anni – Una gelosia folle e degli sms ritenuti sospetti. Giovanni Lucchese, 56 anni, aveva il terrore di perdere la moglie. «Se non io nessun altro» ha giurato a se stesso mentre, colto da un raptus per quegli sms che a suo dire dimostravano il tradimento, stringeva un foulard al collo di lei. Si chiamava Gabriella Falzoni, la donna dei suoi tormenti: 51 anni, carattere allegro, lavoratrice in una ditta di confezioni. La coppia era appena stata in Kenya per vacanza e poche ore prima dell’omicidio li avevano visti in chiesa per la messa assieme al figlio. Dopo averla uccisa Giovanni è andato dritto ai carabinieri: «Ho ammazzato mia moglie» ha confessato, «l’amavo».

23) 4 marzo – Esmeralda Enclada, 49 anni – Si chiamava Esmeralda Nilsa Romero Enclada, 49 anni, sudamericana, badante e addetta alle pulizie di alcuni bar del centro di Piacenza. L’ultimo giorno di cui ha visto l’inizio è stato il 5 marzo. Quella mattina, alle 7.30, l’uomo che un tempo era stato il suo amante l’ha uccisa con cinque colpi di pistola, per strada. Rosario Costa, muratore di 56 anni, considerava impossibile che quella donna l’avesse lasciato e potesse volere qualcun altro diverso da lui. Così l’ha aspettata, pedinata, ammazzata. Quando gli agenti della Mobile l’hanno scovato, in una cantina, lui si è puntato la pistola alla testa e ha premuto il grilletto.

24) 18 marzo – Rita Pullara, 63 anni – Rita Pullara aveva 63 anni ed era sposata da 40. Viveva a Caselle, Torino, e dopo tutti quegli anni si stava separando dal marito, Giuseppe Baudo, 68 anni. Con le pratiche di separazione erano arrivate anche le discussioni violente sul trattamento economico per i figli, sulla divisione dei beni, sulla vendita del patrimonio di famiglia. Quella sera di marzo c’era da decidere come dividere il ricavato di un immobile fra i due figli. Le parole di disaccordo sono diventate urla, lui ha preso un laccio e gliel’ha stretto al collo ubbidendo alle ragioni di una rabbia cieca. Poi le ha coperto il viso con un cuscino ed è uscito per andare a costituirsi.

25) 19 marzo – Concetta Milone, 77 anni – «Era posseduta dal demonio, l’ho ammazzata». Antonio Fina, 75 anni, ex dipendente Asl, si è giustificato così davanti a chi gli chiedeva il movente dell’omicidio di sua moglie, Concetta Milone, due anni più di lui, uccisa con il suo fucile da caccia la mattina del 19 marzo nella loro villetta di Mesagne (Brindisi). Il pensionato, raccontano i vicini, nei mesi precedenti il delitto sembrava più triste e taciturno. Non aveva molti amici né gran vita sociale. Solo lui e sua moglie, per tanti, tanti anni. Il cadavere di Concetta l’ha trovato una parente della coppia: lui era rimasto accanto a lei a vegliarlo per ore.

26) 23 marzo – Annamaria Pinto, 50 anni – Annamaria aveva 50 anni, sposata in seconde nozze con Ivo Pinto, 72. Insieme vivevano in una bella villetta di Ladispoli, località balneare vicino Roma, sulla via Aurelia. Lei frequentava la «Comunità di rinnovamento carismatico cattolico Maria» e due volte alla settimana andava agli incontri di padre Ermete Aceto in una chiesetta del Ghetto, a pochi passi dalla sinagoga di Roma. Alle 5 del mattino del 23 marzo il signor Ivo, carabiniere in pensione, ha ucciso Annamaria con un colpo alla testa della sua Smith & Wesson. «Io l’amavo tanto» ha detto ai suoi ex colleghi costituendosi «ma lei era diventata schiava della religione, vedeva il diavolo dappertutto, io non ci ho visto più e ho sparato. Chiedo perdono».

27) 26 marzo – Carmela Imundi, 52 anni – Era segretaria all’Istituto d’arte di Isernia e si chiamava Carmela Imundi, cinquantadue anni. Il 26 di marzo è stato l’ultimo giorno della sua vita. L’ha uccisa il marito, Franco Ferruccio, cinquantotto anni, ex guardia giurata in preda a un raptus di follia durante un litigio: un colpo all’addome con una Beretta 7.65 e per la poveretta non c’è stato nulla da fare. Non ha nemmeno avuto il tempo di provare la fuga. L’omicidio in una villetta a Prata Sannita, nel Casertano. Dopo averla uccisa, Franco Ferruccio ha chiamato prima un’ambulanza e dopo le sue due figlie. È stato arrestato mentre portavano via da casa il corpo di lei.

28) 26 marzo – Hane Gjelaj, 46 anni – Prima l’ha accoltellata, poi l’ha colpita alla testa con un sasso. Pashko Gjelaj, 54 anni, albanese, ha deciso di uccidere così, lungo una strada di Noale (Venezia), sua moglie Hane Gjelaj, 46 anni, infermiera in una casa di riposo della zona. Anche nel suo caso prima della morte c’è stato un litigio violento e anche lei ha tentato disperatamente di difendersi dalla furia di quell’uomo un tempo tanto amato. Tutto inutile. Pashko è stato fermato poco dopo il delitto mentre vagava senza meta in bicicletta non lontano dal luogo dell’omicidio. Aveva i vestiti ancora sporchi di sangue.

29) 28 marzo – Alfina Grande, 44 anni – I vicini hanno sentito l’ennesimo litigio, poi la voce di lui: «E adesso vattene via». Pochi istanti dopo il tonfo: Alfina Grande, 44 anni, era precipitata dal balcone della casa di Torino nella quale aveva riaccolto suo marito da qualche mese, dopo un periodo di separazione. Lui, disoccupato con problemi di alcolismo, è stato trovato dai poliziotti che guardava la televisione in salotto. «Si è buttata da sola, fra noi non è successo niente» ha raccontato in palese contraddizione con le versioni dei tanti vicini che hanno parlato di una lite. La Procura che l’ha arrestato sostiene invece che sia stato lui a buttarla giù.

30) 2 aprile – Camilla Auciello, 35 anni – L’appuntato dei carabinieri Claudio Bertazzoli, 45 anni, ci ha pensato e ripensato: non poteva accettare l’idea che con sua moglie, Camilla Auciello, 35 anni, fosse tutto finito. Se non poteva essere sua non sarebbe stata di nessun altro. La mattina del 2 aprile l’ha affrontata armato di un martello nella sua casa di Baricella (Bologna): l’ha colpita alla testa più e più volte e l’ha lasciata in una pozza di sangue. Poi ha preso la sua bambina, due anni, e l’ha portata da parenti prima di andare a costituirsi in una caserma della sua zona di origine, il Ravennate: «Ho ucciso mia moglie a casa nostra, andate a controllare».

31) 12 aprile – Gianna Toni, 50 anni – Calenzano, la notte fra mercoledì 11 e giovedì 12 aprile. Gianna Toni, 50 anni, litiga furiosamente con Mario Bartali, geometra di 54 anni con il quale condivide la vita da una ventina d’anni. Non si sono mai sposati, Gianna e Mario, e quindi non c’era separazione ufficiale da avviare quando le cose tra loro hanno cominciato ad andare male. Lui non è riuscito ad accettare la situazione, si è armato di pistola e l’ha uccisa davanti a una delle figlie, 16 anni (ce ne sono altre due, 6 e 19 anni), colpita anche lei di striscio da un proiettile di rimbalzo. Mario Bartali si è sparato alla testa, ma il proiettile è uscito e i medici sono riusciti a salvarlo.

32) 19 aprile – Giacomina Zanchetta, 67 anni – Marito-padrone. Si imponeva. Non la lasciava parlare, non le concedeva nessuna dolcezza. Raffaello Salvador, 72 anni, era diventato autoritario e ossessionante e sua moglie, Giacomina Zanchetta, 67 anni, aveva capito che prima o poi l’avrebbe annientata. L’ha confessato alle amiche più care del Coro della parrocchia Santi Pietro e Paola di Vittorio Veneto: «Non ne posso più, io lo so già che prima o poi mi ammazza». Così è stato. La sera del 19 aprile Raffaello, ex aiutante maresciallo dell’Aeronautica, ha imbracciato il fucile e ha sparato a Giacomina, dopodiché si è ucciso con la stessa arma.

33) 20 aprile – Tiziana Olivieri, 40 anni – Ivan Forte, 26 anni, racconta al mondo che nella sua casa di Rubiena, Reggio Emilia, è scoppiato un incendio e che lui ha fatto in tempo a salvare suo figlio, ma che la sua compagna e madre del piccolo è rimasta intrappolata ed è morta fra le fiamme. Si chiamava Tiziana Olivieri, 40 anni. La mamma della vittima però spiega agli inquirenti che i due poco prima di quel rogo avevano litigato e nel giro di qualche ora prende forma un’altra verità. Dopo la lite quella sera Ivan uscì, ma quando rientrò la tensione era tutt’altro che passata, la discussione riprese più violenta di prima. «Le ho stretto le mani al collo» ha confessato lui alla fine. Poi il panico e il fuoco: una messinscena per simulare l’incidente.

34) 24 aprile – Vanessa Scialfa, 20 anni – Un momento di confusione, un lapsus. Vanessa Scialfa, 20 anni, ha chiamato il suo fidanzato— Francesco Lo Presti, 34 anni—con il nome dell’ex, Alessandro. E questo è bastato a scatenare una gelosia così feroce da fare di lui un assassino. Francesco, vita da sbandato e problemi con cocaina, ha strappato il cavo elettrico del suo dvd e l’ha stretto al collo di Vanessa finché lei ha smesso di respirare. Poi ha avvolto il corpo in un lenzuolo, l’ha stretto con le corde come fosse un fagotto e l’ha buttato giù da un cavalcavia della statale che collega Enna (la città dove i due vivevano) con Catania. «Vivrò soltanto per vederlo in una bara» ha detto dopo l’arresto di lui la madre di Vanessa, Isabella Castro.

35) 30 aprile – Pierina Baudino, 82 anni – Vittorio Ninotto, classe 1935 e casa a San Paolo di Cuneo, ha spiegato ai carabinieri che il suo è stato un raptus di follia dopo l’ennesima discussione con la donna che viveva assieme a lui da molti anni. Pierina Baudino, 82 anni, l’aveva accusato di avere una relazione con la donna delle pulizie e lui era andato su tutte le furie. La gelosia di lei sulle prime gli era sembrata superabile, ma Pierina non lo diceva soltanto per battuta: era convinta che il suo uomo la tradisse e la questione per lei era all’ordine del giorno. Così lui dopo l’ultima sfuriata le ha messo le mani al collo e ha stretto finché non l’ha vista esanime.

36) 2 maggio – Matilde Passa, 63 anni – Crescenzago, periferia nord-est di Milano. Lui sarto in pensione, sessantacinque anni, lei ex infermiera, sessantatré. Stavano insieme da quarant’anni. Per motivi che sono ancora da chiarire l’uomo, Umberto Passa, malato e reduce da un’operazione al cuore, ha ammazzato sua moglie Matilde a coltellate per poi uccidersi a sua volta con la stessa arma. Li ha trovati il figlio Francesco: la madre per terra in una pozza di sangue, il padre sul letto con il coltello nel petto. «Mio padre stava attraversando un brutto periodo» ha raccontato lo stesso Francesco agli inquirenti. «Era depresso, parlava spesso da solo» raccontano i vicini.

37) 5 maggio – Julissa Reyes, 26 anni – La seguiva, la minacciava, la insultava, le aveva messo le mani addosso quand’era incinta fino a farle perdere il bambino. «Prima o poi quello mi ammazza» era sicura Julissa, 26 anni, dominicana ballerina di lap dance trapiantata nel Vicentino. Aveva ragione. Sabato scorso Gil Jesus Maria Paredes, 38 anni, suo connazionale ed ex fidanzato, l’ha massacrata a coltellate in una stanza d’albergo dove l’aveva convinta a seguirlo. Quando ha finito ha chiamato la madre di lei: «Finalmente ho ammazzato tua figlia». I carabinieri l’hanno arrestato, ubriaco fradicio, a un paio di chilometri dall’albergo del delitto.

38) 6 maggio – Giovanna Sfoglietta, 82 anni – Pegli, un passo da Genova. Alfredo Trucco, classe 1928, ha riaperto dopo tanti anni il cassetto nel quale teneva la sua vecchia pistola. Si è avvicinato alla compagna di una vita, sua moglie Giovanna— 82 anni e da tempo costretta a vivere a letto per una grave malattia—ha premuto il grilletto e l’ha vista morire. Chissà per quanto tempo l’ha guardata prima di usare la stessa arma contro se stesso… Li ha trovati vicini, lunedì mattina nella loro camera, la badante che li aiutava da mesi. Erano l’uno accanto all’altra. Sul tavolo un biglietto per il figlio. Solo poche parole: «Scusa per quello che ho fatto».

39) 7 maggio – Alessandra Cubeddo, 36 anni – «Vieni qui, ho combinato un guaio». Il «guaio» che l’ex poliziotto Michele Perrotta ha confessato al telefono a un parente era irrimediabile. L’uomo, cinquantanove anni, lunedì mattina ha ucciso la donna con la quale conviveva (a Villaricca, Napoli) sbattendole la testa contro il pavimento. Sembra che lei, Alessandra Cubeddo, trentasei anni, abbia avuto il solo torto di insistere nel voler uscire di casa. Lui non voleva. Il dissidio è diventato litigio violento e Perrotta (ora in carcere) non ha più saputo controllarsi. Prima uno spintone che ha fatto cadere Alessandra, finita contro lo spigolo del comodino, poi la volontà di ucciderla.

40) 17 maggio – Maria Enza Anicito – «Ti devo restituire l’anello e delle foto». Salvatore Paternò, le da’ appuntamento per strada. Con Maria Enza Anicito, 42 anni, avevano convissuto. Ma i litigi erano frequenti. La relazione era finita lo scorso febbraio. Salvatore sembra averlo “finalmente” accettato. Enza è in auto, a Paternò, con la figlia Sonia, di 23anni. Stanno andando al lavoro nel paese vicino, dove entrambe lavorano in un call centre. Salvatore arriva con la sua Fiat Multipla. Enza è sulla sua Micra. Scendono dalle auto, si parlano, Salvatore le consegna anello e foto. Ha in manao la sua sua calibro 9 corto per uso sportivo, regolare. Per sei volte, preme il grilletto. Tre proiettili raggiungono Enza al torace e all’addome, uccidendola sul colpo.Salvatore scappa. A piedi. Entra in una chiesa. «Ho bisogno d’aiuto», dice al parroco che era in sacrestia, «ho bisogno di pregare». Prega alcuni minuti. Poi esce e si spara due colpi al torace.

41) 28 maggio – Kaur Balwinder – L’hanno trovata lungo le rive del Po. Avvolta in un lenzuolo. Il marito, Kalbir Singh, come lei indiano, crolla quasi subito. Ce l’ha portata lui, dopo averla uccisa 15 giorni fa. La coppia abita a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza), ha un figlio di 5 anni. Quel giorno Kalbir ha portato il bambino a scuola. Arrivato a casa è scoppiata una discussione. Kaur gli dice che forse è incinta. E’ molto agitata. Kalbir, 36 anni, ammette, la sua gelosia per le presunte e mai verificate relazioni extraconiugali di Kaur. Lui, racconta, che durante il litigio si è infuriato soprattutto per una frase di lei: «Ma cosa ti importa, tanto il figlio porterà il tuo nome». E racconta che Kaur, mentre discutevano, si è stretta un foulard al collo gridando: «Adesso mi ammazzo, così diranno che l’assassino sei stato tu». Kalbir avrebbe stretto quello stesso foulard al collo di Kaur. L’avrebbe poi avvolta nel lenzuolo bianco. E arrivando al fiume si sarebbe inginocchiato, recitando una lunga preghiera indiana. Così l’ha abbandonata nelle acque del grande fiume.

42) 29 maggio – Vincenza Zullo – Un colpo di pistola al volto. Sul pavimento della cucina la pistola Pb mod.98FS, del marito guardia giurata. Salvatore Velotto, 36 anni, è davanti alla porta di casa, a Brusciano, nel napoletano, a ripetere ai carabinieri quello che aveva detto al centralino: “Mia moglie si è suicidata”. Ci vogliono ore e un interrogatorio serrato perché lui si decida a raccontare. Ha sparato a Vincenza con la pistola d’ordinanza mentre nell’altra i figli dormivano. L’omicidio sarebbe avvenuto al termine di un litigio. In paese si dice che Velotto era un violento e che in passato era stato anche denunciato da un parente per accoltellamento. Raccontano di frequenti litigi tra i due. Salvatore da aveva una relazione con un’altra. Lui dice che praticamente vivevano “separati in casa”. Quella sera Salvatore si stava preparando per andare al lavoro. Vincenza le aveva preparato il caffè e la colazione a sacco. Così come faceva sempre. Salvatore racconta che Vincenza gli avrebbe preso la pistola e nel tentativo di togliergliela è partito il colpo. È la sua versione. Che non convince gli inquirenti.

43) 31 maggio – Sabrina Blotti, 45 anni – Separata dal marito dallo scorso autunno, Sabrina 45 anni e due figli, ha avuto una breve relazione con il padre di un’amica. Gaetano Delle Foglie, 60 anni, l’ha freddata lì, proprio sotto l’appartamento di sua figlia, a Cesena. L’ha sorpresa in auto. Una lite. Breve. Conclusa con tre colpi di pistola. Gaetano non accettava che la relazione fosse finita. E non le dava pace. Le attenzioni erano sempre più insistenti. Sabrina continuava a rifiutarlo. “Non mi lasciava parlare. E io ho fatto una cazzata”, ha detto ai poliziotti mentre era asserragliato in una chiesa. Due mesi fa Sabrina lo aveva denunciato per stalking e atti persecutori. Non è bastato. Sabrina è morta poco dopo in ospedale. Gaetano, dopo la fuga a Cervia, si è sparato. Con la stessa pistola

44) 31 maggio – Ludmilla Rugova, 43 anni – Lo conosceva da tempo. Da quando aveva fatto da badante alla mamma di Giuliano. Poi l’anziana signora era stata portata in una casa di riposo. E Ludmilla Rugova, 43 anni e due figli lasciati in Ucraina, era andata ad assistere un’altra persona anziana, sempre a Copparo (Ferrara). Con Giuliano Frezzati, 65 anni, in pensione da 13-14 anni, separato dalla moglie da 10, era rimasta una relazione. Ogni tanto lei andava a trovarlo. «La vedevo a volte che stendeva i panni nel terrazzo», hanno raccontato i vicini. Ma Ludmilla, raccontano ancora, non si sarebbe mai fermata a dormire da Giuliano che, invece, avrebbe desiderato dare più stabilità alla storia. Pochi giorni prima,raccontano ancora, aveva chiesto a due anziane vicine se avevano bisogno di assistenza. Voleva avvicinare Ludmilla, Lei aveva altri progetti. Li ha trovati la figlia di Giuliano. Ludmilla sgozzata. Giuliano nel letto, sopra una grande chiazza di sangue: si era sparato un colpo di pistola alla tempia. Aveva lasciato due biglietti e inviato un sms alla figlia avvisandola che sarebbe accaduto qualcosa di grave. Giuliano è morto il 1 giugno.

45) 1 giugno – Claudia Bianca Benca – Quando i soccorritori si avvicinano alla Twingo si rendono conto che nell’auto c’è un bimbo bloccato nel seggiolino ancorato sui sedili posteriori e una ragazza accasciata su quelli davanti. C’è sangue dappertutto. Il piccolo grida disperato, la sua mamma già non respira più. Da un mese e mezzo Claudia aveva chiuso con Andrej. Avevano convissuto qualche mese in un alloggio popolare di Tivoli Alta. Poi Claudia aveva deciso di chiudere la relazione. Entrambi 23enni, entrambi romeni. Andrej Scirpcariu non aveva accettato la fine del rapporto e, secondo la polizia, la perseguitava. L’ha fatto anche giovedì mattina, al bar dove Claudia lavora. E dove l’ha poi aspettata la sera, a fine turno, per un incontro che avrebbe dovuto sancire l’addio. L’ha convinta a farlo salire sull’auto e lì l’ha massacrata con un coltello da cucina di 30 centimetri che si era portato dietro. Poi ha tentato di suicidarsi tagliandosi la gola. Bianca è morta in ambulanza.

46) 7 giugno – Rosina Lavrencic, 60 anni- Dieci coltellate inferte con un coltello da cucina, la lama di una ventina di centimetri. Il matrimonio era programmato per il lunedì alle 12 nel municipio di Staranzano (Gorizia). Ma Rosina aveva detto a Claudio Varotto, 57 anni, ex cantierino e portuale in pensione, che non ci sarebbe stato. Lei era divorziata con due figli, anche lui era divorziato con un figlio. Stavano insieme da da 10 anni. Ma Rosina voleva andarsene. E Claudio l’ha massacrata. Poi l’uomo ha spettato, in cucina alla compagna ferita a morte. E solo dopo qualche ora ha chiamato i carabinieri. «Venite a prendermi», ha detto al telefono. E quando i militari sono giunti nell’abitazione ha solo detto: «Voleva lasciarmi»

47) 10 giugno – Marika Sjakste, 29 anni – L’ha uccisa Vincenzo Ialenti, 45 anni, notaio di Trezzano sul Naviglio (Milano). Avevano una relazione. E dopo averla uccisa ha rivolto la Beretta verso se stesso. E si è sparato. Ha lasciato un biglietto: «La colpa della situazione è tutta mia. Mia moglie non c’entra niente è una bravissima persona, è la donna più dolce al mondo». A Marika Vincenzo aveva dato un piccolo appartamento, perché potesse vivere tranquillamente e la coppia potesse incontrarsi senza dare molto nell’occhio. La sera, però, Ialenti tornava dalla moglie e dai figli piccoli nel novarese. Amici e colleghi hanno raccontato poi che stava diventando molto difficile conciliare l’affetto profondo per la famiglia, che non avrebbe mai lasciato, e la giovane Sjakste.

48) 19 giugno – Erna Pirpamer, 60 anni – Erna parrucchiera in pensione a Merano aveva lasciato Aouichaoui Boubaker, giardiniere trentenne. Era stanca della sua gelosia e della sua violenza. Lui però non aveva accettato la fine della storia e si è presentato a casa di Erna ubriaco. L’ennesima lite… L’ha uccisa con un grosso coltello da cucina: due fendenti al corpo ed uno al collo. Lo ha ammesso lui stesso, nel corso dell’interrogatorio in carcere. L’avvocato ha spiegato che il suo cliente «ha avuto un raptus e l’omicidio non era assolutamente pianificato».

49) 19 giugno – Jasvir Kaur, 32 anni – Uccisa con la figlia Jaspreet di 7 anni. Charangeet Singh, marito di Jasvir e padre della piccola le ha aggredite con un coltello. Si è scagliato contro la moglie, ferendola ripetutamente. E poi sulla piccola, morta poi in ospedale. Ha ferito anche l’altra figlia tredicenne che è fuggita. La mattanza è avvenuta dopo una lite a Solofra, in provincia di Avellino. Poi si è barricato in casa, togliendosi la vita con lo stesso coltello.

50) 21 giugno – Raakida Lakhdimi, 37 anni – Strangolata dal marito Hassane Jendari che prima l’ha soffocata e poi ha nascosto il corpo di Raakida avvolto in sacchi per l’immondizia sotto il letto. Jendari si è poi costituito in Francia

51) 27 giugno – Stefania Cancelliere, 39 anni – Colpita ottanta volte dal marito, primario del reparto di Gravedona (Como) da cui stava separandosi e che in passato Stefania aveva denunciato per stalking.

52) 2 luglio – Alessandra Sorrentino, 26 anni – Uccisa dal marito, Giancarlo Giannini, 35 anni, con un paio di forbici mentre i due figli, di 4 e 6 anni, dormivano nella loro stanzetta. È accaduto nella loro abitazione, a Palma Campania (Napoli). L’uomo ha ammesso le sue responsabilità, ricostruendo con gli inquirenti la lite per un presunto tradimento di Stefania e l’omicidio.

53) 2 luglio – Antonina Nieli, 26 anni – Era tornata a casa, a San Donato Milanese, per prendere le sue ultime cose dopo la decisione di lasciare l’ex fidanzato Francesco di Graci, 34 anni. Si era fatta accompagnare da un’amica. Ma Francesco la ha obbligata a restare fuori, facendo entrare a forza Antonina. Ha cominciato subito a colpirla con un coltello. E lei per cercare scampo si è lanciata dalla finestra del primo piano. A quel punto lui ha preso una tanica di benzina che aveva in casa e se l’è versata addosso. Poi si è dato fuoco.

54) 5 luglio – Maria Anastasi, 39 anni – Madre di 3 figli e al nono mese di gravidanza, è stata trovata carbonizzata nelle campagne di Trapani. Del suo omicidio sono accusati il marito Salvatore Savalli e l’amante di lui, Giovanna Purpura, che da qualche tempo viveva in casa della coppia e lo avrebbe aiutato. I due si attribuiscono a vicenda la colpa. Quello che è certo è che la donna è stata uccisa con otto picconate, poi il suo corpo è stato bruciato.

55) 11 luglio – Lyzbeth Zambrano, 30 anni – Un figlio di quattro anni. Una casa, una villetta a Trigolo (Cremona). Ma le liti con Daniele Fracaro,con cui aveva avuto il bimbo, erano frequenti. Lyzbeth, equadoregna, avrebbe voluto il matrimonio, anche per ottenere la cittadinanza italiana. Ma lui non aveva nessuna intenzione di sposarsi. Hanno raccontato i vicini, che solo pochi giorni prima era uscita di casa attirando l’attenzione con le urla: «Mi ha messo le mani a addosso», gridava. La sera dell’omicidio, ancora i vicini, hanno sentito rumori provenienti dalla villetta e un’improvvisa invocazione d’aiuto, poi il silenzio. A chiamare i carabinieri è stato lo stesso Daniele Fraccaro. Ai militari ha raccontato ” i fatti”: il litigio, lo scoppio d’ira e la coltellata con cui l’ha uccisa.

56) 16 luglio – Francesca Scarano, 41 anni – Uccisa a colpi di pistola. Un “omicidio-suicidio” a Casamassima, in provincia di Bari. A sparare il marito, Michele Partipilo, 48 anni. Dissidi legati alla gestione della famiglia. La conferma in una lettera trovata in casa. La coppia litigava spesso negli ultimi tempi. E poi l’ennesima discussione, terminata coi colpi d’arma da fuoco: due hanno raggiunto Francesca all’addome e alla testa, uccidendola sul colpo. Poi Michele si sarebbe ucciso sparandosi alla tempia. Ma prima ha fato una telefonata, confessando di aver «fatto un macello»

57) 24 luglio – Sandra Lunardini, 49 anni – Lo aveva denunciato tre anni fa. Per le ripetute aggressioni. Ma non era successo nulla. Gianfranco Saleri non si era rassegnato alla fine della loro relazione. Sandra lo aveva lasciato per un presunto tradimento. Aveva continuato ad aggredirla. E ad arrivare nel negozio dove Sandra faceva la parrucchiera. Il locale era di sua proprietà. Due giorni prima Gianfranco, ha raccontato la sorella, aveva detto al figlio di Sandra che si sarebbe suicidato, lasciandogli tutto in eredità. Impaurita la famiglia di lei avrebbe chiamato i carabinieri. Le avrebbero risposto, ha ancora raccontato la sorella, che forse stavano esagerando e che telefonavano troppe volte. Quel mattino, Gianfranco indirizza un messaggio a Sandra ma per un errore di quasi omonimia lo invia al proprio fratello, Sandro. Dicendo che deve assentarsi per un po’, lascia alcune consegne su dove trovare i documenti. Anche in questo caso non fa esplicito riferimento al suicidio. Sandro lo chiama e lui gli spiega l’errore, poi sempre Sandro gira il messaggio a Sandra. Poco dopo, però, in compagnia di un amico al Caffè di Milano Marittima. Gianfranco incrocia Sandra. Non si guardano. Ma nell’ora successiva succedono alcune cose: Saleri va a casa, prende le sue tre pistole e a bordo della sua auto si dirige verso il salone di bellezza. Spara tre colpi al torace di Sandra con la Magnum 357 a tamburo. Poi si suicida con la Glock. La Beretta 7.65 ce l’ha nella cintura.

58) 26 agosto – Loredana Vanoi, 65 anni – Avevano una storia che durava da cinque anni. Si erano conosciuti sciando sulle piste di Aprica. Loredana, vedova e Giuseppe Merlini, suo coetaneo, divorziato. Pur trascorrendo lunghi periodi insieme, ognuno continuava a vivere a casa propria, a Sondrio. L’hanno trovata morta, con il volto sfigurato. Era nella sua camera da letto quando Giuseppe l’ha colpita ripetutamente alla testa con una coppa dal basamento in similmarmo. Lui ha raccontato di avere preso il trofeo da una vetrina chiusa, in salotto e poi di averlo poi lasciato in bagno: «Ho visto Loredana cancellare una mail dal suo computer e, a quel punto, ho perso la testa», ha detto.

59) 2 settembre – Marjola Hoxha, 32 anni – Era in piedi quando è stata colpita dal marito. Un colpo netto e profondo all’addome, e poi, subito il secondo. Uccisa a coltellate nella loro abitazione a Fano. Secondo la ricostruzione della polizia si trovava vicino al letto quando l’uomo l’ha colpita una prima volta, probabilmente arrivandole alle spalle, e poi una seconda, ed una terza a lato del viso, tra la mandibola e l’orecchio. Marjola non si sarebbe difesa perché dopo pochi secondi dall’attacco era già priva di vita. Arben, il marito quarantenne, che dopo aver accoltellato la moglie si è costituito, ha giustificato il suo gesto accusandola di averlo tradito.

60) 2 settembre – Laila Mastari – Voleva lasciarlo. Laila e il suo ex lavoravano come camerieri nella discoteca il Punto Verde di Torino, si sono incontrati nel parcheggio del centro commerciale del Lingotto e hanno avuto una discussione. Mohamed Nour Eldin, 30 anni, l’ha uccisa con 19 coltellate all’addome. Poi ha coperto il cadavere con un telo viola, che aveva portato con sé, e l’ha lasciato nel parcheggio. È andato a lavorare nel locale. Alla fine del turno, ha caricato il corpo su un carrello ed lo ha gettato nel fiume Po.

61) 6 settembre – Sebastiana Corpora, 68 anni – Avevano entrambi il pigiama quando li hanno trovati in una pozza di sangue nella loro casa a Terranova Bracciolini (Arezzo). Nicolò Murgia, marito di Sebastiana, l’ha ammazzata con una fucilata mentre stava dormendo e subito dopo si è ucciso. Una delle due figlie, preoccupata perché i genitori non rispondevano, è andata a casa loro e ha scoperto i corpi.

62) 7 settembre – Pasqualina Di Mascio, 65 anni – Uccisa dal marito, Lorenzo Fotia con un colpo di pistola alla testa. Dopo si è suicidato sparandosi al petto. Abitavano a Chivasso (Torino)

63) 9 settembre, Svetla FilevaPiani di Bolzano. L’assassino ha sfogato su di lei la rabbia per un’altra donna. Svetla Fileva, 30 anni bulgara, lo conosceva. Kevin Montolli, 19 anni, apprendista panettiere, era un suo cliente; l’ha raggiunta dopo una serata in discoteca. Ai poliziotti, poi, ha spiegato che era arrabbiato, da giorni, perché la fidanzata lo aveva lasciato. Ha cercato di consumare un rapporto sessuale con Svetla, ma non c’è riuscito. E quando lei si è rifiutata di restituirgli i soldi ha preso il coltello e l’ha colpita 15 volte. Svetla si è difesa, lo ha graffiato, lo ha morso, ma non ce l’ha fatta

64) 15 settembre- Alessia Francesca Simonetta, 25 anni – Il battibecco. Le urla di un litigio, l’ennesimo. Poi il silenzio rotto da un tonfo di un corpo che precipita e si schianta sul balcone dell’inquilino del quarto piano, di un palazzo alla periferia di Milano. La polizia trova Alessia morta per le dieci coltellate che il compagno le inferto. Accanto a lei il figlio di 11 mesi che ha assistito all’omicidio della madre. Morad Madlom, il compagno, è sopravvissuto dopo il volo di 60 metri. Alessia era incinta per la seconda volta.

65) 7 ottobre – Enrica Ferrazza – Non convivevano già da un paio d’anni. È stata uccisa dal marito con diverse coltellate al torace, nel corso di una violenta lite. I vicini li hanno sentiti urlare e hanno chiamato i soccorsi. Ma quando sono arrivati polizia e vigili del fuoco hanno trovato in soggiorno Enrica sdraiata sul divano, esanime. Il marito nel frattempo aveva tentato di impiccarsi alla scala interna dell’appartamento

66) 12 ottobre – Vincenzina Scorzo – Uccisa con undici coltellate dal marito Francesco Barraco nell’appartamento dove abitavano a Collegno (Torino). Uno dei figli, un ragazzo di 17 anni, era appena tornato da scuola quando il litigio è esploso. Ha visto il padre prendere in mano un coltello da cucina ed infierire sulla madre, ha cercato di fermarlo. Ma non c’è stato nulla da fare: tre colpi al petto, almeno otto sul braccio sinistro. A dare l’allarme è stato lo stesso Barraco, che ha allertato le autorità e confessato l’omicidio. Riesce a dare solo una futile spiegazione: «Non mi lasciava parlare»

67) 19 ottobre – Carmela Petruzzi – Sgozzata nell’androne del suo condominio a Palermo, mentre cercava di difendere la sorella Lucia dall’ex ragazzo. Samuele Caruso, 23 anni, non sopportava che Lucia lo avesse lasciato e la perseguitava da settimane. L’’ha aspettata sotto casa e l’ha accoltellata. La sorella, Carmela, 17 anni, ha cercato di mettersi in mezzo ed è stata raggiunta da due fendenti alla gola.

This entry was posted in Femminicidio. Bookmark the permalink.

1 Response to 2012: Sessantasette le donne vittime di relazioni finite

  1. Pingback: Ieri ti amavo, oggi ti uccido | il Ritaglio

Comments are closed.