Che genere di Bollettino di Guerra

Abbiamo fino ad ora documentato tutti i delitti, classificati come femminicidio, strage familiare, delitto d’onore, delitto nella relazione. Donne e uomini e bambini vittime collaterali.

Stiamo adesso tentando di documentare (e QUI trovate il criterio di numerazione e contabilizzazione) delitti che hanno come vittime persone di ogni genere se quei delitti sono addebitabili alla stessa cultura del possesso o della imposizione di ruoli di genere. Cultura patriarcale che può essere riprodotta da chiunque. E’ una indagine sperimentale, in via di aggiustamento e dunque prendetela con le pinze ma è un ragionamento che vale la pena fare.

Perché se per prevenire il fenomeno contro la violenza sulle donne puntiamo il dito contro gli esecutori materiali di quei delitti è come dire che gli uomini avrebbero nel loro Dna il gene della violenza.

Noi non crediamo nel concetto di “natura” che attribuisce ruoli a donne e uomini. Non crediamo che le donne siano più materne, empatiche, buone per natura esattamente come non crediamo che gli uomini siano più cattivi, perfidi, violenti.

Crediamo invece che esista una cultura, che noi definiamo patriarcale e che viene veicolata e imposta e interpretata da tutti i generi. Dunque per prevenire quella violenza fatta di possesso e distruzione di ciò che ritieni tuo, affetti, donne, figli, parenti, uomini, o di imposizione di un ruolo che tu non vuoi interpretare, bisogna tentare di individuare chi e come e perché.

Così come speriamo da sempre che certi uomini non reputino necessario stabilire che all’origine del male vi siano le donne gradiremmo che le donne che ci leggono non sentano la necessità di stabilire che all’origine del male ci sono gli uomini. Fare a gara tra chi uccide di più e chi meno non serve a molto ai fini della prevenzione perché le violenze sono di ogni tipo e se esiste una violenza sistematica che è il femminicidio esiste anche la violenza che attraversa i generi e impone ruoli sociali a uomini, donne, gay, lesbiche, trans e si realizza in vari modi, anche senza materialmente uccidere.

Il concetto di violenza di genere rimane dunque qui ampliato nel tentativo di analizzare un fenomeno che deriva da una cultura che viene veicolata e riprodotta da tutti/e.

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4 Responses to Che genere di Bollettino di Guerra

  1. maralibera says:

    Non credo che Cosimo sia “l’italietta”. dice il suo punto di vista. non lo condivido ma ha il diritto di dirlo. e il nostro salto di qualità dipende da noi e serve principalmente a noi. non all’italietta.
    ciao

  2. Donita says:

    E Cosimo se ne uscì con un’affermazione che è non è un luogo comune, di più:”Mettere in discussione che il male venga dal maschio è una bella sfida per una femminista”. Quando mai le femministe hanno identificato il male nel maschio? Nel patriarcato c’è il male, patriarcato=male fondatissimo eccome.
    Vedete, l’Itaglietta non è ancora pronta per il vostro salto di qualità, carissim* Bollettino 🙂

  3. Mettere in discussione che il male venga dal maschio è una bella sfida per una femminista: mi auguro che tale atto di coraggio produca i frutti che merita.
    Mi permetterei di suggerire il superamento di un blocco mentale: nel momento in cui negate l’identità maschio=male, restate ancorate ad un’altra identità non meno infondata: patriarcato=male.
    Sarebbe abbastanza dire che la violenza è male: se sapete quel che dite. Una forza senza regola, ingiusta, sproporzionata. Il male è l’assenza di ragione, la forza usata per imporre il proprio interesse e il proprio punto di vista.
    Sarebbe abbastanza.

  4. Non comprendo perché non fate la differenza semantica tra UOMINI e MASCHI di modo che – questi ultimi – siano identificati EFFETTIVAMENTE con il patriarcato…. Boh

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