Cassazione: “Imporre il saluto fascista alla moglie è maltrattamento”

Cassazione: “Imporre
il saluto fascista alla moglie
è maltrattamento”
Nel caso in esame l’uomo è anche accusato di violenza sessuale

Quasi ogni giorno il marito, entrando in casa “imponeva il saluto nazista e pretendeva che la donna si mettesse a terra e durante i rapporti contro il volere di lei”. L’Alta Corte ha convalidato la decisione della Corte d’appello di Milano di condannarlo, dovrà anche risarcire la donna con 80 mila euro
Le violenze proseguivano da ormai due anni

Roma, 15 dicembre 2012 – Imponeva il saluto fascista alla moglie, costringendola ad un totale stato di prostrazione al punto che lei arrivava a rannicchiarsi a terra in un angolo della casa per paura di essere percossa e posseduta contro il suo volere. Per questa ragione, la Prima sezione penale – sentenza 35805 – ha convalidato una decisione della Corte d’appello di Milano – che aveva ritenuto responsabile il marito di maltrattamenti nei confronti della moglie e di violenza sessuale per averla costretta a subire rapporti contro il suo volere.
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Quasi ogni giorno il marito, entrando in casa, ricostruisce la sentenza di piazza Cavour – “imponeva il saluto nazista e pretendeva che la donna si mettesse a terra e durante i rapporti contro il volere di lei si vantava di essere un ‘maratoneta’ perché era capace di stare tanto tempo sopra di lei”. Per questa serie di vessazioni e violenze, l’uomo è stato condannato anche a risarcire la donna con una provvisionale di 80 mila euro.

Il procedimento penale a carico del marito ha tratto origine dalla denuncia sporta dalla moglie a seguito di un grave episodio di aggressione da parte dell’uomo, che l’aveva indotta a denunciare tutti i maltrattamenti subiti durante la vita matrimoniale. Dalle deposizioni della donna, era emerso che il loro rapporto di coppia non era mai stato improntato alla parità “in quanto era il marito che prendeva ogni decisione sia nel campo lavorativo che in quello personale, facendo le scelte che riguardavano la loro vita di coppia, quanto alle frequentazioni sociali, ai luoghi di vacanze, spesso ispirate a logiche affaristiche, cui lui era molto attento”.

Quanto alla sussistenza del reato di maltrattamenti in famiglia, la Cassazione ricorda che “non occorrono necessariamente manifestazioni di violenza fisica, potendosi esse concretare anche in condotte vessatorie, prevaricatrici, mortificanti dell’umana dignità che valutate isolatamente, assumono una rilevante offensività con riguardo alla libertà morale della vittima per il loro carattere abituale e la loro ripetitività nel tempo tale da determinare l’instaurarsi di un sistema di vita penoso mortificante teso all’annientamento psicologico della vittima”.

Analogo discorso per il reato di violenza sessuale perché il marito “pure se titolare in astratto di un diritto/dovere di prestazione sessuale nei confronti del coniuge, non può di certo costringere la moglie a subire passivamente ogni desiderio e pulsione fisica dello stesso”.

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/12/15/817447-cassazione-imporre-saluto-fascista-a-moglie-maltrattamento.shtml

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