Disoccupato spara davanti Palazzo Chigi e tenta il suicidio

Uomo spara davanti a Palazzo Chigi

Ferisce 2 carabinieri: “Volevo uccidere i politici”
Panico nella piazza mentre al Quirinale era in corso il giuramento del governo Letta. Due i militari colpiti: uno è in prognosi riservata, ma entrambi non sono in pericolo di vita. Scattato immediatamente lo “stato di massima sicurezza”. Fermato lo sparatore: è un italiano di 49 anni, non ha precedenti penali

ROMA – Ore 11.34: mentre al Quirinale era in corso il giuramento del nuovo governo Letta, un uomo, vestito in giacca e cravatta, ha aperto il fuoco con una pistola calibro 7.65 contro i militari dell’Arma che presidivano la sede del Parlamento e del governo, a Palazzo Chigi. Il suo obiettivo, come ha poi confessato, erano “i politici”. Due carabinieri sono rimasti feriti gravemente. I militari sono stati colpiti uno al collo e uno alla gamba. Uno dei due è in prognosi riservata, ma entrambi non sono in pericolo di vita. Sono un carabiniere scelto e un brigadiere. Negli attimi di paura successivi, un bimbo sul passeggino è caduto per terra ferendosi allo zigomo, ferito leggermente anche il padre. Lo sparatore è arrivato davanti a Palazzo Chigi proveniendo a piedi da Montecitorio. Giunto davanti allo sbarramento del reggimento mobile dei carabinieri, ha esploso sei colpi dall’arma – che ha la matricola abrasa – ferendo il primo militare alla gamba e poi colpendo l’altro militare al collo, che presidiava la garitta. I carabinieri feriti sono il brigadiere Giuseppe Giangrande, di 50 anni, e il carabiniere scelto Francesco Negri, di 30. Sia il brigadiere sia l’appuntato sono effettivi al sesto Battaglione Toscana. Il più grave, Giuseppe Giangrande, ha una lesione “importante” – come hanno precisato i medici – alla colonna vertebrale cervicale. E’ stato sottoposto ad un intervento di neurochirurgia. L’altro militare ha una frattura alla gamba (video).

Lo sparatore – che secondo gli investigatori, era stato fermato dai militari mentre tentava di raggiungere l’ingresso di Palazzo Chigi, ha aperto il fuoco contro i carabinieri per uccidere – è stato subito immobilizzato dagli altri agenti presenti sul posto, dopo aver abbozzato un tentativo di fuga: si chiama Luigi Preiti, 49 anni è originario di Rosarno, in Calabria, ma viveva in Piemonte, in provincia di Alessandria, da molti anni. Secondo fonti investigative non avrebbe precedenti penali gravi. Avrebbe solo un vecchio precedente per falso e sicuramente non è considerato soggetto legato alla criminalità organizzata. L’uomo non è dunque legato alla ‘ndrangheta, secondo quando emerge dalle prime ricerche effettuate dagli investigatori reggini. Fonti investigative qualificate affermano che, dopo la separazione dalla moglie e la perdita del lavoro, l’uomo sarebbe però finito nel giro dei videopoker, come conferma in un’intervista (video) un’amica di famiglia. L’uomo ha confessato: “Volevo uccidere i politici”.

Il carabiniere che ha immobilizzato Preiti. “Abbiamo semplicemente cercato di fare il nostro dovere. In piazza era pieno di gente e non appena sono partiti gli spari ci siamo gettati sull’aggressore per bloccarlo”. A parlare è uno dei carabinieri che si trovava in servizio davanti a Palazzo Chigi, questa mattina, intervenuto subito dopo gli spari per bloccare Preiti.

Il magistrato che l’ha interrogato. “E’ un uomo pieno di problemi che ha perso il lavoro, aveva perso tutto, era dovuto tornare in famiglia: era disperato. In generale voleva sparare sui politici, ma visto che non li poteva raggiungere ha sparato sui carabinieri”. Così il pm di Roma, Pierfilippo Laviani, dopo aver sentito Luigi Prieti. “Ha confessato tutto. Non sembra una persona squilibrata”. Dove ha trovato l’arma? “La provenienza è quella delle armi clandestine”, ha spiegato il magistrato (video). “Ho deciso di fare tutto questo 20 giorni orsono” ha aggiunto lo sparatore. Preiti ha detto di avere acquistato “la pistola quattro anni fa al mercato nero ad Alessandria”.

Il fratello. Notizie sullo stato di depressione e di agitazione dell’uomo parzialmente confermate da Arcangelo Preiti, il fratello dello sparatore. “Fino a ieri mattina mio fratello era una persona lucida e intraprendente… Ora sento queste notizie e mi crolla tutto addosso…”. “Lui viveva a Predosa, poco lontano da me. Ha perso il lavoro e si è separato dalla moglie, è padre… Problemi psichici? No, no… Da 49 anni a questa parte no…”, dice Arcangelo Preiti. “Dopo aver perso il lavoro è tornato in Calabria a vivere con i miei genitori, non lo vedo e non lo sento da agosto”. L’uomo ha anche un figlio di dieci anni. “I miei genitori quando li ho chiamati non sapevano ancora nulla – aggiunge Arcangelo Preiti -, sono rimasti sconvolti anche loro e non sanno come spiegarsi una cosa del genere”. “Non c’è affiatamento fra noi, ma siamo sempre fratelli. Ci sentivamo con mia mamma e mia mamma diceva ‘tutto a posto’. Non ho idea se puntasse ai politici, non so cosa rispondere. Non era contrario a nessuna a forza politica, non so cosa gli sia successo”. Il fratello dello sparatore ha espresso la “solidarietà della mia famiglia a tutta l’arma dei carabinieri. Chiediamo scusa – ha detto – a tutta l’Italia”.

Luigi Preiti si era separato dalla seconda moglie nel 2010 e da allora aveva lasciato la provincia di Alessandria ed era tornato a vivere con genitori a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. L’uomo è tornato in Calabria dopo una lontananza dal paese d’origine di circa vent’anni, intervallata solo dalle vacanze estive. Anche a Rosarno, Preiti ha continuato a lavorare nell’edilizia, come manovale. Si procurava lavoretti da operaio, vivendo alla giornata.

La ex moglie. “Sono sconvolta, non riesco ancora a credere che lo abbia fatto”: sono le poche parole con cui l’ex moglie Ivana, ha commentato l’azione dell’ex marito. Separati da tempo, la donna non ha più avuto contatti con lui da diversi mesi. L’ultima volta che Luigi Preiti era stato a Predosa e l’aveva incontrata è stato lo scorso anno per la Prima Comunione del figlio, che ha 11 anni.

Il sindaco di Rosarno. “So che si era trasferito in Piemonte da una ventina d’anni, qualche volta tornava in Calabria per le vacanze. Quando viveva qui faceva il muratore, non ha mai dato segnali evidenti di di disagio”, dice all’Adnkronos il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. “Non so a cosa sia dovuto questo gesto ma credo che dovremmo trarre lezione e andare cauti, c’è un disagio sociale fortissimo soprattutto qui da noi”, ha concluso.

Le immagini delle telecamere di sicurezza. Passo normale, sguardo dritto davanti a sè, mani in tasca: così Luigi Preiti è arrivato davanti a palazzo Chigi, dove ha sparato a due carabinieri. La dinamica della sparatoria è stata ripresa da almeno tre telecamere di sicurezza montate all’esterno di palazzo Chigi e di Montecitorio. Chi ha potuto visionare il filmato descrive così le immagini: “Preiti si è avvicinato provenendo da piazza Montecitorio. Quando è arrivato vicino alla camionetta dei carabinieri, i militari gli hanno fatto segno di fermarsi, in quanto proprio in quel momento si stava chiudendo la piazza in vista dell’arrivo dei ministri dopo il giuramento al Quirinale”. A quel punto, raccontano le fonti, “l’uomo ha estratto la pistola e ha fatto fuoco contro i due carabinieri”. Dalle immagini si vede Preiti che spara ad altezza uomo e uno dei due carabinieri che finisce a terra. Si vedono anche una bambina che si porta le mani alle orecchie per coprire il rumore degli spari e tre persone che si riparano dietro la garitta all’angolo di palazzo Chigi. Una di queste sarebbe la donna incinta rimasta lievemente ferita. Anche un bambino, di circa tre anni, secondo fonti di polizia si sarebbe contuso il volto, cadendo a terra nella fuga. Le ultime immagini riprendono Preiti in terra, bloccato dagli uomini della sicurezza e altre decine di poliziotti e carabinieri che invitano la gente a lasciare la piazza. Poi l’arrivo delle ambulanze. Secondo le stesse fonti, e come dimostrano le riprese delle telecamere, Preiti non ha mai varcato le transenne di piazza Colonna, che proprio in quel momento era stata chiusa. Nonostante ciò i sei bossoli rinvenuti sulla scena, sono stati tutti trovati all’interno della piazza, qualche metro oltre le transenne. Una circostanza che gli investigatori ritengono perfettamente compatibile con la dinamica fin qui accertata, visto che i bossoli vengono espulsi dall’arma e visto il trambusto seguito all’accaduto.

Le indagini e le perquisizioni. Preiti era arrivato nella capitale ieri in treno (durante il viaggio era stato anche controllato da una pattuglia della polizia ferroviaria che non aveva riscontrato problemi, essendo lui incensurato) ed ha alloggiato in un hotel del centro. Sembra provenisse dalla Calabria dove si era trasferito dopo la separazione. L’albergo dove ha alloggiato Preiti è stato perquisito. Accertamenti sono stati attivati per capire la provenienza della pistola. Altre perquisizioni sono state eseguite nella casa della ex moglie a Novi Ligure, del fratello, a Pedrosa e dei genitori, a Rosarno. In quest’ultima perquisizione, i carabinieri hanno portato via alcune buste contenente documenti e altro materiale appartenente a Luigi Preiti.

Voleva suicidarsi. Fonti governative hanno confermato che lo sparatore non aveva il porto d’armi. “Per favore, allentatemi le manette, non sento il braccio”: cosi, secondo quanto riferito all’ANSA da forze dell’ordine presenti sul posto, Luigi Preiti si è rivolto agli agenti che lo hanno bloccato. “E’ apparso freddo e lucido”, riferisce un addetto alla sicurezza che ha partecipato all’arresto. Quando è stato bloccato dai carabinieri è finito in terra sbattendo la testa. All’uomo, che è in stato di arresto, è stato applicato un collare medico. Si è appreso che l’uomo avrebbe voluto suicidarsi subito dopo aver sparato ai carabinieri, ma che non ha potuto farlo avendo esaurito i colpi della pistola.

Paura e tensione. Panico nella piazza tra i presenti dove è immediatamente scattato lo ‘stato di massima allerta’. Sono accorse decine di auto delle forze dell’ordine mentre a Palazzo Chigi si stava tenendo il giuramento del Governo Letta. La polizia scientifica ha ritrovato a terra almeno sei bossoli.

I testimoni. “Ho sentito due colpi di pistola, mi sono girato ed ho visto un uomo sui 40 anni ben vestito, in grigio, che sparava ad altezza uomo ad un carabiniere. Sono scappato perchè ho avuto paura che sparasse contro di me ed altri colleghi”. A raccontarlo è Simone Bianchi, di 32 anni, operatore di un service che stamani ha assistito alla sparatoria insieme ad altri suoi colleghi. “Ho pensato a mettermi in salvo – ha
aggiunto l’operatore – e soltanto dopo ho preso la mia telecamera ed ho filmato il carabiniere che era a terra sanguinante. Indossava una divisa anti sommossa. Ho davvero avuto paura che potesse puntare la pistola contro di noi. In un primo momento ho pensato che l’attentatore – ha concluso – potesse essere un uomo appartenente alle scorte per come era vestito”.

“In un primo momento ho pensato a un mortaretto, poi ho capito che erano spari”. Così racconta un altro testimone. “L’uomo che sparava era abbastanza elegante, con giacca e pantaloni neri e camicia bianca”, spiega. E aggiunge: “Dopo il primo sparo, mi sono girato e ho visto gente a terra, un ciclista per terra, qualche famiglia che scappava, poi ho focalizzato e ho visto l’uomo che sparava. Ho aspettato che finissero gli spari, poi ho guardato e ho visto la polizia e i carabinieri che lo avevano bloccato a terra. Davanti a Palazzo Chigi – aggiunge il testimone – c’erano operatori dei media e il passaggio normale di persone e turisti che può esserci in questa piazza la domenica”.

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/04/28/news/sparatoria_davanti_palazzo_chigi_carabiniere_a_terra-57611483/?ref=HREA-1

GLI STESSI MINUTI IL GOVERNO LETTA GIURAVA AL QUIRINALE
Sparatoria Palazzo Chigi: feriti 2 carabinieri
L’attentatore: «Puntavo ai politici»
Il fermato ha sparato verso il cordone di sicurezza dei carabinieri. Un brigadiere in prognosi riservata

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ROMA – Paura domenica mattina nel centro storico di Roma. Intorno alle 11.40, in Piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi, un uomo di 49 anni ha sparato 6 colpi di pistola contro il cordone di sicurezza formato da carabinieri proprio mentre il nuovo governo Letta stava giurando al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. «Volevo sparare ai politici», ha confessato più tardi l’attentatore ai pm della procura di Roma. Invece ha ferito due carabinieri. Sono un brigadiere e un appuntato. Il brigadiere Giuseppe Giangrande, 50 anni, è stato colpito alla gola da due colpi ed è ricoverato all’Umberto I, in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. L’altro militare, Francesco Negri, 30 anni, appuntato, è stato colpito ad entrambe le gambe. Non è grave. Ferita anche una passante, probabilmente colpita da una scheggia vagante al braccio: è una donna incinta che si trovava nella zona con il marito e un altro figlio. È stata subito soccorsa dal 118 ma non è grave. Il questore, Fulvio Rocca, ha annunciato il raddoppio delle misure di sicurezza nella zona.

IL BOLLETTINO MEDICO – Il primo bollettino medico per il brigadiere Giangrande parla di una «importante lesione alla colonna vertebrale cervicale» dovuta al proiettile entrato nel collo. I medici sono riusciti a estrarlo, ma nel frattempo il proiettile aveva già provocato la lesione. «È importante – dice uno dei medici dell’Umberto I – e la prognosi rimane riservata. Al suo arrivo, intorno alle 12.03, Giangrande era cosciente, «ma non ricordava nulla di quello che era successo», ha detto il direttore del Dea dell’Umberto I Claudio Modini. Giangrande non presenta altre lesioni oltre al colpo di arma da fuoco.

IL FERMATO – L’uomo che ha sparato è stato fermato dalle forze dell’ordine. Si tratta di Luigi Preiti, 49 anni, tornato a Rosarno (Reggio Calabria) dopo essere stato per anni residente in Piemonte. L’attentatore non avrebbe precedenti penali, ma in passato avrebbe avuto problemi con la legge.
Preiti è arrivato nella piazza in giacca e cravatta e ha cominciato a sparare. È stato immobilizzato dai carabinieri e trasportato al San Giovanni per una contusione alla testa, dove si trova in stato di arresto. Preiti, separato dalla moglie, di professione fa il manovale e da poco tempo aveva perso il lavoro. Non aveva il porto d’armi. La pistola usata è un calibro 7,65 e ha la matricola abrasa. Preiti è arrivato a Roma sabato in treno da Rosarno. Ha alloggiato in un hotel del centro della Capitale dove ora è in corso una perquisizione. «Voleva suicidarsi, ma ha finito i colpi», ha poi spiegato il neoministro dell’Interno Angelino Alfano in una breve conferenza stampa al termine del primo consiglio dei ministri del governo Letta.

TRA CALABRIA E PIEMONTE – Luigi Preiti è tornato a vivere a Rosarno, in Calabria, con i genitori circa due anni fa. Lo ha riferito il fratello Arcangelo che vive ad Alessandria. Dopo essersi trasferito in Piemonte negli anni Novanta, Preiti si è sposato e la coppia ha avuto un figlio, che ora ha dieci anni. Due anni e mezzo fa si è separato dalla moglie e ha scelto di tornare a vivere a Rosarno, con i genitori. La moglie ed il figlio sono rimasti in Piemonte e vivono a Predosa (Alessandria). Da diversi mesi non hanno più contatti: «Sono sconvolta, non riesco ancora a credere che lo abbia fatto», dice la ex signora Preiti, Ivana. L’ultima volta che il marito era stato a Predosa è stato lo scorso anno per la prima comunione del figlio.

LE INDAGINI – «È apparso freddo e lucido», riferisce un addetto alla sicurezza che ha partecipato all’arresto di Preiti, che appena bloccato ha detto ai militari: «Per favore, allentatemi le manette, non sento il braccio». Le indagini sono in per accertare come Preiti sia arrivato a Roma, quando e se possa aver goduto di complicità durante la sua permanenza nella Capitale. I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a Palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso, attorno ad altrettanti bossoli. Vicino alla camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due militari è stato colpito, c’è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a piazza Colonna sono bloccati dalle forze dell’ordine.

LA RICOSTRUZIONE: «SPARAVA COME FOSSERO BIRILLI» – Intorno alle 11.30, Preiti è arrivato in piazza Colonna all’angolo tra Palazzo Chigi e il palazzo sede del quotidiano Il Tempo. L’uomo ha cominciato ad urlare: «Sparatemi sparatemi», ma poi ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro il cordone di sicurezza nella piazza formato dai carabinieri. «Sparava come se fossero birilli», racconta un testimone oculare. Il primo carabiniere è stato colpito a distanza ravvicinata alla gola. Poi l’attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto «gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra – continua ancora il testimone -, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All’inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi». Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che per la paura si sono sentite male e sono state portate nell’androne di Palazzo Chigi.

ALFANO IN OSPEDALE – Intanto, il neo ministro dell’Interno Angelino Alfano insieme con il ministro della Difesa Mario Mauro sono andati a Policlinico Umberto I dove si trova il brigadiere Giangrande. «È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato», ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno appena arrivato in piazza Colonna. E ha aggiunto: «Ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il “Palazzo”, come se fosse da abbattere».
TESTIMONI – Un padre e una figlia 11enne erano in piazza e hanno visto tutto: «La gente urlava e piangeva, – racconta il papà – guardavano il carabiniere a terra e urlavano “è morto”, noi ci siamo nascosti dietro la macchina. Avranno sparato una decina di colpi, ho coperto gli occhi di mia figlia». Lei dice: «Pensavo fossero petardi, ma non era così».

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_aprile_28/sparatoria-palazzo-chigi-roma-governo-giuramento-212878118957.shtml

Separato e senza lavoro
era tornato dai genitori
Dopo vent’anni al Nord, due matrimoni falliti, un figlio lontano. Luigi Preiti campava di piccoli impieghi nell’edilizia. Aveva perso molti soldi al videopoker. E’ partito da Gioia Tauro, la Polfer lo aveva fermato sul treno per un controllo

ROSARNO – Ieri mattina ha detto al padre che doveva partire. Capitava che ogni tanto andasse fuori per cercare lavoro. I suoi genitori non se ne preoccupavano più di tanto. Luigi Preiti era tornato a Rosarno. La separazione dalla seconda moglie che vive in Piemonte con il figlio di 11 anni, lo aveva riportato in Calabria dopo quasi 20 anni di emigrazione al nord. Nel paese della PIana si dava da fare. Piccoli lavori di muratura, riparazioni saltuarie, alla giornata. Come fanno molti nei paesini del sud. Uno come tanti, praticamente sconosciuto alle forze dell’ordine in una terra in cui gli schedari sono pieni di personaggi da tenere d’occhio.

Luigi Preiti non aveva grilli per la testa. Certo la separazione dalla moglie era stata una brutta botta, così come una sofferenza era anche la distanza dal figlio. L’ultima volta, l’aveva visto per la prima comunione. Dal Piemonte dicono: aveva dilapidato tutto al videopoker. Il fratello vive a Novi Ligure, non lo vedeva da agosto e fa capire di non avere rapporti stretti: “Non era un terrorista, non era un malato di mente. L’ho visto in televisione, sono caduto dalla sedia. Lo stesso è successo ai miei. Chiedo scusa all’Arma dei Carabinieri, massima solidarietà ai militari feriti. Ora andrò dai miei genitori”.

L’ex moglie si dice sconvolta e disperata. Ai carabinieri ha detto: “Puntavo ai politici”, nel suo passato non c’è traccia di impegni di partito.

L’interrogatorio. “Ho voluto fare un gesto eclatante in un giorno importante: non odio nessuno in particolare ma sono disperato”. Luigi Preiti ha tentato di giustificare così il suo gesto nel corso dell’interrogatorio col procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Antonella Nespola. Secondo gli inquirenti, aveva progettato il suo gesto da almeno venti giorni. “Ho acquistato la pistola al mercato nero di Alessandria, quattro anni fa”.

Una famiglia perbene. A Rosarno i Preiti sono considerati persone perbene, almeno per quanto riguarda il nucleo familiare di Luigi. Certo sulla scheda di qualcuno dei suoi parenti si dice “segnalato in compagnia dei Pesce” o “dei Bellocco”. Ipotesi lontane magari appuntate per qualche frequentazione sospetta, per un caffè preso al bar. Ma loro, Luigi e i suoi, “con i mafiosi, almeno in apparenza, non avevano alcun rapporto”. Non sono legati ai clan e non facevano parlare di loro in paese. C’è da capire se l’attentatore abbia veramente preso l’arma al mercato nero di Alessandria.

Per questo la visita dei carabinieri in casa Preiti è stata una sorpresa. Per i genitori dell’uomo tutto appare come un incubo. Un brutto sogno. Luigi era partito ieri mattina dalla stazione di Gioia Tauro, dove è stata trovata la sua Peugeot e in casa non aveva detto nulla di più. E’ stato fermato dalla Polfer sul treno per un normale controllo. Secondo quanto hanno raccontato i genitori e qualche vicino agli investigatori, non aveva neppure particolari problemi economici. Una famiglia con la vita normale, di uno che certo non naviga nell’oro, ma che ha sempre vissuto in maniera dignitosa. Per questo il gesto di questo mattina appare come un vero e proprio giallo. Luigi non era un matto, non soffriva di depressione, non era un disperato. Il suo gesto appare inspiegabile.

L’assessore di Rosarno, Francesco Bonelli, si dice anch’esso stupito: “Mi dicono che non frequentasse molto il paese”. Preiti dai registri comunali non risulterebbe neanche avere trasferito la residenza a Rosarno. “Siamo in una situazione molto difficile – dice il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi – credo che questo sia il segnale di un fortissimo disagio che attraversano molte persone, per la fine di un matrimonio, la perdita del lavoro, sono segnali che non vanno sottovalutati. Personalmente non ricordo Luigi Preiti, ma mi dicono che in gioventù non abbia mai dato segni di squilibrio mentale”.

Stesso giudizio dall’ex sindaco di Predosa, il paese dove Preiti aveva diffuso. “L’ho conosciuto e frequentato: una persona disponibile con tutti. non ha mai dato segni di squilibrio. Perfettamente ingrato nel paese” (guarda il video). “Da 5-6 anni non lo vedevo più, forse dopo la separazione”.

Le indagini. I carabinieri hanno perquisito l’abitazione dei genitori dove Luigi Preiti viveva. Cercano qualsiasi indizio utile a capire le ragioni di un gesto del genere. La sua auto è stata individuata davanti alla stazione di Gioia Tauro, da cui è partito ieri in treno. I carabinieri l’hanno transennata e ora attendono gli artificieri per i controlli del caso. Nelle prossime ore saranno sentiti il padre (emigrato in Germania per 30 anni), la madre e le due sorelle di Luigi che vivono in paese, ma non nella famiglia d’origine. Luigi davanti a Palazzo Chigi ha più volte urlato “ammazzatemi”, e la sensazione è che per una qualche ragione volesse farla finita.

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/04/28/news/preiti_-57634639/?ref=HRER1-1

DURANTE IL GIURAMENTO DEL GOVERNO LETTA AL QUIRINALE
Sparatoria a Palazzo Chigi: feriti 2 carabinieri
L’attentatore: «Puntavo ai politici»
Luigi Preiti ha fatto fuoco sui militari: il brigadiere Giangrande in prognosi riservata. Letta: «Ognuno faccia il suo dovere»

Le urla e la paura davanti Palazzo Chigi

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ROMA – Paura domenica mattina nel centro storico di Roma. Intorno alle 11.40, in Piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi, un uomo di 49 anni ha sparato 6 colpi di pistola contro il cordone di sicurezza formato da carabinieri proprio mentre il nuovo governo Letta stava giurando al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. «Volevo sparare ai politici», ha confessato più tardi l’attentatore ai pm della procura di Roma. Invece ha ferito due carabinieri. Sono un brigadiere e un appuntato. Il primo, Giuseppe Giangrande, 50 anni, è stato colpito alla gola da due proiettili e ha subito un grave danno al midollo osseo. Ricoverato e operato all’Umberto I, resterà in prognosi riservata per altre 72 ore. L’altro militare, Francesco Negri, 30 anni, è stato colpito ad entrambe le gambe. Non è grave. Ferita anche una passante, probabilmente colpita da una scheggia vagante al braccio: è una donna incinta che si trovava nella zona con il marito e un altro figlio. È stata subito soccorsa dal 118 ma non è grave. Il questore, Fulvio Rocca, ha annunciato che la vigilanza sarà rafforzata in tutta la città e sarà raddoppiata nell’area di Palazzo Chigi, Montecitorio, il Senato.

Sparatoria davanti a Palazzo Chigi

IL BOLLETTINO MEDICO – Il primo bollettino medico per il brigadiere Giangrande parla di una «importante lesione alla colonna vertebrale cervicale» dovuta al proiettile entrato nel collo. I medici sono riusciti a estrarlo, ma nel frattempo il proiettile aveva già provocato la lesione. «È importante – dice uno dei medici dell’Umberto I – e la prognosi rimane riservata. Al suo arrivo, intorno alle 12.03, Giangrande era cosciente, «ma non ricordava nulla di quello che era successo», ha detto il direttore del Dea dell’Umberto I Claudio Modini. Giangrande non presenta altre lesioni oltre al colpo di arma da fuoco.

Per Giuseppe Giangrande «un danno midollare importante»

IL FERMATO – L’uomo che ha sparato è stato fermato dalle forze dell’ordine. Si tratta di Luigi Preiti, 49 anni, tornato a Rosarno (Reggio Calabria) dopo essere stato per anni residente in Piemonte. L’attentatore non avrebbe precedenti penali, ma in passato avrebbe avuto problemi con la legge.
Preiti è arrivato nella piazza in giacca e cravatta e ha cominciato a sparare. È stato immobilizzato dai carabinieri e trasportato al San Giovanni per una contusione alla testa, dove si trova in stato di arresto. Preiti, separato dalla moglie, di professione fa il manovale e da poco tempo aveva perso il lavoro. Non aveva il porto d’armi. La pistola usata è un calibro 7,65 e ha la matricola abrasa. Preiti è arrivato a Roma sabato in treno da Rosarno. Ha alloggiato in un hotel del centro della Capitale dove ora è in corso una perquisizione. «Voleva suicidarsi, ma ha finito i colpi», ha poi spiegato il neoministro dell’Interno Angelino Alfano in una breve conferenza stampa al termine del primo consiglio dei ministri del governo Letta.
Sparatoria, il racconto di Fiorenza Sarzanini

TRA CALABRIA E PIEMONTE – Luigi Preiti è tornato a vivere a Rosarno, in Calabria, con i genitori circa due anni fa. Lo ha riferito il fratello Arcangelo che vive ad Alessandria. Dopo essersi trasferito in Piemonte negli anni Novanta, Preiti si è sposato e la coppia ha avuto un figlio, che ora ha dieci anni. Due anni e mezzo fa si è separato dalla moglie e ha scelto di tornare a vivere a Rosarno, con i genitori. La moglie ed il figlio sono rimasti in Piemonte e vivono a Predosa (Alessandria). Da diversi mesi non hanno più contatti: «Sono sconvolta, non riesco ancora a credere che lo abbia fatto», dice la ex signora Preiti, Ivana. L’ultima volta che il marito era stato a Predosa è stato lo scorso anno per la prima comunione del figlio.

LE INDAGINI – «È apparso freddo e lucido», riferisce un addetto alla sicurezza che ha partecipato all’arresto di Preiti, che appena bloccato ha detto ai militari: «Per favore, allentatemi le manette, non sento il braccio». Le indagini sono in per accertare come Preiti sia arrivato a Roma, quando e se possa aver goduto di complicità durante la sua permanenza nella Capitale. I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a Palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso, attorno ad altrettanti bossoli. Vicino alla camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due militari è stato colpito, c’è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a piazza Colonna sono bloccati dalle forze dell’ordine.

LA RICOSTRUZIONE: «SPARAVA COME FOSSERO BIRILLI» – Intorno alle 11.30, Preiti è arrivato in piazza Colonna all’angolo tra Palazzo Chigi e il palazzo sede del quotidiano Il Tempo. L’uomo ha cominciato ad urlare: «Sparatemi sparatemi», ma poi ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro il cordone di sicurezza nella piazza formato dai carabinieri. «Sparava come se fossero birilli», racconta un testimone oculare. Il primo carabiniere è stato colpito a distanza ravvicinata alla gola. Poi l’attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto «gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra – continua ancora il testimone -, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All’inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi». Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che per la paura si sono sentite male e sono state portate nell’androne di Palazzo Chigi.
ALFANO E LETTA IN OSPEDALE – Intanto, il neo ministro dell’Interno Angelino Alfano insieme con il ministro della Difesa Mario Mauro sono andati a Policlinico Umberto I dove si trova il brigadiere Giangrande. In serata anche il premier Enrico Letta ha visitato Giangrande, sottolineando: «Ora dobbiamo stringerci attorno alla famiglia, attorno alle forze dell’ordine: è il momento in cui ognuno deve fare il proprio dovere». Letta ha espresso la sua vicinanza all’Arma anche per quanto accaduto a Maddaloni, e alla giovane figlia del brigadiere ha ricordato «quanto il padre oggi, in una giornata così particolare di servizio alle istituzioni che sta pagando duramente con la sofferenza di queste ore, è un esempio per il Paese».

TESTIMONI – «È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato», ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno appena arrivato in piazza Colonna. E ha aggiunto: «Ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il “Palazzo”, come se fosse da abbattere». Un padre e una figlia 11enne erano in piazza e hanno visto tutto: «La gente urlava e piangeva, – racconta il papà – guardavano il carabiniere a terra e urlavano “è morto”, noi ci siamo nascosti dietro la macchina. Avranno sparato una decina di colpi, ho coperto gli occhi di mia figlia». Lei dice: «Pensavo fossero petardi, ma non era così».

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_aprile_28/sparatoria-palazzo-chigi-roma-governo-giuramento-212878118957.shtml

Preiti, non sarà chiesta perizia psichiatrica.
L’ex moglie chiede scusa: “Mai stato violento”
Per l’accusa Luigi Preiti era capace di intendere e di volere quando ieri ha sparato davanti Palazzo Chigi. Oggi la conferma del fermo con possibili aggravanti. La famiglia chiede scusa ai carabinieri. Per l’ex moglie si tratta di un gesto di follia: “Avevamo un rapporto civile, il gioco il suo problema”

La Procura di Roma non ha intenzione di chiedere la perizia psichiatrica per Luigi Preiti, l’uomo che ieri ha sparato a due carabinieri davanti Palazzo Chigi. Il procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani e il sostituto Antonella Nespola sono convinti che Preiti abbia agito nel pieno delle sue capacità e che il suo atto rientri nel comportamento di un “esibizionista”. A Preiti, ora a Rebibbia, saranno contestati i reati di tentato omicidio, porto e detenzione illegale e uso d’arma e munizioni ma non è escluso che possano essere contestate anche alcune aggravanti nella richiesta di convalida del fermo prevista per oggi. L’interrogatorio di garanzia potrebbe essere svolto già nella giornata di domani.

L’ex moglie. “Chiedo scusa a tutti, soprattutto ai due carabinieri feriti e alle loro famiglie”. Dopo il fratello Arcangelo, anche l’ex moglie di Luigi Preiti, Ivana Dan, si scusa con le vittime di quello che per lei è stato un gesto di follia. “Il nostro rapporto per motivi personali legati a un vizio sbagliato (il videopoker n.d.r.). Non è una persona violenta e non ha mai fatto del male a me o al bambino. Avevamo un rapporto civile, lui telefonava e parlava con il bambino. Sono sicura che ha capito di aver sbagliato. L’arma? non posso sapere nulla, viveva in Calabria. Io sto qua da anni con un nuovo compagno e Luigi era contento di questo visto che c’era qualcun altro che si prendeva cura del figlio come un padre. Lui ama suo figlio. Non era turbato da questa cosa. Problemi mentali? Assolutamente no, poi se è caduto in depressione non lo posso sapere. Il gioco? è il problema che ci ha portato alla separazione”, ha detto Ivana Dan al Tgcom24.

Il figlio. “Mi dispiace per i carabinieri”. Lo ha detto il figlio di Luigi Preiti, undici anni, in un breve colloquio con i giornalisti, uscendo dalla sua abitazione di Predosa, in provincia di Alessandria. “Mi dispiace per loro – ha ribadito – mio papà ha sbagliato, ma gli vogliamo tutti bene. Tra noi c’era un buon rapporto”.

L’interrogatorio. “Ho voluto fare un gesto eclatante in un giorno importante: non odio nessuno in particolare ma sono disperato”. Luigi Preiti ha tentato di giustificare così il suo gesto nel corso dell’interrogatorio ieri col procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Antonella Nespola. Secondo gli inquirenti, aveva progettato il suo gesto da almeno venti giorni. “Ho acquistato la pistola al mercato nero di Alessandria, quattro anni fa”.

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/04/29/news/preiti_la_procura_non_chieder_perizia_psichiatrica_la_moglie_chiede_scusa_non_mai_stato_violento-57692251/

Preiti, la confessione che non convince
Quegli spari evitando i giubbini antiproiettile
Il giallo sulla provenienza dell’arma, due settimane di esercitazioni per preparare l’attentato. Le contraddizioni

L’ex moglie: «Non mi spiego il suo gesto»

Mi piace questo contenutoNon mi piace questo contenuto0054 Invia contenuto via mail Link:ROMA – Racconta le fasi dell’agguato in maniera concitata, piange disperato, all’improvviso si calma e ricomincia a raccontare. Poi scoppia di nuovo in lacrime in un alternarsi di stati d’animo che dimostrano la sua alterazione, ma non bastano a chiarire fino in fondo che cosa ci sia dietro quegli spari contro i carabinieri in servizio di sorveglianza davanti a Palazzo Chigi. E invece Luigi Preiti, l’attentatore calabrese di 49 anni, il suo gesto lo spiega così: «A 50 anni non si può tornare a vivere con i genitori perché non puoi mantenerti, mentre invece i politici stanno bene e se la godono. A loro volevo arrivare, sognavo di fare un gesto eclatante. Volevo colpirne uno. Ma in fondo non volevo uccidere. Ero io che volevo morire».

Preiti esce dall’ospedale San Giovanni. Lo attende l’interrogatorio
Confessa Preiti, ma non convince perché troppi sono ancora i punti oscuri del suo racconto, le contraddizioni, i silenzi. Ai magistrati e agli investigatori che lo interrogano in una stanza del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Roma, dove è stato trasportato dopo l’attentato, ricostruisce quanto accaduto nelle ultime due settimane «quando ho cominciato a pensare che lo volevo fare e mi sono esercitato in campagna a sparare perché volevo essere sicuro che la pistola funzionasse».
L’arma, eccolo uno degli elementi da chiarire. Quella 7,65 con la matricola abrasa che l’uomo aveva con sé e forse ha tenuto in quella borsa ritrovata per terra dove aveva nascosto 9 proiettili non esplosi. Preiti dice di averla acquistata al mercato clandestino «quattro anni fa, a Genova, e ho preso anche 50 proiettili». Saranno gli esami balistici già disposti dagli inquirenti a chiarire se abbia sparato prima. L’attentatore non vuole specificare chi gliel’abbia ceduta, rimane vago sui dettagli, dice di non ricordare i particolari. E questo accredita l’ipotesi che invece se la sia procurata in Calabria dove ormai viveva da tempo dopo il trasferimento da Alessandria, o addirittura a Roma, dove è giunto sabato pomeriggio.

«Sono partito con il treno da Gioia Tauro – dichiara – e sono arrivato verso le 17. Poi sono andato in albergo». È una pensione nella zona della stazione Termini, si chiama «Hotel Concorde». «Sono rimasto lì fino alla mattina, poi sono uscito e sono andato a piedi verso il centro. Mi sono vestito bene con la giacca e la cravatta perché volevo arrivare al palazzo, trovare un politico. Poi ho visto quegli uomini in divisa che per me rappresentavano le istituzioni. Loro stavano mettendo le transenne, non potevo passare. Per questo ho deciso di fare questa cosa. È stato a quel punto che ho deciso di sparare».

Ricomincia a piangere. Secondo il suo avvocato Mario Danielli è proprio a questo punto che si rivolge ai carabinieri presenti e dice: «Vi chiedo scusa perché non so che cosa è davvero successo, non volevo». In realtà le sue intenzioni sono apparse subito chiare. Preiti ha mirato al collo e alle gambe dei militari dimostrando una dimestichezza con le armi e soprattutto la consapevolezza che per fare male doveva colpire le zone non protette dai giubetti antiproiettile. Solo una coincidenza?
Di fronte al procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e al sostituto Anna Nespola, l’attentatore gioca al ribasso. «Ho fatto tutto da solo: volevo compiere un gesto eclatante in un giorno importante. Ma nessuno mi ha aiutato. I miei familiari non sapevano neanche che stavo venendo a Roma. Ho nascosto a tutti le mie intenzioni. Ero disperato per essere ridotto così, senza soldi e senza lavoro. Ma non lo capite? Quello che ho fatto è il segno di quello che sta accadendo nel nostro Paese. Non avete visto quella donna che ha strangolato la figlia?».

Parla Preiti e in alcuni momenti straparla. Lo fa anche subito dopo la cattura, quando i carabinieri e gli uomini della sicurezza in servizio a Palazzo Chigi lo immobilizzano a terra e poi lo portano via. Sembra quasi che voglia fingersi pazzo, perché comincia a sbraitare, «mi dovevate sparare, volevo morire». Lo ripeterà anche in seguito, durante l’interrogatorio, ma senza convincere chi gli sta di fronte. «Non ci sono riuscito perché i colpi erano finiti», dice lui. In realtà nessuno tra coloro che gli stavano di fronte lo ha visto mentre si portava la pistola alle tempia, né è stato notato mentre rivolgeva l’arma verso di sé.

L’uomo giura di aver «preso cocaina nell’ultimo periodo», pur non riuscendo a specificare chi gli abbia dato i soldi per acquistarla «e ho fatto anche uso di ansiolitici, perché stavo male, sono stato davvero male». Quando l’interrogatorio sta per terminare Preiti chiede notizie della sua famiglia. «Mi avranno visto in televisione, chissà che cosa penserà adesso mio figlio. Forse dovrei avvisarli. Ma no, non c’è bisogno. Tanto di me non importa niente a nessuno».
Il primo interrogatorio termina poco prima delle 16. Un’ora dopo l’uomo viene portato via dall’ospedale. Tornerà domani davanti al giudice per la convalida dell’arresto e soltanto allora si capirà se ha intenzione di colmare tutti quei «buchi» del suo racconto che ancora non consentono di accreditare come unico movente il gesto di disperazione.

http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_29/preiti-verbali-confessione_bb109918-b08e-11e2-b358-bbf7f1303dce.shtml

Preiti: “Non potevo più mantenere mio figlio”.
L’ex moglie chiede scusa: “Mai stato violento”
Per l’accusa era capace di intendere e volere quando ha sparato davanti Palazzo Chigi. Confermato il fermo con possibili aggravanti. E lui continua a ripetere: “Che cosa ho fatto?”. Per l’ex moglie è un gesto di follia: “Avevamo un rapporto civile, il gioco il suo problema”. La sorella: “La politica ha le sue colpe”

Amica di famiglia di Preiti: ”Tutta colpa delle macchinette, sono state la sua rovina”
TAG sparatoria Palazzo Chigi, palazzo chigi, carabinieri, carabinieri feriti, calabria, rosarno, piemonte ROMA – La Procura di Roma non ha intenzione di chiedere la perizia psichiatrica per Luigi Preiti, l’uomo che ieri ha sparato a due carabinieri davanti Palazzo Chigi. Il procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani e il sostituto Antonella Nespola sono convinti che Preiti abbia agito nel pieno delle sue capacità e che il suo atto rientri nel comportamento di un “esibizionista”. A Preiti, ora a Rebibbia, saranno contestati i reati di tentato omicidio, porto e detenzione illegale e uso d’arma e munizioni ma non è escluso che possano essere contestate anche alcune aggravanti nella richiesta di convalida del fermo prevista per oggi. L’interrogatorio di garanzia potrebbe essere svolto già nella giornata di domani.

Piange, con difficoltà riesce a parlare con il suo difensore d’ufficio. Preiti alterna momenti di lucidità a disperazione piena. Il legale che lo assiste, l’avvocato Mauro Danielli, spiega: “E’ molto depresso, piange in continuazione e gli agenti penitenziari lo sorvegliano a vista ventiquattrore su 24. E’ certamente pentito per quello che ha fatto. Ha chiesto le condizioni di salute dei carabinieri. Non riesce a rendersi conto della gravità di quanto ha fatto”.

“Cosa ho fatto? Non potevo più mantenere mio figlio”. “Cosa ho fatto? Non lo so. Non so spiegare”, continua a ripetere Preiti agli agenti penitenziari che lo sorvegliano. Da ieri sera si trova nel carcere romano in isolamento, sorvegliato con una telecamera. “Non potevo più mantenere mio figlio, ero disperato”, dice, come a giustificarsi. Chi lo ha visto lo descrive come un uomo “spaurito, con lo sguardo perso nel vuoto”, che alterna questi sfoghi a lunghi silenzi.

L’ex moglie. “Chiedo scusa a tutti, soprattutto ai due carabinieri feriti e alle loro famiglie”. Dopo il fratello Arcangelo, anche l’ex moglie di Luigi Preiti, Ivana Dan, si scusa con le vittime di quello che per lei è stato un gesto di follia. “Il nostro rapporto per motivi personali legati a un vizio sbagliato (il videopoker n.d.r.). Non è una persona violenta e non ha mai fatto del male a me o al bambino. Avevamo un rapporto civile, lui telefonava e parlava con il bambino. Sono sicura che ha capito di aver sbagliato. L’arma? non posso sapere nulla, viveva in Calabria. Io sto qua da anni con un nuovo compagno e Luigi era contento di questo visto che c’era qualcun altro che si prendeva cura del figlio come un padre. Lui ama suo figlio. Non era turbato da questa cosa. Problemi mentali? Assolutamente no, poi se è caduto in depressione non lo posso sapere. Il gioco? è il problema che ci ha portato alla separazione”, ha detto Ivana Dan al Tgcom24.

La sorella. “Luigi è sicuramente una persona disperata, ma questo non può giustificare assolutamente quello che ha fatto. Sono convinta, però, che anche la politica ha le sue colpe e dovrebbe riflettere su quanto è accaduto”. Lo ha detto la sorella di Luigi, Girolama Preiti.

La pistola. Un accertamento tecnico sulla pistola utilizzata ieri mattina è stato disposto dalla procura di Roma. Si tratta di un accertamento “irripetibile”, disposto in maniera urgente dal pm, con il quale si cercherà di risalire alla matricola dell’arma trovata abrasa e stabilire se in passato sia stata utilizzata per commettere altri reati. Gli esami verranno affidati agli esperti del Ris dei carabinieri. Nella borsa zaino di colore beige, sequestrata dai carabinieri a Preiti c’erano punte di trapano.

L’interrogatorio. “Ho voluto fare un gesto eclatante in un giorno importante: non odio nessuno in particolare ma sono disperato”. Luigi Preiti ha tentato di giustificare così il suo gesto nel corso dell’interrogatorio ieri col procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Antonella Nespola. Secondo gli inquirenti, aveva progettato il suo gesto da almeno venti giorni. “Ho acquistato la pistola al mercato nero di Alessandria, quattro anni fa”.

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/04/29/news/preiti_la_procura_non_chieder_perizia_psichiatrica_la_moglie_chiede_scusa_non_mai_stato_violento-57692251/?ref=HRER3-1

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