Picchia la convivente e la manda all’ospedale

Prende a calci la convivente,
donna in pericolo di vita
Lui, 27 anni, aveva precedenti per violenza. Lei, 20, subisce l’asportazione della milza

Prende a calci la giovanissima convivente, Rosaria Aprea, di 20 anni, mandandola in ospedale dove è stata ricoverata in pericolo di vita. È successo domenica notte nel Casertano. La donna è stata operata per l’asportazione della milza.

VIOLENZE RIPETUTE – L’aggressore, che, è stato accertato, più volte l’aveva picchiata, è stato fermato dalla squadra mobile di Caserta: si tratta di Antonio Caliendo, 27 anni, di Casal di Principe. L’uomo, braccato, si è recato con la sorella, che è avvocato, nel posto fisso di polizia a Casapesenna.

LA GELOSIA – La coppia convive da circa due anni e ha anche un bambino, ma a causa della forte gelosia fin dall’inizio della relazione c’erano stati problemi, secondo quanto accertato dagli agenti della squadra mobile di Caserta.

IL CONCORSO DI BELLEZZA – Nel 2011, mentre Rosaria partecipava a Miss Yacht Club a Pesaro (era stata reginetta l’anno precedente), fu raggiunta da Caliendo che, sempre per gelosia, la picchiò: finì al pronto soccorso. Più volte la madre della giovane aveva cercato di convincere la figlia a lasciare il compagno, che ha precedenti per lesioni personali, ingiuria, violenza privata e violazione di domicilio.

http://www.corriere.it/cronache/13_maggio_13/caserta-calci-convivente-asportata-milza-donna-pericolo-vita_a671e836-bba1-11e2-b326-eea88d27be21.shtml

20 anni: rischia la vita dopo il pestaggio del convivente

Il fatto è avvenuto nel casertano: la ragazza, Rosaria Aprea, ha vent’anni e viveva insieme con il suo aguzzino da circa due anni, hanno un bambino. Lui, Antonio Caliendo, 27 anni, si era già reso responsabile di altre aggressioni e violenze contro la compagna e così la scorsa notte l’ha pestata brutalmente. Rosaria è in ospedale: hanno dovuto asportarle la milza ed è in pericolo di vita.
Inutilmente già in passato la madre di Rosaria aveva cercato di persuadere la ragazza a lasciarlo.
Caliendo infatti si era già dimostrato violento in altre occasioni, non era questo il primo pestaggio: circa due anni fa, all’inizio della loro storia, Rosaria aveva dovuto ricorrere alle cure sanitarie in un pronto soccorso della città di Pesaro dove (incautamente!) si era recata per partecipare ad un concorso di bellezza.
Questo e poco più è quanto uscito dalle mura domestiche, il resto non sappiamo se Rosaria potrà mai raccontarlo, perché la sua vita ora è in pericolo.
Antonio Caliendo era già noto alla polizia per le ripetute ed abituali violenze: è stato fermato dalla squadra mobile della questura di Caserta, si era rifugiato presso una sorella che è avvocato.
Le violenze erano spesso legate a motivi futili ed alla gelosia morbosa dell’uomo.

Questa è l’ennesima storia di violenza e femminicidio: pochi giorni giorni fa una donna ucraina, Sofia Zerebreska di 23 anni, è stata trovata cadavere a Poggiomarino (provincia di Napoli) in un bosco con un coltello nella schiena, forse era una prostituta, ma anche lei è stata uccisa in quanto donna, non perché prostituta.

Le storie di queste due donne sono certamente molto diverse, almeno in apparenza: Rosaria era una ragazzina pulita ed entusiasta della vita, aveva una sua famiglia ed un bambino con un uomo di cui si fidava, malgrado i maltrattamenti e nel quale aveva riposto le speranze del suo amore.

Di Sofia non sappiamo nulla: forse si prostituiva ed è stata uccisa da qualcuno che probabilmente conosceva, chissà: forse anche lei amava qualcuno e forse anche lei malgrado tutto.

Una era una moglie, l’altra una puttana: i due ruoli solo apparentemente contrastanti che una certa cultura ha sempre imposto alla donna per negarne ogni autonomia ed impadronirsi della sua vita.

http://www.diggita.it/v.php?id=1172015&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter&fb_source=message#

Io la amo: la vergognosa giustificazione del convivente aggressore
Mentre Rosaria Aprea è grave in ospedale, il convivente dai giudici parla ancora di amore, ma non di gelosia. Anche questa è violenza.
Desk2
martedì 14 maggio 2013 14:56
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Verte ancora in condizioni gravissime Rosaria Aprea di 20 anni, che domenica notte è stata brutalmente picchiata dal suo convivente fino al punto da doverle asportare la milza. È così che vivrà da oggi in poi la giovane miss residente a Macerata Campania. Per una banale lite di gelosia ora è in pericolo di vita. La prognosi, infatti, è ancora riservata.

Ma al peggio non c’è mai fine. Non bastano i gesti folli, incomprensibili oltre che ignobili contro le donne che ogni giorno affollano le edizioni dei quotidiani e dei telegiornali. No, non bastano. Adesso Rosaria deve anche sapere che il suo fidanzato la ama ancora e che la gelosia non c’entra nulla col gesto compiuto. È questo, in sintesi, quanto Antonio Caliendo, 27 anni, ha riferito durante l’interrogatorio di garanzia ancora in corso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere da parte del gip Giuseppe Meccariello.

«Sono innamorato di Rosaria e dispiaciuto per quanto accaduto. Spero che guarisca il prima possibile». Ha esordito così prima di rispondere alle domande del gip. Il giovane ha affermato che l’episodio sarebbe stato originato da un litigio per futili motivi, e non per uno scatto d’ira dovuto alla gelosia. Come se dei futili motivi potessero scagionarlo e giustificare un raptus di follia che ha mandato all’ospedale la giovane ragazza.

«Domenica sera – ha spiegato il giovane – mi sono recato a Macerata Campania a casa di Rosaria in quanto dovevamo uscire per assistere ad una processione religiosa. Eravamo solo io e lei in casa, la madre e i fratelli erano già in piazza; Rosaria però non voleva uscire con me, così mi sono diretto verso l’uscio per andarmene, poi una volta sul pianerottolo lei mi ha spinto, a quel punto ho reagito spingendola anch’io». «Le ho dato poi anche un calcio per allontanarla, ma non era così forte – ha aggiunto – Lei è caduta e si lamentava, così io le ho chiesto se stava bene e mi sono offerto di portarla in ospedale ma lei ha detto che avrebbe atteso la madre».

Il giovane ha negato di aver preso a pugni la compagna. «Le ho dato solo quel calcio», ha insistito, ammettendo poi che in passato «ci sono stati tra di noi altri momenti di tensione; le ho dato qualche schiaffo ma nulla più».

Le parole di Caliendo non possono non far riflettere. Un uomo che riesce a parlare di amore e di violenza nello stesso momento può davvero essere considerato un uomo? Uno schiaffo e nulla più: così ha detto agli uomini della Squadra Mobile. Sono proprio queste parole che danno più fastidio, soprattutto se accostate alla parola “amore”, pronunciata solo per nascondere un gesto profondamente egoista e maschilista.

In almeno due occasioni la giovane aveva presentato formale denuncia alle forze dell’ordine per aggressioni e lesioni contro il compagno, ma nonostante le denunce, la giovane aspirante miss non ha avuto la forza di lasciare l’imprenditore di Casal di Principe, eccessivamente geloso e violento. Anzi sembra che i due, che non vivevano attualmente insieme, fossero in procinto di trasferirsi a Casal di Principe presso un appartamento in uso all’uomo. Ancora non è chiaro inoltre il luogo in cui sarebbe avvenuta l’aggressione.

Sarà decisiva a questo punto la versione che fornirà la 20enne Rosaria Aprea. Stamani gli investigatori della Squadra Mobile di Caserta non l’hanno potuta sentire viste le sue condizioni fisiche e psicologiche. Solo domani i medici potranno dichiarare ufficialmente fuori pericolo la donna, che in poche ore dopo il ricovero ha subito due operazioni, la prima per l’asportazione della milza, completamente spappolata per violenti calci sferrati dal 27enne, la seconda per bloccare un’emorragia surrenalica. La ragazza inoltre è apparsa molto provata psicologicamente; anche per questo motivo non è stata in grado di parlare con gli investigatori.

http://www.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=44094&typeb=0&fb_source=message

«Antonio era pazzo di lei, è arrivato
a regalarle mille euro di fiori»
Il barista di Casal di Principe: «Caliendo era generoso ma provato da vicende di cuore»

A Casal di Principe lo conoscono in molti ma nessuno, prima di ieri, gli avrebbe dato del violento.
Una descrizione completamente opposta rispetto a quella fatta dagli inquirenti che lo ritraggono come un uomo carico d’ira, e ricordando precedenti penali specifici per lesioni personali, ingiuria, violenza privata e violazione di domicilio.

Antonio Caliendo, 27 anni, accusato di aver ridotto in fin di vita la sua fidanzata di Macerata Campania, è sempre stato – dicono in paese – un tipo piuttosto pacato e controllato. Prima di fidanzarsi con Rosaria, era stato legato sentimentalmente per tre anni con una ragazza di Casale. Un fidanzamento poi conclusosi, pare, contro il volere dello stesso Caliendo.

Antonio, del bar «le Bistrot», in via Vaticale a Casal di Principe, così descrive Caliendo: «È un mio cliente, praticamente da sempre. E l’ho sempre ritenuto un bravo ragazzo, generoso, tant’è che anche con gli amici è stato sempre il primo a offrire. Era il suo modo per dimostrare l’affetto. Per tre anni aveva ricoperto la ragazza casalese di regali ed attenzioni anche piuttosto cospicue, poi però il loro sogno d’amore è sfumato ed Antonio, per quanto ne so io, ne ha sofferto tanto. Una situazione che lo ha scottato a tal punto da farlo diventare sospettoso».

All’origine potrebbero esserci state divergenze sul come veniva inteso il rapporto sentimentale, ma certamente Caliendo era uscito provato, con addosso una «ferita» difficile da rimarginare dal primo rapporto. Sospetti e gelosia che Caliendo ha portato poi anche nella nuova relazione con Aprea.
«Per questa ragazza aveva completamente perso la testa, lo vedevamo sempre più rapito e ricordo che, in un’occasione particolare, le regalò fiori per un valore di oltre mille euro. Un giorno, addirittura, mi chiese di consegnarle la colazione a domicilio. Gli sarebbe costato tanto e lo feci desistere», racconta ancora Antonio, de Le Bistrot, che aggiunge: «È stato da me anche per l’ultima festa della Befana comprando regali non solo per il piccolo figlio di Rosaria, ma anche per i familiari della ragazza».

Una spesa non indifferente, per fare bella figura con
tutti. Un modo di fare che gli era evidentemente proprio e nessuno avrebbe potuto immaginare. Un doppio comportamento, contrastante, che aveva lasciato interdetta la stessa Rosaria Aprea, anche per gli episodi che avevano cominciato a vederla nel ruolo di vittima.

Un rapporto tormentato e a fasi alterne. La personalità di Rosaria, la presenza di un figlio da lei avuto e che lei ha riconosciuto all’Anagrafe, la voglia della ragazza di continuare con i concorsi di bellezza per continuare ad aggiudicarsi, come era accaduto a Pesaro nel 2010, il titolo di Miss Yacht, e magari scalare le vette della notorietà. Un rapporto spesso segnato dalle botte, per gelosia, come era accaduto proprio a Pesaro, nel 2011, quando finì all’ospedale per le botte.

A Casal di Principe Antonio Caliendo teneva un rapporto stretto con la sua famiglia: da un po’ di tempo aveva cominciato a lavorare anche con il padre Gennaro, come imprenditore edile. La mamma, casalinga, lo ha sempre accudito e seguito. La sorella, ieri, ha dovuto occuparsi di lui per professione, come avvocato di fiducia.

http://www.ilmattino.it/caserta/caserta_miss_aprea_botte_caliendo/notizie/279426.shtml

Rosaria, il compagno prova a difendersi:
“Lei mi ha spinto, ho reagito”
Antonio Caliendo, che lunedì ha aggredito la fidanzata ventenne: “Mi dispiace, spero che guarisca il prima possibile”

“Sono innamorato di Rosaria, e dispiaciuto per quanto accaduto. Spero che guarisca il prima possibile”. Ha esordito così il 27enne Antonio Caliendo, difeso dalla sorella e dagli avvocati Alessandro e Pasquale Diana, prima di rispondere alle domande del gip.

Sul capo di Caliendo pendono le accuse di tentato omicidio e di maltrattamenti nei confronti di Rosaria Aprea, 20 anni: la fidanzata dell’uomo, dopo aver subito due interventi nel corso della notte, è ancora in prognosi riservata, ma non più in pericolo di vita.

Migliorano le condizioni di Rosaria, la ventenne aggredita dal compagno

Il giovane ha affermato che l’episodio sarebbe stato originato da un litigio per futili motivi, e non per uno scatto d’ira dovuto alla gelosia.

La mamma di Rosaria: “L’aveva già picchiata davanti a noi”

“Domenica sera – ha spiegato il giovane – mi sono recato a Macerata Campania a casa di Rosaria, dovevamo uscire per assistere ad una processione religiosa. Eravamo solo io e lei in casa, la madre e i fratelli erano già in piazza; Rosaria però non voleva uscire con me, così mi sono diretto verso l’uscio per andarmene, poi una volta sul pianerottolo lei mi ha spinto, a quel punto ho reagito spingendola anch’io”.

“Le ho dato poi anche un calcio per allontanarla, ma non era così forte – ha aggiunto – Lei è caduta e si lamentava, così io le ho chiesto se stava bene e mi sono offerto di portarla in ospedale ma lei ha detto che avrebbe atteso la madre”.

Prende a calci la fidanzata, è in pericolo di vita

Il giovane ha negato di aver preso a pugni la compagna. “Le ho dato solo quel calcio”, ha insistito, ammettendo poi che in passato “ci sono stati tra di noi altri momenti di tensione; le ho dato qualche schiaffo ma nulla più”. Sarà decisiva a questo punto la versione che fornirà la ventenne Rosaria Aprea, ricoverata in prognosi riservata all’ospedale di Caserta.

Gli investigatori della Squadra Mobile di Caserta non l’hanno potuta sentire viste le sue condizioni fisiche e psicologiche.

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/05/14/news/rosaria_parla_il_compagno_l_amo_la_gelosia_non_c_entra-58787029/

VIOLENZA DOMESTICA: 29 TENTATI OMICIDI NEL 2013
Caserta: il gip convalida l’arresto di Caliendo
L’accusa è per i reati di tentato omicidio e maltrattamenti. Ci sono voluti due interventi chirurgici per salvare Rosaria Aprea

Rosaria Aprea, 20 anni, in prognosi riservata dopo i calci del compagno (Ansa /Facebook)
Lei, Rosaria Aprea, 20 anni, ancora in prognosi riservata con la milza spappolata dalle botte. Lui, Antonio Caliendo, 27 anni, in carcere dove i magistrati hanno confermato il fermo. Ci sono volute due interventi chirurgici, con l’aportazione della milza, per bloccare l’emorragia. Rosaria è viva. Per oggi la conta dei femminicidi resta stabile. Si allunga quella delle sopravvissute: erano 29 alla fine di aprile (47 tentati omicidi nel 2012 secondo la banca dati della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna).
FERMO – Lo stato di salute (fisica e psicologia) di Rosaria, ricoverata al Trauma Center dell’ospedale civile di Caserta, non ha ancora permesso la ricostruzione dell’ultima e tragica violenza con cui Caliendo si è accanito sulla sua compagna e madre di suo figlio. Non si conosce neppure il luogo dove è avvenuta l’aggressione. Quello che si sa è che Caliendo domenica notte l’ha pestata con calci all’addome fino a ridurla in fin di vita. Ed è bastato, dopo due ore di interrogatorio, al gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) Giuseppe Meccariello per convalidare il fermo disposto dal pm Antonella Cantiello. L’accusa per i reati di tentato omicidio e maltrattamenti nei confronti di Rosaria Aprea è stata emessa contestualmente all’ ordinanza di custodia cautelare in carcere.

INTERROGATORIO – È da lì che, difeso dalla sorella e dagli avvocati Alessandro e Pasquale Diana, Caliendo ha recitato il suo rosario di giustificazioni affermando che le botte sono state originate da un litigio per futili motivi, e non per uno scatto d’ira dovuto alla gelosia. «Sono innamorato di Rosaria, e dispiaciuto per quanto accaduto. Spero che guarisca il prima possibile», ha esordito prima di rispondere alle domande del gip. Dimenticando che almeno in due occasioni, come è emerso dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, Rosaria Aprea aveva presentato formale denuncia alle forze dell’ordine per aggressioni e lesioni contro il compagno. Nonostante le denunce, la giovane aspirante miss non aveva lasciato l’imprenditore di Casal di Principe. Anzi sembra che i due, che non vivevano attualmente insieme, fossero in procinto di trasferirsi a Casal di Principe in un appartamento dove al momento Antonio Caliendo abitava da solo.

«NON VOLEVA USCIRE CON ME»- «Domenica sera», ha poi spiegato Caliendo, «mi sono recato a Macerata Campania a casa di Rosaria in quanto dovevamo uscire per assistere ad una processione religiosa. Eravamo solo io e lei in casa, la madre e i fratelli erano già in piazza; Rosaria però non voleva uscire con me, così mi sono diretto verso l’uscio per andarmene, poi una volta sul pianerottolo lei mi ha spinto, a quel punto ho reagito spingendola anch’io». Il compagno di Rosaria ha tentato di giustificare il suo gesto sminuendo la dinamica del litigio: «Le ho dato poi anche un calcio per allontanarla, ma non era così forte – ha aggiunto – Lei è caduta e si lamentava, così io le ho chiesto se stava bene e mi sono offerto di portarla in ospedale ma lei ha detto che avrebbe atteso la madre». Antonio caliendo ha negato di aver preso a pugni la compagna. «Le ho dato solo quel calcio», ha insistito, ammettendo poi che in passato «ci sono stati tra di noi altri momenti di tensione; le ho dato qualche schiaffo ma nulla più». Sarà decisiva a questo punto la versione che fornirà Rosaria Aprea.

http://www.corriere.it/cronache/13_maggio_14/caserta-gip-convalida-arresto-caliendo_52d0c680-bc9f-11e2-996b-28ba8ed4f514.shtml

Rosaria, miss picchiata:
«Me ne andrò da qui»
Dopo l’aggressione del fidanzato e l’asportazione della milza parla la 20enne reginetta di bellezza: vado via, penserò solo a mio figlio e non sfilerò più

CASERTA — Come stai? «Adesso va un po’ meglio, ma non so ancora quando posso tornare a casa». Rosaria Aprea, 20 anni, ha un viso dolce, un’espressione timida accompagnata da un sorriso fiducioso. La voce ancora debole, ma il tono determinato: «Però, mi raccomando, hanno scritto tante cose non vere».
Niente foto, niente taccuini o microfoni, solo una chiacchierata tra donne. La bella ragazza di Casal di Principe ridotta malissimo dal suo convivente geloso, è ancora in un letto d’ospedale a Caserta. Camicetta azzurra con il bordo merlettato, i capelli raccolti a cipolla sul capo, se ne sta qui in questa stanza doppia del reparto Chirurgia d’Emergenza, al primo piano, con i postumi di due operazioni e lo smarrimento di chi deve ancora ben capire cosa le sta capitando. «Sono confusa, ma non perché non so che cosa fare, sono confusa per tutto questo, per le cose che dicono, per quello che sta succedendo».

IL TELEFONO E LA TV – I sanitari vigilano sulla sua tranquillità, si assicurano che non entri nessuno a disturbare. Le dicono che c’è una tv nazionale che la cerca, Rosaria si schermisce, telefona alla mamma (lo smartphone bianco, con il caricabatterie attaccato, è l’unico oggetto sul comodino di questa cameretta piccola e luminosa), non vuole essere ripresa così, «non mi va, poi chissà cosa mi chiedono, uffa». «Sono triste», le esce quasi di botto. Sta pensando a lui «mi dispiace per quello che sta passando». «Lui» è Antonio Caliendo, l’uomo che le ha provocato lo spappolamento della milza con un calcio ed è ora in carcere. «Io glielo dicevo che doveva cambiare, avevo anche pensato di andare assieme da uno psicologo, ma lui è testardo». Poi, aggiunge subito: «Ma Antonio è un bravo ragazzo, soprattutto con le altre persone. Chiunque lo conosce lo può dire: è un pezzo di pane. E’ che è geloso». Rosaria, però, adesso sa che andrà avanti senza di lui, che Antonio invece dovrà difendersi dalle accuse. «No, non ci torno assieme. Non lo odio, no, provo rabbia. Però lo so che adesso è finita».

LA STORIA CON CALIENDO – Erano fidanzati da due anni, la prossima settimana sarebbero andati a convivere. «E’ tutto pronto, stavamo aspettando solo che arrivasse la parete a giorno», racconta. Il matrimonio no, Rosaria non vuole sposarsi e la motivazione è un pezzo di storia di questa dolce bambina di vent’anni: «Io non ho il papà e senza il papà che mi accompagna all’altare io non mi voglio sposare, l’ho sempre detto». Il pensiero va di nuovo a lui, che è il papà di suo figlio: «Si adorano lui e il padre, stanno sempre assieme», racconta, ed è quasi come se non si capacitasse di quello che è successo. Eppure Rosaria era già finita in ospedale. «Ma non l’ho denunciato io, però, furono dall’ospedale», chiarisce ricordando l’episodio di Pesaro, quando lei era lì per vincere il suo concorso di bellezza e lui la raggiunse geloso. Lo sguardo si fa di nuovo triste.
Perché non l’hai lasciato subito? Hai mai pensato di denunciarlo? Sono domande di fronte alle quali Rosaria sgrana gli occhi, come fossero pensieri inconcepibili: «Lui mi diceva che era colpa mia, io gli spiegavo che sbagliava. Ma comunque non immaginavo tutto questo, non lo so…». E tua mamma?

LA VIOLENZA – «Mamma mi diceva: se dovete stare così, è meglio che vi lasciate». E la famiglia di lui? «Stanno male, hanno telefonato a mia mamma, alcuni familiari sono anche venuti qua ma non li hanno fatti entrare. Pure a loro dispiace tanto quello che è successo». Ma adesso cosa consiglieresti ad una ragazza che subisce violenze dal proprio fidanzato? «Prima di tutto di lasciarlo. Poi, se proprio ci tiene tanto a lui, almeno di provare ad aiutarlo a cambiare, ma è difficile». Fa una lunga pausa, non è nelle sue corde, l’argomento. E riprende, invece, il racconto di questi due anni: «Una volta ci siamo lasciati anche per sette mesi, ma poi mi mancava», e quasi arrossisce. I litigi, quasi tutti per futili motivi, quasi sempre per la gelosia.
La quotidianità di una giovane ragazza e del suo amore, con cui ha avuto un bambino, il piccolo Mauro, che lunedì compie un anno e che fino ad ora Rosaria è riuscito a vedere solo con una videotelefonata dall’ospedale.

IL BIMBO DORMIVA IN CAMERA – Quando è successo tutto, il piccolo dormiva nella cameretta di là. Non si è accorto di nulla, ed ora è serenamente con la mamma materna. «Spero di tornare a casa per lunedì e festeggiare il suo compleanno. Altrimenti festeggiamo appena torno. Poi – dice con un sorriso – vorrei andare a farmi un viaggio. E poi me ne voglio proprio andare da qua». In un paesino di provincia – Rosaria abita a Macerata Campania e qualche paesano ha anche provato a venirla a trovare, qui all’ospedale, in un gesto a metà strada tra la solidarietà e la curiosità – è sempre difficile ricominciare, dimenticare. C’è sempre troppa gente che vuol dire la sua, che conosce un’altra verità, un’altra storia. «Ne ho sentite tante», Rosaria gira lo sguardo come ad allontanare il pensiero. Non ha deciso dove andare, non lo dice, ma traspare chiaro il desiderio di chiudere con un pezzo di vita che ancora fa male: «Mi metto a lavorare». Proverai a fare qualche altro concorso di bellezza? «L’ho già vinto un concorso». E ne farai qualcun altro? «No, voglio lavorare, mi voglio solo prendere cura di mio figlio e basta».

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/notizie/cronaca/2013/17-maggio-2013/rosaria-miss-picchiata-me-ne-andro-qui-2121184634442.shtml

L’ex miss picchiata: farò il dna a mio figlio per togliere i dubbi. Ritira la denuncia al fidanzato.

http://www.salernonotizie.it/notizia.asp?ID=44046

«NON SI è RESO CONTO DI QUELLO CHE HA FATTO»
Caserta, la miss picchiata dal compagno
«Lo perdono e torno con lui»
Rosaria Aprea, 20 anni, in ospedale, ritira la denuncia:
«Sto male al pensiero che sia rinchiuso»

Rosaria Aprea,Rosaria Aprea,
NAPOLI – La ventenne di Macerata Campania ricoverata da una settimana all’ospedale di Caserta dove lunedì scorso ha subito l’asportazione della milza in seguito ai colpi ricevuti dal suo compagno – che già in passato l’aveva picchiata e che ora è in carcere accusato di tentato omicidio – ha rilasciato ieri una intervista al Corriere del Mezzogiorno per dire che lei quel ragazzo lo ama e che vuole tornare con lui.

Nel suo letto nel reparto di Chirurgia d’urgenza, Rosaria Aprea si è anche lasciata fotografare per dimostrare che «non è vero che ho subito percosse», tesi a suo parere dimostrata dall’assenza di lividi o medicazioni sul volto, sulle braccia, sulla testa. All’addome, però, hanno dovuto operarla due volte in poche ore: prima per asportarle la milza e poi per fermare una emorragia interna che se, fossero passati ancora pochi minuti, avrebbe potuto ucciderla. E ancora oggi i medici non hanno sciolto la prognosi.

Rosaria questo lo sa, ma resta convinta che Antonio Caliendo, imprenditore ventisettenne di Casal di Principe con il quale esattamente un anno fa ha anche avuto un bambino, «non voleva sicuramente farmi male» perché, dice lei, «ci amiamo e non vedevamo l’ora di andare a vivere insieme con nostro figlio». E non che questo tentato omicidio abbia indotto Rosaria a cambiare idea: la convivenza con Antonio è una «cosa che io voglio fare ancora, perché l’amo».

Solo qualche giorno fa diceva cose diverse: «No, non ci torno assieme. Non lo odio, provo rabbia. Però lo so che adesso è finita». Ed era stata lei a denunciarlo, appena arrivata al pronto soccorso accompagnata dalla madre, perché lui, dopo averla presa a calci se n’era andato. Ora sostiene di averlo fatto in «momenti di semi-incoscienza», ma «dopo i primi giorni in cui mi sono sentita frastornata ho via via acquisito la mia lucidità e mi sono accorta di avvertire sempre di più l’assenza di Antonio». E adesso vuole «ritirare la denuncia perché immagino che questo possa aiutarlo a venire fuori da quel posto». Immagina male, Rosaria. E forse il suo avvocato, Carmen Posillipo, glielo avrà anche spiegato: per lesioni gravi come quelle che le ha provocato il fidanzato, la Procura procede d’ufficio. Lei può perdonarlo, se crede, ma il magistrato va avanti per conto suo.

Lei, però, insiste: «Sto male al pensiero che sia rinchiuso in carcere. Non voglio che Antonio resti ancora lì dentro. Lo so che non si è reso conto di quello che mi ha fatto e voglio tornare con lui». Dice che vorrebbe «poterlo incontrare perché sono certa che si è pentito. Vorrei potergli dire da vicino: mi manchi tanto, vorrei tornare a passare le nostre serate assieme sul divano della tavernetta».

«Lo amo da morire», dice convinta. E ingenuamente non si accorge che nel suo caso quella frase rischia di esprimere una tragica verità.

http://www.corriere.it/cronache/13_maggio_20/miss-picchiata-compagno-caserta_971f32c0-c11f-11e2-9182-3948fb309202.shtml

Rosaria ci ripensa: «Antonio?
Ritiro la denuncia, lo amo»
La miss picchiata dal fidanzato: «Falsità su di noi,
ma ora chiedo il silenzio su questa vicenda»

CASERTA — Rosaria Aprea, la miss di 20 anni ricoverata da otto giorni nel reparto di chirurgia d’urgenza dell’ospedale civile di Caserta per i postumi di un calcio sferratole dal fidanzato – per questo motivo arrestato dalla polizia – ha chiesto nelle scorse ore, attraverso l’avvocato Carmen Posillipo, che d’ora in avanti «venga rispettato il silenzio stampa sulla vicenda vista la situazione venutasi a creare a seguito di ricostruzioni giornalistiche non sempre rispondenti alla verità». «La famiglia tutta – fa sapere il legale – chiede l’assoluto silenzio stampa per dar modo agli inquirenti e alle forze dell’ordine di svolgere l’attività investigativa con maggiore serenità. La signora Aprea chiede tale silenzio soprattutto a tutela del proprio figlio minore».

LE DICHIARAZIONI – Questa, invece, è l’intervista rilasciata in esclusiva da Rosaria Aprea al Corriere del Mezzogiorno. «Io non voglio che Antonio resti ancora chiuso lì dentro. Lo so che non si è reso conto di quello che mi ha fatto e voglio tornare con lui». Si fa forza per parlare Rosaria Aprea nel suo lettino della Chirurgia d’urgenza dell’Azienda ospedaliera di Caserta. È ancora visibilmente sofferente ed ha bisogno di aiuto per mettersi seduta con la schiena poggiata alla spalliera, incerottata com’è e con i tubicini di drenaggio che le spuntano sul ventre. Dice di voler parlare per la prima volta intervistata e di essere finalmente cosciente di quanto sta per dire. E difatti quanto sosterrà ha un significato diametralmente opposto a quanto sostenuto su questo stesso giornale tre giorni prima. «Oggi mi sento meglio anche se i medici continuano a ricordarmi che non hanno ancora sciolto la prognosi» afferma stringendo la mano dell’avvocato Carmen Posillipo, che la segue per la parte civile in questa vicenda. «Non è vero che ho subito percosse, lei vede altri segni sul mio corpo?» chiede al cronista-interlocutore. Seguono attimi di silenzio mentre l’ex miss al centro del caso esploso una settimana fa dopo l’aggressione dell’uomo che dice di amare, ancora fa per mostrarsi meglio. «Dopo i primi giorni in cui mi sono sentita frastornata ho via via acquisito la mia lucidità e mi sono accorta di avvertire sempre di più l’assenza di Antonio».

Rosaria Aprea: le immagini

Antonio è Antonio Caliendo, il 27enne di Casal di Principe arrestato dalla polizia lunedì. In preda ad un raptus al culmine di una lite per futili motivi in casa della 20enne a Macerata Campania, le aveva mollato un calcio. Rosaria aveva subito accusato un malore. Accompagnata in serata in ospedale i sanitari avevano dovuto operarla d’urgenza per l’asportazione della milza. Questa settimana dovevano andare a vivere assieme. «Cosa che io voglio fare ancora, perché l’amo» dice ora Rosaria nella sua cameretta d’ospedale. «Sto male al pensiero che sia rinchiuso in carcere, non voleva sicuramente farmi male — dice tra i singhiozzi — perché ci amiamo e non vedevamo l’ora di andare a vivere insieme con nostro figlio». Il piccolo di 12 mesi esatti (compirà un anno domani), che è poi un altro capitolo controverso di questa storia legato alla definizione della paternità. «In questi giorni mi hanno detto che si è molto parlato e scritto del mio bambino. Tengo a precisare che mio figlio è stato concepito durante il rapporto con il mio fidanzato Antonio». Una precisazione che sta talmente a cuore a Rosaria che mentre la pronuncia mostra una determinazione che le cambia il viso. Un giovane, con il quale la ragazza ebbe una relazione, ne reclama la paternità. Dice d’essersi rivolto finanche al Tribunale dei minori di Napoli per veder riconosciute le sue ragioni. Ieri l’altro è stato a colloquio con l’avvocato Posillipo. «Io davvero non mi spiego questa sua ostinazione — fa Rosaria —: non lo vedo da più di due anni. Sono disposta a far fare anche l’esame del Dna a mio figlio, in modo da chiudere questa storia e mettere a tacere tutti».

Poi il pensiero torna ad Antonio, rinchiuso in una cella. «Vorrei poterlo incontrare perché sono certo che lui si è pentito. Ho già detto ai miei avvocati di voler ritirare la denuncia penale che ho sporto nei suoi confronti in quei momenti difficili e di mia semincoscienza — svela Rosaria — perché immagino che questo possa aiutarlo a venire fuori da quel posto. Vorrei poter tornare a vivere con lui e vorrei potergli dire da vicino: mi manchi tanto, vorrei tornare a passare le nostre serate assieme sul divano della tavernetta. Lo amo da morire» dice mentre abbandona la testa sul cuscino. Di fiato non ce n’è più in quel corpo esile e provato. Per lei già parlava solo il cuore.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/notizie/cronaca/2013/20-maggio-2013/rosaria-ci-ripensa-antonio-ritiro-denuncia-amo-2221226897625.shtml

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