#14 (Bambino) – Madre accusata di aver ucciso il figlio

Delitto Loris, Davide “incastra” la moglie Veronica
Vede i filmati delle telecamere e agli inquirenti dice: “E’ stata lei”

21:26 – Al suo fianco nei giorni immediatamente succesivi alla tragedia, pronto a sorreggerla nei momenti di sconforto. Ora tra i più agguerriti accusatori e sostenitori della colpevolezza della moglie. Parliamo di Davide Stival, padre del piccolo Loris e marito di Veronica Panarello, accusata di avergli ucciso il figlio. “Dopo aver visionato anche il resto del filmato (che ritrae Loris e Veronica), non ho nulla d’aggiungere”, dice agli inquirenti.

Negli uffici della procura di Ragusa, ma mentre lei continua a raccontare il solito ritornello, il marito vede le immagini registrate dalle telecamere e smentisce, punto su punto, il racconto della moglie.

La prima immagine che fanno vedere a Davide è l’ultima di Loris in vita, quella del piccolo che rientra a casa, alle 8.30 circa. Veronica dice di averlo portato a scuola, il suo avvocato che da quelle immagini le sagome non sono riconoscibili. Davide è lapidario: “Nell’immagine che mi ponete, che riporta le sagome compatibili alla mia famiglia, riconoscono mia moglie e i miei due figli. La sagoma che ritorna verso l’ingresso dello stabile e’ compatibile con quella di Loris”.

Poi gli mostrano le immagini dell’auto che fa una strada diversa da quella che racconta sua moglie. E lui mette a verbale un’ulteriore conferma: “Riconosco l’auto, su una via non compatibile col percorso solitamente effettuato per accompagnare Loris a scuola”. Anche perché “posso affermare con certezza che il tragitto era sempre uguale”.

La terza immagine che Davide vede, è quella della Polo che entra nel garage. E anche in questo caso Davide smonta ogni possibile alibi alla moglie. “La maggior parte delle volte vi parcheggiavo la mia auto perché più nuova, mentre lei lo faceva raramente e solamente quando pioveva o nel caso in cui non trovava parcheggio nei dintorni”. E quella mattina, scrive il Gip, c’era un posto disponibile nello spiazzo antistante l’abitazione.

I sospetti esplodono il giorno dopo il fermo, con Davide impegnato in una conversazione con il padre, la madre e la zia. E sembrano diventare certezze. “Erano tutte cose studiate… tutto premeditato”, dice la zia. E lui: “…ti rendi conto che giro ha fatto, e’ entrata e’ stata quanto e’ stata, ha fatto quello che ha fatto, se lo e’ messo in macchina, ed è scesa, lei dice per andare a buttare la spazzatura…”. Davide e la sua famiglia fanno infine i conti sui tempi che non tornano nel racconto di Veronica. “La riprende la Erg, fino a fare il curvone..impiega 6 minuti in piu’ per arrivare” alla strada successiva, sottolinea il papa’ di Loris. “Lei – aggiunge sua madre – c’e’ passata proprio davanti, ha proseguito, dove era Loris”. E il padre Andrea: “Eh…certo…ha impiegato di piu’ in quanto aveva Loris dentro la macchina…e non sapeva dove cazzo doveva buttarlo il bambino…buttana”.

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/loris-davide-incastra-veronica_2084493201402a.shtml

Loris, il marito smentisce
la ricostruzione di Veronica
Contraddetta sul tragitto verso la scuola, le chiavi del garage e le forbicine
La donna chiede di partecipare al funerale del figlio

«Quella sagoma potrebbe essere mio figlio Loris». Le parole di Davide Stival, raccolte in un verbale degli inquirenti che indagano sulla morte del bambino rinvenuto sabato 29 novembre in un canale alla periferia di Santa Croce Camerina, potrebbero rivelarsi un’ulteriore arma per l’accusa contro sua moglie Veronica Panarello. Rinchiusa nel carcere di piazza Lanza a Catania, la donna ha supplicato i familiari: «Non abbandonatemi». Suo marito l’ha sempre sorretta in questi giorni di dolore e di sospetti. Un sostegno che non è mai venuto meno, fino al momento del fermo, fino all’interrogatorio nella notte di martedì. Prima di entrare in Procura aveva ribadito: «È una mamma speciale». Ma il giorno dopo la sua posizione era già cambiata. Quando è stato messo di fronte alle numerose contraddizioni e alle falle nel racconto della moglie, il camionista che ha saputo della scomparsa del figlio Loris dai carabinieri, mentre lavorava a Cesena, e aveva scoperto della sua morte da Internet, non ha potuto fare altro che confermare i sospetti sull’attendibilità della ricostruzione di Veronica.

Il dubbio che il marito conferma
La prima immagine che fanno vedere a Davide è l’ultima di Loris in vita, quella del piccolo che rientra a casa, alle 8.30 circa. Veronica dice di averlo portato a scuola, il suo avvocato che da quelle immagini le sagome non sono riconoscibili. Davide è lapidario: «Nell’immagine che mi ponete, che riporta le sagome compatibili alla mia famiglia, riconoscono mia moglie e i miei due figli. La sagoma che ritorna verso l’ingresso dello stabile è compatibile con quella di Loris». Poi gli mostrano le immagini dell’auto che fa una strada diversa da quella che racconta sua moglie. E lui mette a verbale un’ulteriore conferma: «Riconosco l’auto, su una via non compatibile col percorso solitamente effettuato per accompagnare Loris a scuola». Anche perché «posso affermare con certezza che il tragitto era sempre uguale». La terza immagine che Davide vede è quella della Polo che entra nel garage. E anche in questo caso Davide smonta ogni possibile alibi alla moglie. «La maggior parte delle volte vi parcheggiavo la mia auto perché più nuova, mentre lei lo faceva raramente e solamente quando pioveva o nel caso in cui non trovava parcheggio nei dintorni». E quella mattina, scrive il Gip, c’era un posto disponibile nello spiazzo antistante l’abitazione. Ma non solo: è sempre Davide a dare una risposta al perché Veronica per entrare nel garage con l’auto passa dal portoncino di casa e poi apre dall’interno. Lei fornisce una spiegazione «per nulla convincente» scrive il Gip, sostenendo di aver perso le chiavi da alcuni mesi. Ma il marito, intercettato mentre parla con i familiari, avanza un’altra ipotesi. «Ora mi sta venendo in mente…perché lei ha un altro mazzo di chiavi dentro la macchina, dove ci sarà quella del garage…quindi lei gli ha dato le chiavi (a Loris, ndr) che erano dentro la macchina…e se ne è salito…infatti lei quando poi doveva entrare nel garage non la poteva aprire la porta perché non aveva le chiavi…».

Le forbicine nella stanza sbagliata
Davide Stival contraddice Veronica anche sulla questione delle forbiciche gli investigatori sequestrano nella camera dei bambini e che potrebbero essere state utilizzate per tagliare la fascetta con cui Loris è stato strangolato. «Di solito – spiega agli investigatori – erano custodite all’interno della stanza da bagno. Non saprei riferire il motivo per cui le stesse si trovassero in quella stanza». Quando leggono alla moglie questa risposta, durante l’interrogatorio in carcere, lei non trova altro da dire se non che «Davide si è sbagliato». Eppure l’uomo, forse qualche dubbio l’ha avuto fin da subito. Visto che, è sempre lui a raccontarlo agli investigatori, appena arrivato a Ragusa la prima cosa che chiede alla moglie è «che è successo». E nei giorni successivi, «tutti i giorni», le ho chiesto «di ricordare ogni particolare di quella mattina…di ricordare se fosse stata seguita o se stava coprendo qualcuno che magari aveva conosciuto e del quale aveva paura di comunicarmi». Ma lei niente. Una sfinge, anche sul fatto che non conoscesse la strada del mulino vecchio, dalla quale «si può raggiungere l’abitazione di campagna dove abitava con il padre lo stesso anno in cui ci siamo conosciuti». I sospetti esplodono il giorno dopo il fermo, con Davide impegnato in una conversazione con il padre, la madre e la zia. E sembrano diventare certezze. «Erano tutte cose studiate… tutto premeditato», dice la zia. E lui: «…ti rendi conto che giro ha fatto, è entrata è stata quanto è stata, ha fatto quello che ha fatto, se lo è messo in macchina, ed è scesa, lei dice per andare a buttare la spazzatura…». Davide e la sua famiglia fanno i conti sui tempi che non tornano nel racconto di Veronica. «La riprende la Erg, fino a fare il curvone..impiega 6 minuti in più per arrivare» alla strada successiva, sottolinea il papà di Loris. «Lei – aggiunge sua madre – c’è passata proprio davanti, ha proseguito, dove era Loris». E il padre Andrea: «Eh…certo…ha impiegato di più in quanto aveva Loris dentro la macchina…e non sapeva dove cazzo doveva buttarlo il bambino…». Davide a questo punto, mentre la moglie negli uffici della questura sta ripetendo che lei Loris lo aveva portato a scuola, non sembra avere più dubbi: «6 minuti…certo che aveva Loris dentro la macchina».
I pilastri dell’accusa
Secondo quanto riferisce il legale della madre della vittima, Franco Villardita: «Veronica è stata abbandonata dalla sua famiglia, non ha più vestiti né biancheria per potersi cambiare, sta utilizzando alcuni capi messi a disposizione dalle detenute del carcere di piazza Lanza». Lei, Veronica, continua a difendersi strenuamente: «Sono innocente, non ho ucciso Loris. Sono sotto attacco mediatico e anche la famiglia non mi crede. Ai miei cari dico: non mi abbandonate». E poi ancora: «Voglio andare ai funerali di mio figlio». Dall’ordinanza di custodia cautelare emessa a seguito della convalida del fermo, si evince invece la certezza della Procura di Ragusa sulla colpevolezza della donna: «È stata la mamma del piccolo Loris ad ucciderlo». Veronica Panarello, secondo gli inquirenti, «Ha agito da sola, con cinismo e determinazione. Dai suoi comportamenti si desume che ha un’indole violenta e che è incapace di controllare gli impulsi omicidi».

Troppe bugie
Uno dei punto fermo dell’inchiesta della procura riguarda «l’assoluta inconciliabilità delle obiettive risultanze con le dichiarazioni rese più volte dalla donna alla polizia giudiziaria e ribadite anche in sede di interrogatorio da parte del pm e del gip». In una parola le tante contraddizioni nel racconto della madre di Loris che continua a giurare di aver portato suo figlio a scuola nonostante nessuna immagine o testimonianza siano a suo favore.

Le fascette
E poi ci sono le fascette, l’arma del delitto. Secondo la Procura: «c’è compatibilità del mezzo che ha cagionato la morta, per dimensione e forma, con le fascette stringicavo presenti nell’abitazione della Panarello e consegnate dalla stessa donna alle maestre» con giustificazioni poco credibili.

http://www.corriere.it/cronache/14_dicembre_13/loris-veronica-ha-agito-sola-cinismo-determinazione-e0cca278-82c4-11e4-a0e7-0a3afe152a95.shtml

Omicidio Loris, fermo convalidato
Il gip: «Veronica, indole malvagia»
Il bimbo non ha subito violenze sessuali né il giorno in cui è stato ucciso né prima.
Lo hanno stabilito le prime perizie medico legali. Trovato il telefonino «segreto»

Il gip di Ragusa, Claudio Maggioni, ha convalidato il fermo di Veronica Panarello, madre del piccolo Loris Stival, 8 anni, ucciso il 29 novembre scorso a Santa Croce in Camerina (Ragusa). «La ricostruzione dell’accusa è compatibile» ha scritto il gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti della donna. L’ordinanza è stata giustificata con un «fondato pericolo di fuga» della donna: «Dai suoi comportamenti», scrive il gip, «si desume che ha un’indole violenta e che è incapace di controllare gli impulsi omicidi». Secondo il giudice, oltre al pericolo di fuga c’è anche quello che possa «commettere gravi delitti della stessa specie per cui si procede». La madre di Loris, ha spiegato il giudice per le indagini preliminari, «nella sua ricostruzione dei fatti non si è trovata dove diceva di essere, ed è provato che nello stesso tempo era altrove». Il giudice scrive anche che «La vettura di Veronica , il 29 novembre scorso, risulta «essere passata per due volte dal mulino vecchio», la zona dove è stato ritrovato il corpo del bambino. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è «per omicidio aggravato e occultamento di cadavere».

«Indizi di rilevante gravità»
«Dalla ricostruzione dei fatti» emerge, nei confronti di Veronica Panarello, un «quadro indiziario di rilevante gravità» per «l’omicidio del figlio Loris», aggiunge il gip. Veronica Panarello avrebbe «avuto il tempo e l’occasione per uccidere il figlio strangolandolo», presumibilmente, con una fascetta in plastica della «quale aveva disponibilità», aggiunge il giudice. «Poi, ha «avuto tempo e occasione per gettare il corpo esamine del piccolo Loris nel canale di scolo dove è stato trovato» nel pomeriggio del 29 novembre scorso. Il giudice ha sottolineato la «cinica condotta tenuta» da Veronica Panarello e la «evidente volontà di volere infliggere alla vittima sofferenze», con «un’azione efferata, priva del più elementare senso d’umana pietà». Secondo il giudice, «la mancanza di elementi per comprendere il movente del gravissimo gesto non assume rilevanza».
La perizia: «Nessuna violenza sessuale sul bambino»
Intanto si apprende che Loris Stival non ha subito violenze sessuali né il giorno in cui è stato ucciso né precedentemente. Lo hanno stabilito le prime perizie medico legali che, in via preliminari, sono state già consegnate alla Procura di Ragusa. La notizia è stata confermata da fonti attive nell’inchiesta. I risultati finali dell’autopsia sul corpo del piccolo escluderebbero violenze di tipo sessuale, sia precedenti, sia contemporanee al momento della morte.

La svolta del telefonino «segreto»
La giovane madre, 26 anni, rinchiusa da tre giorni nel carcere catanese di Piazza Lanza, giovedì era stata interrogata per quasi quattro ore ed aveva ribadito la sua innocenza, rispondendo punto per punto alle contestazioni mosse contro di lei dalla Procura iblea. La svolta nelle indagini, che potrebbe far luce sul movente dell’omicidio, è stato il sequestro di un telefonino. È stato infatti sequestrato dagli inquirenti di Ragusa un telefono cellulare con utenza intestata a un’amica di Veronica Panarello, che sarebbe stato in effetti usato per alcuni giorni dalla madre del piccolo Loris. Sarebbe questo il telefonino «segreto» di cui si era parlato nei giorni scorsi, e che ora è all’esame degli investigatori. A rivelare di aver usufruito di quel telefonino sarebbe stata la stessa mamma di Loris parlando con gli investigatori. Accertamenti sull’apparato telefonico sono in corso per verificare i giorni in cui Veronica Panarello lo ha avuto in uso e a chi ha telefonato. Intanto la polizia postale di Catania ha già eseguito controlli su uno smartphone che era in uso al piccolo Loris e sta eseguendo l’analisi del telefonino della donna, dandone prima avviso ai legali della mamma di Loris, perché sia un atto irripetibile.

http://www.corriere.it/cronache/14_dicembre_12/omicidio-loris-trovato-telefonino-segreto-veronica-d475a240-81e8-11e4-bed6-46aba69bf220.shtml

Loris, il gip: “Veronica può uccidere ancora, ha indole malvagia”
Il giudice scrive: “Quadro indiziario di rilevante gravità. Assenza movente del gesto non è rilevante”. Fermo convalidato per “fondato pericolo di fuga”, la donna è “incapace di contenere impulsi omicidi”. Il procuratore capo precisa: “Il bimbo non ha mai subìto abusi sessuali”. La famiglia intercettata molla definitivamente Veronica

Santa Croce Camerina, la squadra mobile preleva la madre

SANTA CROCE CAMERINA – C’è un altro bimbo in casa e Veronica Panarello potrebbe uccidere ancora. E’ la terribile conclusione del giudice delle indagini preliminari Claudio Maggioni che ha motivato così la sua decisione di tenere in carcere la mamma di Loris. Non solo. Secondo il gip, vista la gravità delle accuse, Veronica – aiutata anche dai suoi riallacciati contatti con il fratello Paolo residente in Germania – avrebbe anche potuto tentare la fuga. Veronica Panarello, dunque, resta in carcere e il suo legale, Francesco Villardita, preannuncia già ricorso al tribunale del riesame di Catania. Nella sua ordinanza di custodia cautelare, il gip parla di “quadro indiziario di rilevante gravità”.

E parla anche il procuratore Carmelo Petralia ed il sostituto Marco Rota. “Al fine di scongiurare un’empatizzazione tragica di una vicenda già di per se molto dolorosa”, la Procura di Ragusa “ritiene utile precisare che l’esito degli esami istologici effettuati sul corpo ha escluso qualsivoglia traccia anche labile, recente o risalente, di abuso sessuale” nei confronti di Loris Stival. Intanto stamane la polizia
scientifica ha compiuto un nuovo sopralluogo e rilievi in casa Stival. L’operazione, alla quale hanno partecipato anche agenti della squadra mobile e carabinieri di Ragusa, si è già conclusa.

Ecco la ricostruzione del gip Maggioni: Veronica Panarello ha “avuto il tempo e l’occasione per uccidere il figlio strangolandolo”, presumibilmente, con una fascetta stringicavo in plastica della “quale aveva disponibilità. Poi ha “avuto tempo e occasione per gettare il corpo esamine del piccolo Loris nel canale di scolo dove è stato trovato” nel pomeriggio del 29 novembre scorso. Maggioni sottolinea la “cinica condotta tenuta” da Veronica Panarello e la “evidente volontà di volere infliggere alla vittima sofferenze”, con “un’azione efferata, rivelatrice di un’indole malvagia e prima del più elementare senso d’umana pietà”.

E poi il comportamento di Veronica, le sue bugie. Per il giudice non è “ragionevole ritenere che di fronte alla tragica situazione di un figlio di 8 anni ucciso in un modo così brutale si rifiuti ostinatamente di raccontare la verità”. Che dalle indagini non emerga un movente preciso per il giudice non ha particolare rilevanza, così come il suo negare ostinatamente qualsiasi circostanza. Non solo di aver accompagnato Loris a scuola, ma anche cose della sua vita pregressa, come l’aver piu volte tentato il suicidio. Il giudice non ritiene rilevante neanche la testimonianza della vigilessa che in un primo tempo aveva detto di aver visto Veronica quella mattina accompagnare Loris a scuola e poi ha detto di non esserne piu sicura e ritiene che il bambino sia rientrato a casa con le chiavi che la madre gli avrebbe dato.

Probabilmente poi è stato il bambino stesso a riaprire la porta alla madre che tornava. Nell’ordinanza, il giudice cita anche la testimonianza di Davide Stival, il marito di Veronica che, nei filmati, riconosce con certezza la moglie e la sua auto in una strada dove aveva detto di non essersi recata, vicino al canalone. Eppure di fronte a questa contestazione “l’indagata non dà alcuna spiegazione ribadendo di avere seguito il percorso già descritto”. Anche per il giudice, dunque, quel sabato mattina Loris non è andato a scuola. E anche alla “luce di queste circostanze – osserva Maggioni – si può quindi ragionevolmente affermare che il bambino che si vede nelle immagini rientrare a casa alle 8.30 è proprio Loris”.

“Azione efferata, rivelatrice di indole malvagia”, scrive ancora il gip di Ragusa nella sua ordinanza di convalida del fermo di Veronica Panarello, accusata di aver ucciso il figlio Loris di 8 anni, la mattina del 29 novembre a Santa Croce Camerina. Sottolineando la “cinica condotta tenuta” dalla donna e la “evidente volontà di volere infliggere alla vittima sofferenze”, “prima del più elementare senso d’umana pietà”. Delinando così nei confronti di Veronica Panarello un “quadro indiziario di rilevante gravità” determinanti per la conferma del fermo. Tace perchè è stata lei, è la spiegazione che il gip Claudio Maggioni, dà al silenzio di Veronica Panarello, che avrebbe “mentito sulle fondamentali circostanze di avere accompagnato il figlio Loris a scuola.

Gli investigatori non sono gli unici a pensarlo. Anche il marito Davide Stival ha un cedimento dopo avere visto il filmato della procura di Ragusa, realizzato da polizia e carabinieri, che ricostruisce il percorso della donna in auto di quel maledetto 29 novembre. In un’intercettazione ambientale i dialoghi tra lui i suoi genitori, Pinuccia e Andrea, e la zia Maria Giovanna, la famiglia Stival toglie il sostegno a Veronica, anzi la ritiene colpevole. Esaminano i percorsi, il ritorno di Loris a casa e l’ ingresso del piccolo dal portone con le chiavi di riserva tenute nella Polo. E il passaggio dell’auto nella strada del Mulino vecchio dove verrà trovato il corpo. “Ti rendi conto dei giri che ha fatto…” dice Davide, commentando l’inattesa visione della Polo della moglie nella strada poderale e i tempi di percorrenza con un ‘buco’ di tempo. “Sei minuti”, sottolinea Davide. “Eh certo Davide, ha impiegato di più perchè aveva Loris dentro la macchina”, risponde nonno Andrea. “Sei minuti… certo che aveva Loris dentro la macchina”, commenta il papà delbambino. E nonno Andrea esclama: “Aveva Loris dentro la macchina e non sapeva dove cazzo doveva buttarlo il bambino…Buttana…”.

Non sarà restituita prima dell’inizio della prossima settimana alla sua famiglia la salma di Loris Stival, il bambino di otto anni ucciso il 29 novembre scorso a Santa Croce Camerina. Lo si apprende da fonti della Procura di Ragusa che sottolineano come “siano ancora in corso gli ultimi esami medico-legali”.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/12/13/news/loris_il_gip_quadro_indiziario_di_rilevante_gravit-102766843/

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